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Cronaca

Arresto Mirabella, tangente per un evento: coinvolto e sospeso anche ex rettore Basile

Per Enrico Trantino, legale dell'ex assessore del Comune catanese e candidata alle Regionali di FdI, la misura cautelare per la sua assistita "è eccessiva"

Di Redazione

Una notizia shock che scuote Catania, Palazzo degli Elefanti e il Policlinico Universitario. Una notizia che circolava dalle prime ore del mattino e che troverà, qualche ora dopo, conferma in un comunicato della Procura distrettuale della Repubblica di Catania. L'ex assessore del Comune alle Pari Opportunità e alla Cultura Barbara Mirabella finisce agli arresti domiciliari per corruzione. I due filoni d'indagine dell'inchiesta coinvolgono anche il prof. Francesco Basile, ex rettore dell'Università di Catania e direttore dell'Unità operativa complessa di Clinica Chirurgica dell'Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico Rodolico-San Marco di Catania, e Giovanni Trovato, amministratore delegato di un'azienda farmaceutica del Catanese. Per questi ultimi due è stata disposta la misura interdittiva della sospensione dalle attività per la durata di dodici mesi. Nei confronti di Francesco Basile, contrariamente a quanto scritto erroneamente in prima battuta, non è stata disposta nessun'altra misura cautelare, quindi non è stato posto agli arresti domiciliari. Dell'errore ci scusiamo con l'interessato e con i lettori.

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Le indagini su Barbara Mirabella e l'ex rettore Francesco Basile, quest’ultimo già a giudizio per presunti concorsi universitari 'pilotatì all’ateneo di Catania, riguardano l’organizzazione del 123simo congresso di nazionale della Società italiana si chirurgia (Sic) del quale il professore è il presidente. Secondo la Procura di Catania dalle indagini della squadra mobile della Questura sarebbero emersi "stretti rapporti tra Basile, gli amministratori della società New congress srl", che ha gestito l’organizzazione, e "l'allora assessore del Comune di Catania con delega per i Grandi eventi, Barbara Mirabella", che, è la tesi dell’accusa, «sarebbero andati oltre la fisiologia» del ruolo istituzionale. Per la Procura, infatti, per «ottenere l’incondizionato ausilio dell’assessore, e, dunque, dell’amministrazione comunale, per tutte le necessità dell’organizzazione del prestigioso congresso, gli amministratori della New congress srl, a ciò indotti dal Basile, avrebbero accettato di pagare 10.000 euro alla società Expo srl, della quale era socia l’assessore Mirabella, per servizi non necessari all’organizzazione dell’evento». Secondo la Procura nella fase preparatoria del congresso sarebbero «emerse condotte concussive da parte del Basile nei confronti di due aziende farmaceutiche per finanziarlo», e una volta con 80.000 euro, anche attraverso, contesta l’accusa, "esplicita minaccia della sospensione da parte del Policlinico dell’acquisto di prodotti dalla due aziende». L’imprenditore Giovanni Trovato, è la ricostruzione della Procura, avrebbe consegnato un contributo di 5.000 euro per «ottenere, grazie all’intervento del Basile, l’incremento da parte del Policlinico dell’acquisto di dispositivi realizzati dalla propria azienda, la Medical Ti Spa». 

Il legale dell'ex assessore Mirabella interviene con una nota: «Constato che il provvedimento è stato emesso ed eseguito a pochi giorni dal voto e, fermo restando le valutazioni giuridiche sul reato che faremo nelle sedi opportune, che la misura cautelare per l’episodio contestato mi sembra eccessiva». Lo ha detto l’avvocato Enrico Trantino sugli arresti domiciliari per corruzione eseguiti dalla squadra mobile di Catania per la sua assistita, la candidata di FdI alle Regionali in Sicilia ed ex assessore ai Grandi eventi del Comune, Barbara Mirabella. 

Tornando alla figura di Basile, l'attività d'indagine della Procura, nell'attuale fase del procedimento in cui non si è pienamente realizzato il contraddittorio, ha permesso di acquisire elementi secondo i quali il professore, nella qualità di Direttore della Chirurgia del Policlinico, avrebbe permesso a due medici, da qualche anno in quiescenza che erano stati in servizio nel Policlinico di Catania, di continuare a «utilizzare indebitamente e reiteratamente per i propri pazienti privati, gli ambulatori di cui avevano avuto la disponibilità quando erano in servizio - sui quali era rimasta una targa con il loro nome, la loro specializzazione e i loro numeri telefonici, le sale operatorie del Policlinico, il materiale di consumo e gli strumenti dell’ospedale ed, inoltre, di continuare ad avvalersi dell’aiuto dell’equipe dell’ospedale». Sarebbero stati 14 gli interventi chirurgici eseguiti dai medici in quiescenza e in relazione ai quali sarebbero stati «commessi dei falsi nella compilazione delle cartelle cliniche nella parte concernente l’identità del medico chirurgo e sarebbero stati indebitamente utilizzati i mezzi e il personale dell’azienda ospedaliera universitaria». Secondo l’accusa, gli interventi chirurgici in questione sarebbero stati «inseriti nel programma operatorio ufficiale con il beneplacito del Basile ed eseguiti materialmente dai medici in pensione che però non comparivano, ovviamente, nelle cartelle cliniche laddove, invece, la firma del medico chirurgo risultava essere stata apposta da un collega compiacente regolarmente in servizio».  
 

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