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Nel Catanese

Morto per una palma ad Aci Castello, il figlio: «Noi condannati a pagare 40mila euro di spese al Comune»

Claudio Anastasi rimase ucciso da una palma nel 2013. Per i giudici fu un «caso fortuito»

Di Laura Distefano |

Una raccomandata. Di quelle che si aprono trattenendo il respiro. Daniele e Adriano Anastasi ne hanno ricevuta una, in questi giorni, inviata dall’avvocatura comunale di Aci Castello. Un foglietto A4 in cui si chiede di liquidare 40mila euro per le spese legali che i due fratelli sono stati condannati a pagare per aver perso la causa civile contro il Comune nella quale chiedevano il risarcimento del danno subito.Le sentenze si rispettano, ma quella raccomandata ha avuto lo stesso peso della palma che uccise il 29 giugno 2013 Claudio Anastasi, mentre si esibiva al piano in un evento organizzato dalla Pro Loco a Villa Fortuna di Aci Trezza, frazione marinara di Aci Castello. La pianta malata, complice un forte vento, si abbatté sull’uomo uccidendolo.

I due filoni processuali, penale e civile, sono terminati con un’archiviazione il primo e il rigetto della richiesta di risarcimento il secondo. Sia per il Tribunale civile di Catania che per la Corte d’Appello non si può attribuire al Comune di Aci Castello alcuna responsabilità, in quanto si sarebbe trattato di un «caso fortuito». Le conclusioni dei giudici si fondano per lo più su una perizia tecnica dalla quale emerge che «anche se il comune avesse fatto controllare la pianta, anche a un occhio esperto nulla di sospetto sarebbe emerso non presentando la palma apparenti segni esteriorizzanti della malattia». Partendo da questo ragionamento, i giudici di secondo grado hanno scritto nella sentenza: «l’omesso controllo che, in astratto, potrebbe rappresentare una condotta omissiva e, come tale colposa, perde tale connotazione una volta che sia accertato (come avvenuto nel caso concreto) che il controllo visivo sarebbe stato inutile».

La Corte d’Appello inoltre ha rigettato l’istanza di compensazione delle spese legali. E così da 20.000 la somma è lievitata a 40.000 euro. E il Comune ha deciso adesso di battere cassa. E in fretta.Il figlio Daniele si sente beffato. Ha sepolto il padre e i giudici gli chiedono di pagare una cifra che non sa dove recuperare: «Oggi ho smesso di credere definitivamente nella giustizia. Mio padre stava solo allietando una serata organizzata dalla Pro loco di Aci Castello. Non ha chiesto un centesimo per farlo, lo ha fatto per la collettività. È morto per essere stato troppo generoso verso quel Comune che, oggi, vuole essere risarcito».Il figlio sorride amaramente: «Ironia della sorte: mi occupo di salute e sicurezza sul lavoro. Mi chiedo invece: chi si è occupato della sicurezza di mio padre? Chi è stato responsabile della morte di mio padre sarà libero di festeggiare. Noi no. Noi pregheremo affinché non ci venga tolta anche l’unica casa che abbiamo». Domani dovrebbe esserci un incontro tra i familiari e l’avvocatura comunale. «Spero che riflettano sul male che abbiamo subito. Io e mio fratello abbiamo perso il padre, alcuni dei nostri figli non conosceranno mai il loro nonno. Penso che possa bastare».

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