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Cronaca

«La Borsellino va fatta fuori come il padre», Espresso e cronisti condannati anche in appello a risarcire Crocetta

L'ex presidente dovrà avere 50 mila euro. La vicenda relativa ad una presunta intercettazione che però, agli, non sarebbe esistita 

Di Redazione

 La Corte d’Appello di Palermo - sezione prima civile - ha rigettato l’appello proposto dal "Gruppo Editoriale l’Espresso s.p.a.» (oggi, «Gedi Gruppo Editoriale s.p.a."), dall’ex direttore responsabile Luigi Vicinanza e dai giornalisti Pietro Messina e Maurizio Zoppi (assistiti dagli avvocati Virginia Ripa di Meana ed Ercole Noto Sardegna) avverso la sentenza con la quale il Tribunale di Palermo aveva condannato i cronisti al pagamento in favore dell’ex presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta (assistito dagli avvocati Michele Romano e Vincenzo Lo Re) di 50 mila euro a titolo di risarcimento del danno da diffamazione. 

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Il Tribunale aveva ritenuto diffamatorio l’articolo pubblicato sul settimanale l’Espresso il 16 luglio 2015 ("Il medico a Crocetta: «La Borsellino va fatta fuori come il padre») e riferito alla presunta intercettazione della conversazione telefonica che sarebbe intercorsa tra Crocetta e Matteo Tutino, nonché, degli ulteriori articoli, note ed editoriali successivamente pubblicati dal settimanale e riferiti sempre alla suddetta conversazione telefonica. Gli avvocati Lo Re e Romano sottolineano che «in particolare, nella motivazione della sentenza, si afferma, tra l’altro, che : «La frase 'come suo padrè, riportata soltanto da L’Espresso e la cui esistenza, all’interno della conversazione intercettata, è stata ripetutamente sostenuta dagli appellanti attribuisce alla conversazione (in modo del tutto infondato) una gravità e un carattere riprovevole estremamente profondi». 

Con sentenza, la diffamazione in danno di Crocetta, alla luce dei «criteri orientativi per la liquidazione del danno da diffamazione a mezzo stampa e con altri mezzi di comunicazione di massa», è stata qualificata, evidenziato i legali, di "elevata gravità» ed è stata confermato l’obbligo di pubblicazione della sentenza sul settimanale L’Espresso.

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