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Cronaca

A Catania e Ragusa il “record” dell'acqua che si perde: il 55%

I dati Istat sono impietosi per il Mezzogiorno e per la Sicilia. E il razionamento diventa sempre più frequente 

Di Fabio Russello

Il disastro del settore idrico in Sicilia è confermato anche dai dati Istat che, nell’ultimo rapporto disponibile su “Utilizzo e qualità della risorsa idrica in Italia”, ci dà una fotografia da horror sulla questione acqua in Sicilia. Un’isola circondata dall’ acqua ma dove l’acqua fa una fatica immane ad arrivare nelle case dei cittadini e che prima di arrivare di perde in mille rivoli.
Ecco le perdite lungo le condotte. E’ il dato che quantifica la percentuale di acqua che arriva nelle case dei cittadini rispetto a quella viene immessa nelle condotte. 

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Le situazioni più critiche – a causa delle infrastrutture idriche inadeguate e spesse vecchie di mezzo secolo – sono nel Mezzogiorno del Paese con dispersioni superiori al 45% che si riscontrano nelle città metropolitane di Roma (45,1%), Palermo (45,7%), Reggio Calabria (46,6%), Messina (46,6%), Cagliari (48,4%), Bari (51,2%) e Catania (54,7%). Il capoluogo etneo ha dunque il primato negativo tra le grandi città. Ancora peggiore la situazione nel Ragusano con perdite al di sopra del 55%. Solo per fare un raffronto il dato della città metropolitana di Milano è del 18,7%. 

E poi c’è la questione della sospensione della distribuzione idrica o addirittura i turni nell’erogazione.  La situazione più critica – anche secondo i dati Istat – è ad Agrigento, dove l'erogazione dell'acqua è stata sospesa o ridotta in tutti i giorni dell'anno, con turni diversi di erogazione estesi a tutta la popolazione residente. 

Ma ad esempio nel 2019 in quattro comuni la sospensione della distribuzione dell'acqua potabile è stata estesa a tutto il territorio comunale. Nel dettaglio, a Enna (per 16 giorni) e Chieti (per 4 giorni) il servizio è stata sospeso o ridotto solo in alcune ore della giornata (specialmente nelle ore notturne o nelle prime ore mattutine), mentre a Cosenza (per 365 giorni) e Reggio di Calabria (per 71 giorni) le misure restrittive sono state adottate per fascia oraria e a giorni alterni. Il razionamento per una sola parte del territorio comunale ha interessato il 4,9% dei residenti del Mezzogiorno. Ad Avellino e a Trapani l'erogazione è stata sospesa nell’arco dell’anno rispettivamente per quattro e venti giorni, per fascia oraria, soprattutto nelle ore notturne, per consentire il riempimento delle vasche di alimentazione della rete di distribuzione, coinvolgendo rispettivamente il 18,1% e il 45,4% dei residenti.

A Caltanissetta il 64,8% dei residenti è stato sottoposto a una riduzione o sospensione nell’erogazione dell’acqua solo per 39 giorni e per alcune ore della giornata. A Palermo si è fatto ricorso a turni di erogazione dell’acqua, attivati in tutti i giorni dell'anno e in alcune zone della città, dove abita il 18,1% dei residenti del capoluogo siciliano. 

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