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Cronaca

Calatabiano, la Curia mette in vendita l'antico castello bizantino per 1,6 milioni di euro

La gestione della fortezza sarebbe troppo cara, proposta come “ottima soluzione d’investimento per attività turistica ricettiva”

Di Salvatore Zappulla

Nell’estate del 2009, dopo tre secoli di abbandono e rovina, il Castello di Calatabiano, al termine di un importante progetto di restauro, grazie a fondi europei e della Diocesi di Acireale, veniva restituito alla collettività. Adesso il complesso monumentale di Calatabiano, di cui l’Istituto di sostentamento del clero della curia diocesana di Acireale vanta la proprietà, sarebbe in vendita per un milione e 600mila euro.

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L’annuncio della messa in vendita del “maestoso e dominante Castello di Calatabiano” proposto come “ottima soluzione d’investimento per attività turistica ricettiva”, è comparso lo scorso fine settimana su alcuni siti online di agenzie immobiliari, per essere cancellato poche ore dopo, tanto da far pensare, inizialmente ad una bufala.

 

 

Un “giallo”, la vendita del Castello, che l’Ufficio per le comunicazioni sociali della Curia diocesana di Acireale chiariva con un comunicato, che non lasciava dubbi sull’intenzione di mettere in vendita l’antica fortezza bizantina di Calatabiano, situata a 220 metri di altezza su una collina, (la terra vecchia di Calatabiano), al confine con la provincia di Messina, da cui si domina l’Alcantara. «In merito al Castello di Calatabiano si informa che, nonostante le ingenti spese da sostenere e la scarsa sensibilità di enti pubblici e privati - si legge nella nota -, l’Istituto del sostentamento clero, proprietario del bene, e la Società Castello di Calatabiano, ente gestore, continueranno ad assicurare il servizio di apertura al pubblico. In ogni caso si ribadisce piena disponibilità al confronto e alle eventuali proposte al fine di assicurare un futuro allo stesso». 

 

 

Il motivo della vendita del castello di Calatabiano, che custodisce al suo interno una chiesetta con affreschi di epoca bizantina, oltre a vantare come via d’accesso un ascensore panoramico e un antiquarium, sarebbe dunque da ricercare nei costi di gestione della struttura, aggravata dalla pandemia che ha duramente colpito il settore turistico e nell’assenza delle istituzioni.

«Non staremo a guardare – è il commento dei commissari straordinari del Comune di Calatabiano dopo la notizia sulla messa in vendita del Castello -. Il Comune non ha avuto nessuna comunicazione fino a questo momento. Adesso chiederemo un appuntamento al vescovo Raspanti, perché pensiamo che non si possa vendere così facilmente ad un privato e senza garanzie, un bene che è patrimonio storico culturale di una comunità. Auspichiamo il coinvolgimento della Curia e di tutti gli Enti coinvolti al fine di arrivare ad una soluzione».

 

 

Per l’ex sindaco Antonio Petralia, che nel 2009 inaugurò la struttura si tratta di «un’iniziativa incomprensibile quella della Curia di Acireale che contrasta con lo spirito originario di quell’intervento di restauro che avrebbe voluto valorizzare il territorio di competenza e dare un imput positivo alla comunità locale. Adesso invece si parla della svendita della storia e della cultura calatabianese che vede nel suo castello il monumento che la rappresenta. Uno smacco per i Calatabianesi che non si potrà tollerare e per questo mi farò personalmente portatore, visto che la mia amministrazione comunale nel 2009 sostenne con forza l’iniziativa di recupero funzionale del Castello, degli interessi dei miei concittadini a preservare questo nostro patrimonio di storia e di cultura, chiedendo l’intervento della Regione per il tramite della competente Soprintendenza ai beni culturali di Catania. Probabilmente chi ha fatto mettere quegli annunci sui siti di vendita immobiliare credendo che il Castello di Calatabiano fosse da considerarsi alla stregua di un appartamento condominiale, non sa che un bene monumentale non può vendersi così semplicemente, ma che occorre esser autorizzati dallo Stato o dalla Regione e che l’eventuale vendita prevede il diritto di prelazione di quest’ultimi».

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