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Cronaca

Catania, fiumi di droga dall'Albania e dall'Olanda: 12 arresti e maxi sequestro

Nell’ambitodell’inchiesta, denominata '"Alter ego", i militari hanno sequestrato marijuana, hashish e cocaina per un valore di circa 5 milioni di euro

Di Redazione

 Dodici persone sono state arrestate da Carabinieri del Comando provinciale di Catania nell’ambito di un’operazione antidroga. Nei loro confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip su richiesta della Dda che ipotizza, a vario titolo, i reati di associazione di tipo mafioso, associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio di sostanze stupefacenti con l'aggravante del metodo mafioso. 

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Il gruppo, secondo l’accusa, spacciava hashish, cocaina e marjuana a Catania, nel Siracusano e a Malta. La sostanza stupefacente era importata da Albania, Olanda, Calabria e Puglia. Durante le indagini sono stati arrestati tre uomini mentre scaricavano da un’auto scatoli di cartone con il marchio di una nota casa produttrice di pasta che contenevano 242 chilogrammi di hashish. 

Nell’ambito delle varie fasi dell’inchiesta, denominata "Alter ego", i carabinieri hanno sequestrato complessivamente droga per un valore stimato in circa 5 milioni di euro. Le indagini dei militari del nucleo operativo della compagnia di Catania Piazza Dante hanno anche consentito di delineare il ruolo rivestito da figure di spicco di famiglie mafiose all’interno dello scenario criminale etneo, mettendone in luce relazioni, contatti e dinamiche riferiti al traffico di ingenti quantità di droga ed al loro approvvigionamento.

In carcere sono finiti Antonino Sebastiano Battaglia, 28 anni, Antonino Battaglia, 31 anni, Salvatore Cambria, 50 anni, Alfio Castagna, 34 anni, Giovanni Agatino Distefano, 40 anni, Gregorio Drago, 31 anni,  Michele Angelo Fichera, 55 anni, Orazio Musumeci, 33 anni,  Santo Sicali, 40 anni, Antonino Spampinato, 50 anni, Nicolò Zagame, 36 anni, Rosario Zagame, 49 anni.

 

 

L’attività investigativa trae origine da significativi arresti e sequestri, correlati fra loro, eseguiti dai carabinieri in un breve lasso di tempo nell’estate del 2018: il 26 agosto, in località Villaggio Sant’Agata venivano arrestate in flagranza di reato tre persone, fra cui Gregorio Drago, sorprese a scaricare da una autovettura BMW numerose scatole di cartone con il marchio “Barilla” che occultavano, fra i pacchi di pasta, 242 kg di hashish, recanti una precisa sigla identificativa. Le successive indagini consentivano di ipotizzare il coinvolgimento in quel traffico di droga anche di Orazio Musumeci e Antonino Sebastiano Battaglia, esponente del clan “Santapaola”, che aveva noleggiato l’autovettura utilizzata per il trasporto.

Pochi giorni dopo, i militari in una perquisizione nell’abitazione di Santo Sicali, conosciuto nell'ambiente come “spaccatello”, oltre a rinvenire 300.000 euro in contanti, trovavano un’agenda nella quale erano annotati nomi, pseudonimi e cifre riferite al traffico di stupefacenti (il cosiddetto libro mastro) e circa venti confezioni di pasta “Barilla” vuote ma identiche a quelle oggetto del primo sequestro.

Ancora, nelll’abitazione di Rosario Zagame, ritenuto allo stato esponente della famiglia mafiosa “Cappello-Bonaccorsi”, circa un mese dopo, sono stati rivenuti 57 kg di hashish (oltre a 1,6 kg di cocaina ed armi) contrassegnati dalla stessa identica sigla.

Le indagini su questi sequestri hanno portato ad attribuire la fornitura di entrambi gli ingenti quantitativi di hashish, a Santo Sicali e di ipotizzare la sua centralità nello scacchiere del traffico di sostanze stupefacenti, dove era abile a intrattenere simultanei contatti con affiliati a famiglie mafiose anche contrapposte.

 

 

Sicali infatti riusciva ad agire con grande cautela conducendo da un lato una vita apparentemente tranquilla dedita alla famiglia ed ai cavalli al contempo, e dall'altro quella di narcotrafficante capace di muovere grosse forniture di stupefacenti (cocaina, hashish, marijuana) tramite canali di approvvigionamento aperti in Italia ed all’estero, comportandosi come un vero e proprio “broker” capace di calmierare i prezzi, assicurare profitti e assecondare rapidamente le richieste dei clienti. Da questa doppia vita  il nome dell’operazione: Alter Ego. Nell'abitazionme di Sicali nel 2019 sono stati sequestrati 72.000 euro in contanti, e contestualmente rinvenivano in un terreno di sua proprietà  aSan Giuseppe la Rena, 21 chili i cocaina suddivisa in panetti ed occultati in una canaletta dell’irrigazione unitamente ad una pistola con matricola abrasa e varie munizioni.

Seguendo i movimenti della droga trafficata da Sicali, i carabinieri sono quindi risaliti strutturata associazione finalizzata al traffico di sostanza stupefacenti stabilmente operante nel quartiere cittadino del “Villaggio Sant’Agata” (costituita da Antonino Battaglia, Antonino Sebastiano Battaglia, Gregorio Drago, Michele Fichera e Orazio Musumeci) , capace di immettere sul mercato ingenti quantitativi di droga di ogni genere, nell’ordine delle centinaia di chili, proveniente dall’Albania o dall’Olanda e destinata alle piazze catanesi di loro competenza oppure talvolta a Malta. Dalle stesse intercettazioni è emerso anche che con i proventi dello spaccio di droga, il sodalizio garantiv anche il mantenimento economico e l’assistenza legale ai famigliari in carcere.

Sempre approfondendo le relazioni di “spaccatello” Sicali, i Carabinieri sono riusciti a documentare fitti e paralleli contatti con i referenti di altre importanti piazze di spaccio della città, con i quali l’indagato pianificava la compravendita di regolari ed ingenti quantità di droga. In particolare, è emerso come, dopo l’arresto di Rosario Zagame (che secondo diversi collaboratori di giustizia appartiene alla famiglia mafiosa “Cappello-Bonaccorsi”), Sicali avesse intensificato i rapporti con il figlio Nicolò Zagame che avrebbe “ereditato” dal padre la gestione della piazza di spaccio del “Tondicello della Playa”.

Accertati anche i rapporti intrattenuti dallo stesso Sicali con Alfio Castagna (ritenuto esponente del clan “Cappello-Bonaccorsi” e gestore della storica piazza di spaccio delle “Salette” nel cuore del quartiere di San Cristoforo) con Giovanni Distefano (che gli procurò anche un'arma) e con Salvatore Cambria (che parallelamente all’attività di rivendita di caffè in Via Plebiscito, sembrerebbe gestire nella stessa zona un’autonoma attività di spaccio).

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