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Cronaca

Dalle paillettes di D&G alle montagne dei rifiuti: nel Sud Est tutte le contraddizioni di Sicilia

È una delle aree della Sicilia più ricercate  dai turisti ma è tra quelle che pagano il prezzo più alto il caos immondizia

Di Sergio Taccone

Da un lato il centro storico di Marzamemi, inondato di luci, sfarzo e alta moda, proiettato all’attenzione internazionale dalla sfilata targata Dolce & Gabbana. Dall’altro il “lato oscuro” del comprensorio situato all’estremità Sudest della Sicilia, insozzato da rifiuti abbandonati a cielo aperto in varie contrade. Con buona parte della regione, aggiungiamo, che registra ancora una viabilità da terzo mondo, autostrade piene di interruzioni, strade statali impercorribili senza rischiare come minimo le sospensione dell’auto, se non di più (interminabili le code domenica sera sull'autostrada Siracusa Gela piena di  vip diretti a Marzamemi per la sfilata).

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E’ la dicotomia di un territorio che punta a spiccare il salto di qualità, avendone tutte le ragioni, ma che si trova ingabbiato in dinamiche dove all’inciviltà dei soliti ignoti, refrattari a qualsiasi forma di corretta differenziazione e smaltimento della spazzatura, si unisce l’incapacità dei Comuni interessati nel combattere gli evasori della tassa per la raccolta rifiuti. Tra utenti fantasmi (nemmeno censiti nei ruoli tributi) e altri che non versano quanto dovuto si raggiungono livelli di evasione compresi tra il 50 e il 70%. 

 

Una situazione indegna di un paese civile e che accresce la quantità di rifiuti lasciati a cielo aperto. Il giro della vergogna comprende tappe in alcune contrade balneari del territorio pullulanti di turisti. Punto Rio, ad esempio, dove il perimetro attorno all’omonimo pantano è occupato stabilmente da sacchi di spazzatura e rifiuti ingombranti. Un turista milanese, in vacanza sul posto, alcune settimane fa ha segnalato lo scempio esistente tra Punto Rio e la spiaggia Carratois, con il triste ma purtroppo consueto corollario composto da cumuli di rifiuti ammonticchiati ed abbandonati ai lati della strada che circonda il pantano. Le autobotti che trasportano l’acqua, data l’assenza di condotta idrica pubblica, transitando nelle strette vie, per mancanza di spazio, finiscono per schiacciare i sacchi di spazzatura con conseguente versamento a terra dei rifiuti mangiati dagli animali randagi. Tutto questo a pochi metri da quel pantano che appena due anni fa venne immortalato in centinaia di foto per la presenza dei fenicotteri rosa. 

 

Spostandosi lungo la Portopalo-Marzamemi si nota la piazzola di contrada Cavittone spesso invasa da sacchi di spazzatura. Salvatore Campisi, tra i più noti imprenditori di Marzamemi, con capacità di export dei suoi prodotti in gran parte del mondo, venerdì scorso ha segnalato la situazione ad un responsabile della nettezza urbana nel territorio pachinese. «All’inciviltà, purtroppo di lungo corso, di tante persone – afferma Campisi – si sommano le maggiori difficoltà di conferimento dei rifiuti in discariche, come mi è stato riferito da addetti ai lavori. Certo, chi abbandona i rifiuti a cielo aperto non merita di stare nel consesso civile e squalifica il nostro territorio».

Altra tappa del “Munnizza Tour” riguarda l’arteria che da contrada Vita Novella, quasi all’incrocio con la strada provinciale Pachino-Noto, sfocia in via dello Stadio, transitando nei pressi del quartier generale della Protezione civile pachinese. Una montagnola di rifiuti ingombranti ha praticamente chiuso un cancello. Per il resto, quasi senza soluzione di continuità, i sacchetti di rifiuti sono una costante fino a ridosso del centro abitato.

Uno dei cittadini più attivi a tutela del territorio è Enzo Ferrara, docente di Scienze Motorie. Uno che da anni si batte per tenere pulito il territorio, promuovendo iniziative di volontariato. «Purtroppo, - dichiara Ferrara – non basta l’impegno dei volontari. Urgono azioni concrete che devono essere messe in atto dai Comuni dei territori interessati. Pachino e Portopalo hanno potenzialità immense ma in larga parte inespresse e sulla questione rifiuti i due enti possono fare certamente molto di più». 

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