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Cronaca

Caldo, arrivano i giorni infernali con picchi di 48°: «Un evento estremo con pochi precedenti»

L'allarme della Protezione civile per gli incendi e gli esperti che rivedono al rialzo le previsioni sulle temperature

Di Redazione

Arriva la settimana del grande caldo e la Protezione Civile lancia l’allarme: nei prossimi giorni il rischio incendi aumenterà in tutto il paese, complici temperature che potrebbero superare i 45 gradi, e dunque è necessaria la massima attenzione da parte delle istituzioni e la collaborazione dei cittadini. 

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A chiedere il massimo impegno per evitare una nuova emergenza è stato ieri il capo del Dipartimento Fabrizio Curcio, alla luce delle previsioni meteo: fino a Ferragosto l’Italia sarà investita da un’ondata di caldo africano, con temperature che arriveranno a 45 gradi al Sud, a 36-37 gradi nelle città della pianura Padana e fino a 28-30 gradi a 1.500 metri.

«Un evento estremo con pochi precedenti» dicono gli esperti, provocato da un campo di alta pressione sub-tropicale che investirà il Mediterraneo e che avrà il suo epicentro nelle giornate tra martedì e giovedì. Giornate in cui secondo i metereologi la situazione potrebbe essere ancora più infernale di quanto prevede la Protezione civile che ha parlato di picchi di 45 gradi. In realtà l’anticiclone subtropicale africano Lucifero che si sta espandendo sulla Penisola  potrebbe portare temperature che potranno tra i 47 e i 48° gradi al Sud. 

 

 

Il sito www.iLMeteo.it comunicando che la massa d’aria in arrivo si preannuncia rovente fino a 28/30 gradi a 1500 metri di altezza rivede al rilazo le previsioni sulle temperature massime che potrebbero toccare i 47-48 gradi al Sud e sulle due Isole Maggiori tra martedì 10 e giovedì 12 agosto. Ma i termometri saliranno anche al Centro-Nord: fino a 38 gradi a Roma, Firenze, Bologna, ci penserà l’afa a rendere il tutto più insopportabile.

Il sistema di alert del ministero della Salute, online sul sito del dicastero, vede per domani 4 città da bollino rosso (Bari, Campobasso, Latina e Roma) che dioventano 8 mercoledì 8 (si aggiungono Frosinone, Palermo, Perugia e Rieti). Altre 8 città domani sono indicate con il bollino arancione (Bologna, Brescia, Catania e Frosinone, Latina, Palermo, Perugia e Trieste) e 13 mercoledì (Bologna, Bolzano, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Messina, Milano, Napoli, Reggio Calabria, Trieste, Verona e Viterbo).

Per difendersi dal caldo il ministero ribadisce alcune fondamentali regole: evitare di esporsi al caldo o al sole dalle 11 alle 18; non frequentare zone particolarmente trafficate, in particolare per le persone più fragili; uscire nelle ore più fresche, mantenendo la distanza di almeno un metro dalle altre persone e evitando l’attività fisica all’aperto nelle ore più calde. Poi attenzione alla conservazione dei farmaci, bere abbondantemente, evitando bevande troppo fredde e quelle alcoliche. Importante poi seguire un’alimentazione leggera, prefererendo la pasta e il pesce alla carne, evitando i cibi elaborati e piccanti.

 

 

Sul fronte incendi, le prime avvisaglie di quel che potrebbe accadere si stanno già registrando in queste ore, con i Canadair e gli elicotteri della flotta aerea dello Stato che sono in volo per contribuire allo spegnimento degli incendi: in Sicilia bruciano ancora le Madonie.

L’appello di Curcio punta dunque ad evitare che una situazione già complessa si trasformi in tragedia. «Abbiamo alle spalle giornate impegnative e drammatiche sul fronte della lotta agli incendi e le temperature che ci attendono impongono la massima attenzione» dice il capo della Protezione Civile che poi si rivolge direttamente alle istituzioni e ai cittadini: «noi non faremo mancare il nostro supporto alle regioni maggiormente colpite da questi eventi, siamo al lavoro senza sosta per contenere i roghi», ma «chiediamo ai cittadini la massima collaborazione e cautela». È «fondamentale - ribadisce - evitare ogni comportamento che possa generare incendi e segnalare tempestivamente anche roghi di piccola entità». 

Un ruolo decisivo lo hanno proprio le Regioni e questo il capo della Protezione Civile lo ha ricordato più volte, l’ultima una settimana fa quando era la Sicilia a bruciare: «le responsabilità nell’ambito di ciò che si fa contro gli incendi boschivi sono chiare. Le norme prevedono che la lotta attiva sia di competenza delle Regioni. E lotta attiva non è solo spegnimento, ma anche sorveglianza, avvistamento».

Proprio per sollecitare i territori a non farsi trovare impreparati, a maggio il presidente del Consiglio ha inviato alle Regioni, come ogni anno, le «Raccomandazioni per un più efficiente contrasto agli incendi» nelle quali si insisteva sulla necessità di un «impegno crescente sul piano delle attività di previsione, prevenzione, pianificazione e lotta attiva». In particolare, per quanto riguarda la prevenzione, le amministrazioni avrebbero dovuto rafforzare le attività di ricognizione, sorveglianza, avvistamento e allarme mentre per quanto riguarda la pianificazione è fondamentale avere piani aggiornati. Ma molte di queste indicazioni sono rimaste lettera morta. 

Gli incendi per autocombustione, ha detto qualche giorno fa il capo dei Vigili del Fuoco Guido Parisi, «sono molto rari: a scatenare le fiamme sono purtroppo l’incuria nella quale versano le aree boschive, i comportamenti dei cittadini che lasciano rifiuti senza curarsi delle conseguenze, la scarsità di manutenzione». E ovviamente le manine degli incendiari, come dimostrano gli inneschi trovati sia in Sardegna sia in Sicilia. 

Dunque c'è solo da sperare che gli appelli stavolta vengano raccolti. Anche perché che sia un’estate difficile lo dicono già i numeri: dal 15 di giugno, data di inizio della campagna, al 7 agosto i Vigili del Fuoco hanno effettuato 44.442 interventi complessivi mentre l’anno scorso si erano fermati a 26.158. E Canadair ed elicotteri hanno fatto finora 746 missioni, più del doppio del 2020, quando sono state 315, mentre le richieste d’intervento sono arrivate a 900. Degli oltre 44mila interventi, quasi 25mila, dunque più della metà, si sono concentrati in 3 regioni: Sicilia (10.296), Puglia (9.809) e Calabria (4.851), mentre in Sardegna sono stati 1.861. Per ritrovare numeri simili bisogna risalire al 2017. 

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