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Mafia, la vedova Tina Montinaro: «Ho preso pugni e mazzate, ma vado avanti»

Le parole della vedova dell’agente Antonio Montinaro, assassinato nella strage di Capaci del '92, presentando il suo libro

Redazione La Sicilia

03 Maggio 2023, 12:02

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«In questi 31 anni ho preso pugni in faccia e mazzate. Ma sto una bellezza, attutisco i colpi da qualsiasi parte arrivino ma vado avanti perché questo mi ha insegnato mio marito, lui aveva un grande senso del dovere. Io di mattina mi guardo in faccia e non mi vergogno, altri si devono vergognare». Così Tina Montinaro, vedova dell’agente Antonio Montinaro, assassinato nella strage di Capaci del '92, presentando il suo libro «Non ci avete fatto niente», alla presenza del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

A proposito di «mazzate», Tina Montinaro ha aggiunto: «Ci sono voluti più di 25 anni per avere il "Giardino della memoria" a Capaci; all’inizio eravamo abbandonati ed eravamo quattro gatti, non venivano nemmeno le autorità che andavano al bunker dell’Ucciardone per ricordare Giovanni Falcone. Io ho sempre pensato che sono morti lì in autostrada e lì dovevano essere ricordati».

«Più passava il tempo e più mi rendevo conto di avere avuto a fianco un grande uomo e un grande poliziotto che con le sue scelte mi ha dato modo di camminare a testa alta, assieme ai miei figli, in giro per l’Italia - ha detto ancora -. Io tutti i giorni parlo e organizzo cose per mio marito, non mi sento vedova. Sono 31 anni che ho questo marito accanto presente, e quindi sono la moglie. Parlo ai giovani perché sono il nostro futuro e questo libro vuole essere un regalo fatto ai nostri bambini, devono sapere chi sono questi grandi uomini che hanno dato la possibilità a noi e a loro di alzare la testa».

«'Il titolo 'Non ci hanno fatto nientè rende ancora di più - ha aggiunto - Dopo 31 anni siamo qui a parlare di questi uomini. A me il sorriso non l’hanno tolto, i miei figli sono cresciuti in questa città, sono diventati uomini. Mio nipote si chiama Antonio Montinaro, non ci hanno fatto niente. Sono rimasta a Palermo, perché era giusto così. Sono le donne dei mafiosi che se ne devono andare, non noi».