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Cronaca

Desaparecidos, indagato dalla Procura di Roma il torturatore argentino che si è rifugiato in Sicilia

Carlos Malatto vive da anni in un residence di lusso a Portorosa: finora è riuscito ad evitare l'estradizione

Di Redazione

La Procura di Roma ha aperto una indagine a carico di Carlos Malatto, cittadino italiano e tenente colonnello dell’esercito argentino, accusato di omicidio per la morte di otto persone nell’ambito del Piano Condor, l'azione delle giunte militari del Sudamerica contro gli oppositori politici messa in atto alla fine degli anni '70. Malatto vive attualmente in Sicilia, a Portrorosa in un lussuoso residence.

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Oggi il segretario di Stato per i diritti umani dell’Argentina, Horacio Pietragalla Corti, ha depositato a piazzale Clodio una denuncia in cui si chiede ai magistrati di indagare su altri trenta casi (morti o spariti) avvenute a San Juan in Argentina tra il 1976 e 1977. Da qui l'apertura dell'indagine e l'iscrizione di Malatto nel registro degli indagati. 

In Argentina la galera era vicina per il colonnello Carlos Malatto, noto come il torturatore del RIM22, il reggimento di montagna, e quando nel 2011 si rese conto che stava per finire sotto processo, ottenne un passaporto italiano, sebbene fosse già  indagato per l'omicidio di almeno 15 persone, e attraversò  la cordigliera. Prima tappa Cile, con il quale l'Argentina non ha un trattato di estradizione - come invece con il Brasile - e poi Italia d qui in Sicilia, dove fino a oggi ha vissuto tranquillamente. Fino ad alcuni anni fa in Italia ancora non era stato tipizzato il reato di tortura e sparizione forzata di persone. Oggi però quel reato esiste e la richiesta di estradizione e di processo può essere portata avanti.

LA LETTERA. In una lettera al direttore de La Sicilia, Carlos Luis Malatto, ha chiesto di rettificare alcune informazioni contenute nell’articolo. Ha spiegato che essere finito sotto indagine in Argentina, dopo la revoca dei provvedimenti di amnistia emanati dall’allora presidente Raul Alfonsin, dopo la fine della Giunta militare “nonostante la più totale assenza di prove”.

“Mi sono dovuto rifugiare in Italia e la domanda di estradizione dell’Argentina è stata rigettata dalla Corte di Cassazione italiana nel 2014”.

“In Italia ho vissuto all’Aquila e in Sicilia cercando le migliori condizioni economiche perché vivo della mia sola e poca pensione. Ora vivo a Furnari in un residence che è tutto meno che lussuoso in un monolocale con bagno datomi in locazione da conoscenti residenti a Calascibetta”.

“In tutta le località dove ho risieduto in Italia ho sempre dato preventiva comunicazione alle autorità di Polizia o dei carabinieri segnalando la mia presenza. Non mi sono mai nascosto non avendone né motivo né necessità”.

“Non sono mai stato condannato in Argentina e né in nessun altro Paese per nessun altro reato e anche per questo trovo ingiusta la qualifica di torturatore: di chi? Quando? Come?”.

“Non si possono negare gli illeciti e le violenze commesse da militari in quegli anni tristi in Argentina ma neppure si devono dimenticare gli abusi e le violenze poste in essere dai gruppi terroristici in Argentina”.

“Credo che dopo 50 anni debba ritornare in Argentina la concordia, la vera giustizia, la pace e il perdono reciproco”.

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