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Cronaca

Carneficina a Licata: uccide il fratello, la cognata, i due nipotini e poi si spara alla testa

Una lite familiare si è trasformata in una carneficina: i carabinieri stanno cercando di ricostruire l'interda dinamica del massacro

Di Redazione

Prima tre morti, poi cinque, ora quattro. Continua a cambiare il bilancio della strage di Licata perché l'autore della carneficina che inizialmente era stato dato per morto in realtà è in fin di vita all'ospedale di Caltanissetta. Le quattro vittime sono i componenti di una intera famiglia (padre, madre e due figli minorenni). La tragedia si è verificata in via Riesi, alla periferia cittadina. All’origine della strage ci sarebbero motivi patrimoniali che i carabinieri stanno cercando di ricostruire. Sul posto i militari del Comando Provinciale di Agrigento e i quelli della Compagnia di Licata. 

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L'uomo che ha estratto la pistola (una calibro 9 regolarmente detenuta) ed esploso i colpi di pistola all’indirizzo dei suoi familiari è Angelo Tardino, 48 anni: le vittime sono suo fratello Diego Tardino, 45 anni, la cognata Alessandra Ballacchino e suoi due nipoti Alessia Tardino, 15 anni,e Vincenzo Tardino, 11 anni. Il piccolo Vincenzo, la vittima più giovane della strage, è stato trovato sotto il letto avvolto in una coperta, per questo inizialmente si era parlato di tre vittime. Dopo aver assassinato i familiari, Tardino sarebbe fuggito, ma - braccato dai carabinieri - si è sparato un colpo di pistola in testa nella sua vettura in contrada Safarello  in una strada distante dal luogo della strage.

Secondo indiscrezioni, potrebbero esserci motivi economici all'origine della lite familiare dalla quale è scaturita la strage. I vicini di casa hanno raccontato che le liti tra familiari erano frequenti. La carneficina sarebbe stata compiuta dopo l'ennesima diatriba sembrerebbe per ragioni di interesse legate alla suddivisione di alcuni terreni dove la famiglia gestiva una azienda agricola specializzata nella coltivazione di carciofi. I carabinieri avrebbero confermato di essere intervenuti più volte nell'azienda di famiglia per le liti tra i due fratelli Tardino.. Sul movente però vige ancora il massimo riserbo da parte degli inquirenti: le indagini dei carabinieri sono coordinate dalla Procura di Agrigento. Sul luogo della strage la pm Paola Vetro.

Dopo il massacro, Tardino sarebbe tornato nella sua abitazione avrebbe confessato alla moglie ciò che aveva appena fatto, dicendo alla donna che voleva andare a costituirsi. Ma, una volta uscito di casa, ha deciso di togliersi la vita. I carabinieri hanno reso noto che l'uomo si è sparato proprio mentre era al telefono con i militari della compagni di Licata,  che erano ormai sulle sue tracce dopo la segnalazione della moglie e che hanno cercato di convincerlo a consegnarsi. Quando ormai l’uomo sembrava incline ad arrendersi e raggiungere la caserma, i militari hanno sentito al telefono uno sparo e hanno capito che il fuggitivo si era tolto la vita. In  realtà poi i sanitari che l'hanno soccorso si sono accorti che respirava ancora e l'hanno trasferito all'ospedale Sant'Elia di Caltanissetta.

 

 

 

 

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