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Molotov contro la sede palermitana di “Leonardo Spa”, arrestati tre indipendentisti siciliani

L’attentato del 26 novembre 2022 è stato rivendicato, attraverso la pubblicazione del video dell’azione sul web, dal movimento Antudo

Redazione La Sicilia

21 Marzo 2024, 09:36

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La Polizia di Stato ha eseguito tre misure cautelari, una in carcere e due di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, nei confronti di esponenti del movimento indipendentista Antudo che avrebbero lanciato bottiglie molotov dentro la sede palermitana Leonardo Spa il 26 novembre del 2022 nel corso di una manifestazione.

Le indagini sono state condotte dalla sezione antiterrorismo della Digos di Palermo e dalla direzione centrale della polizia di prevenzione, coordinate dalla Procura di Palermo.

L’arresto è scattato per S.L. 42 anni palermitano vigile del fuoco, ritenuto esponente di spicco del movimento Antudo, accusato di aver «provocato un incendio mediante l’utilizzo, in luogo pubblico, di congegni incendiari, equiparati ad armi da guerra». L’obbligo di presentazione alla Pg è stato notificato a G.D., nata a Messina, 27 anni accusata di istigazione mediante la diffusione del video di rivendicazione del lancio di molotov e O.M., nato a Palermo, 32 anni, indagato per concorso nel reato di incendio. Anche loro sono esponenti dell’area antagonista e del movimento indipendentista «Antudo».

Secondo le indagini della Digos dell’incendio, provocato dallo scoppio delle molotov, sarebbero responsabili 7 persone. Quattro sono ancora ricercate. L’azione fu commessa nell’area che si trova davanti al sito industriale. Le fiamme lambirono una autovettura della società di sicurezza della struttura e si sarebbero potute estendere a un centro commerciale e ad alcune case visto che la zona è molto popolata. Solo la pioggia evitò il peggio.

L'attentato

L’attentato è stato rivendicato, attraverso la pubblicazione del video dell’azione sul web e sui canali social riferibili alla piattaforma indipendentista siciliana Antudo, che si propone l’autodeterminazione e l’autogoverno dei territori. Il movimento Antudo, radicato su scala regionale, accoglie tra le sue fila esponenti di estrema sinistra e dell’area antagonista dell’isola e in passato è stato autore di manifestazioni antimilitariste. Il messaggio di rivendicazione dell’attentato si intitolava: «Sanzionata la Leonardo S.p.A a Palermo #DefendKurdistan».

Il gruppo industriale sarebbe stato individuato quale simbolo da colpire per contestare le scelte in materia di politica estera del Governo accusato di essere, dal 2019, il principale fornitore di armamenti alla Turchia e, per questo, ritenuto responsabile dei massacri in Kurdistan.

Gli attivisti

Gli attivisti della associazione Antudo in una nota hanno spiegato che «questa mattina la questura di Palermo ha eseguito tre misure cautelari, due obblighi di firma e una custodia in carcere per tre militanti di Antudo. Le accuse del pm, poi ridimensionate dal gip, sono quelle di atto terroristico, detenzione di materiale esplosivo, diffusione di materiale informatico, per un sanzionamento ai danni di una sede di Leonardo Spa in via Villagrazia a Palermo. Le immagini erano state ricevute e divulgate sul portale di informazione antudo.info. A seguito della pubblicazione del video, i componenti palermitani della redazione erano stati già raggiunti da perquisizioni e sequestro di dispositivi informatici».

«Un impianto accusatorio tutto basato sulla diffusione di un video. Ci chiediamo, allora, quanto la libertà di informazione sia davvero tale. Se per il solo motivo di evidenziare la complicità di Leonardo con la guerra si possano attivare tali misure repressive. Ma - sostengono dall’associazione - non sembra casuale che queste misure arrivino all’alba di stamattina, proprio in un periodo in cui a causa delle proteste contro la guerra e il genocidio in atto a Gaza, la Leonardo è divenuta obiettivo di manifestazioni, presidi, petizioni per denunciarne i profitti miliardari sulle tecnologie militari. Ci sembra un ulteriore segnale di quanto le proteste contro la guerra e le sue industrie sporche di sangue vadano represse anche tramite la privazione della libertà di chi si oppone alle scelte guerrafondaie dello stato italiano e della Nato».