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Cronaca

Denise, al processo all'ex pm Angioni parla l'ex consulente Genchi: «Si rivolgeva soprattutto ai carabinieri»

L'ex pm è accusata dio false dichiarazioni al pubblico ministero nell'ambito di una delle inchieste sulla scomparsa del bimba nel 2004

Di Redazione

«Il pm Angioni, come la collega Avila, affidò deleghe di indagini per la scomparsa di Denise Pipitone prevalentemente ai carabinieri. La polizia ad un certo punto si defilò».

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Lo ha dichiarato Gioacchino Genchi, ex consulente informatico della Procura di Marsala per il «caso Denise», deponendo davanti al Tribunale, su richiesta della difesa, nel processo al giudice Maria Angioni per false informazioni al pm nell’ambito delle nuove indagini sulla scomparsa della bambina. Alla domanda del pm Roberto Piscitello su quando esattamente Anna Corona e Stefania Letterato smisero di parlare al telefono dell’utenza allora intercettata, Genchi ha risposto che non potendo consultare la relazione che fece all’epoca non poteva essere preciso sulla data. «Anche nel processo (quello a Jessica Pulizzi, ndr) - ha spiegato il consulente - non ricordavo bene quello che avevo scritto nella mia relazione e forse nelle mie risposte fui anche suggestionato dalle domande». Genchi potrebbe essere riascoltato in una delle prossime udienze.

Alla prossima, intanto, il 19 settembre, si continuerà con altri testi della difesa, tra i quali anche Piera Maggio, madre di Denise Pipitone, la bambina scomparsa a Mazara del Vallo l’1 settembre 2004, quando aveva poco meno di quattro anni. Alcuni dei testi citati dagli avvocati difensori Stefano e Andrea Pellegrino, però, per il pm Piscitello non avrebbero nulla a che fare con l'oggetto del processo, che è la presunta «inaffidabilità o infedeltà, all’epoca, del commissariato di Mazara», come ha ipotizzato il giudice Angioni, che fu uno dei pm che coordinò le indagini sul sequestro Denise e che in una precedente udienza del processo a suo carico ha dichiarato che da maggio 2005 non diede più deleghe di rilievo alla polizia di Mazara, ma soltanto adempimenti meno importanti. Per l’accusa, invece, ci sono «atti da cui si evince la perduranza delle indagini di polizia del commissariato di Mazara anche dopo maggio 2005» con «49 documenti e non sono deleghe poco importanti». Il processo si celebra davanti al giudice monocratico Giuseppina Montericcio. 

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