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Cronaca

Cinque arresti per la rissa con sparatoria al porto di Catania: dalla lite col neomelodico agli screzi tra “rampolli” dei clan

Le indagini riguardano la mega lite all’uscita di una nota discoteca in via Dusmet  dello scorso 21 aprile, in cui erano rimasti ferito un giovane di 18 anni e un minorenne

Di Redazione

Cinque arresti sono stati eseguiti dalla Polizia di Stato di Catania ha dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misure cautelari detentive, emessa dal Gip del Tribunale di Catania su richiesta della Procura, nei confronti di 5 persone, ritenute, a vario titolo responsabili dei reati di rissa e lesioni personali, aggravate dall’uso di armi, detenzione e porto in luogo pubblico di più armi comuni da sparo, maltrattamenti in famiglia e danneggiamento di cose.

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Le indagini riguardano la rissa degenerata in sparatoria all’uscita di una nota discoteca del Porto, la Ecs Dogana Club, dello scorso 21 aprile, in cui era norimasto ferito un giovane di 19 anni e un minorenne e il danneggiamento delle vetrine di alcuni esercizi commerciali. 

I destinatari della misura cautelare sono i catanesi: Sebastiano Miano, 28 anni, Giuseppe Santo Patanè, 24 anni, Salvatore Danilo Napoli, 20 anni, Gabriele Gagliano Gabriele, 19 anni, e Gaetano Salici, anche lui 19 anni. 

Ci sarebbero loro dietro quella rissa che vide il coinvolgimento di numerose persone prima della sparatoria avvenuta praticamente in mezzo alla strada tra le trafficate corsie che viaggiano adiacenti agli Archi della Marina.

Già dai primissimi atti di accertamento, gli investigatori erano sono riusciti a stabilire che, nell’occasione, vi erano stati almeno due feriti, raggiunti da colpi di arma da fuoco: un maggiorenne e un minorenne. Attraverso i rilievi e le repertazioni di Polizia Scientifica è stato altresì possibile verificare, sulla base del rinvenimento dei bossoli trovati nelle adiacenze del luogo dell’azione delittuosa, come fossero state impiegate almeno 2 pistole: una di calibro 7,65 e l’altra calibro 40.

La disamina delle immagini raccolte dai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona interessata dal violento confronto tra due contrapposte fazioni, ha consentito, inoltre, di acclarare che alcuni dei colpi d’arma da fuoco sarebbero stati esplosi da Giuseppe Patanè ed avrebbero attinto Gaetano Salici.

La prosecuzione delle indagini - supportate da diverse testimonianze - ha permesso di ricostruire i fatti. La rissa sarebbe scaturita da una precedente frizione avvenuta la notte tra il 16 e il 17 aprile 2022, all’interno dello stesso locale notturno, allorquando alcuni giovani, da ritenersi vicini al clan “Mazzei”, avrebbero impedito ad un noto cantante neo-melodico catanese, che secondo indiscrezioni sarebbe Niko Pandetta, di esibirsi insieme ad un trapper che, per rendere più interessante lo spettacolo, ne aveva richiesto la presenza sul palco. Nella concitazione, il cantante neomelodico avrebbe pure spinto la fidanzata di uno dei ragazzi contigui ai “Carcagnusi”.

 

 

Questa prima lite avrebbe poi avuto il grave epilogo della rissa con sparatoria del 21 aprile, quando un gruppo di giovani, raccolti attorno alla figura di Sebastiano Miano e appartenenti ad una frangia avversa (da ritenersi contigua al clan dei “Cappello-Bonaccorsi”), attuavano una sorta di controffensiva ai danni della fazione che aveva impedito, la settimana precedente, l’esibizione canora. Insomma, un vero e proprio raid con l’uso di più armi.

 

 

Le indagini hanno accertato la partecipazione anche del Napoli e del Gagliano: anche per loro il Gip lha ritenuta necessaria la custodia cautelare in carcere.

Inoltre le investigazioni hanno permesso , di delineare altra vicenda verificatasi in ambito familiare e riguardante il solo Miano, che sarebbe comunque indicativa della sua indole violenta, della facilità e familiarità all’uso di armi da fuoco, riconducibile al reato di maltrattamenti in famiglia ai danni di persona a lui vicina nonché a quello di detenzione, porto di armi comuni da sparo e danneggiamento di autovettura: avrebbe sparato per ragioni futili, un colpo di arma da fuoco calibro 38 sul cofano anteriore dell’autovettura di un suo familiare.

 

 

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