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Cronaca

Desecretati i verbali di Falcone sull'omicidio di Piersanti Mattarella: ecco come la pensava

L'audizione dell'allora procuratore aggiunto di Palermo, il 22 giugno '90, davanti alla Commissione parlamentare Antimafia

Di Redazione

 "La tesi esposta nel nostro mandato di cattura, peraltro conforme ai risultati di un’analisi dei documenti da noi forniti all’ufficio dell’Alto commissario, è la seguente: sotto il profilo delle risultanze emergenti dalle indagini sul terrorismo nero, le modalità dell’omicidio Mattarella sono sicuramente compatibili; sotto il profilo della compatibilità fra l’omicidio mafioso affidato a personaggi che non avrebbero dovuto avere collegamenti con la mafia, è emersa una realtà interessante e inquietante". E’ quanto affermava Giovanni Falcone, all’epoca procuratore aggiunto di Palermo, nell’audizione del 22 giugno '90 davanti alla Commissione parlamentare Antimafia parlando dell’omicidio Mattarella in base a quanto risulta dal verbale che è stato oggi desecretato dalla stessa Antimafia. 

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"Il 1980 ha rappresentato il momento più acuto di quella crisi che sarebbe poi sfociata nella guerra di mafia: da un lato vi erano Bontade e Inzerillo (Badalamenti era stato già buttato fuori da Cosa Nostra) mentre dall’altro vi erano i corleonesi. Un dato è certo ed è stato confermato anche da Marino Mannoia recentemente: questo omicidio non avrebbe potuto essere consumato senza il benestare di Cosa Nostra - rilevava Falcone - Mannoia ha fatto un esempio che mi sembra assolutamente chiaro: quando abbiamo un omicidio e non si sa esattamente che cosa sia avvenuto e perchè quella persona è stata uccisa, in seno a Cosa Nostra succede il finimondo perchè ovviamente ognuno cerca di capire da dove è partito il colpo".

"Nel caso dell’omicidio Mattarella tutto era tranquillo; Michele Greco si era limitato a dire di non sapere chi fosse stato, senza per questo affidare indagini ad alcuno - sottolineava Falcone - Questo fatto era stato confermato ancor prima da Buscetta, il quale trovandosi in permesso a Palermo nel marzo 1980, a pochi mesi dall’uccisione di Mattarella, chiese a Greco che cosa fosse accaduto e come risposta ricevette che non si sapeva che cosa fosse esattamente accaduto. Tutto questo è assolutamente incompatibile con una vicenda interna a Cosa Nostra di enorme gravità". 

"E' chiaro perciò che vi è una matrice mafiosa confermata un pò da tutti, ma perché questo omicidio non viene eseguito da mafiosi? - sottolineava Falcone - Marino Mannaia ce lo ha detto con estrema chiarezza: se Bontade avesse deciso di aderire, ci sarei dovuto andare io perché ero io il killer di elezione di Stefano Bontade. Il Mannoia concludeva così che non potevano che essere stati Mario Prestifilippo, Stefano/Lucchese, eccetera, quegli stessi personaggi indicati dal Galati. Inoltre le fotografie di questi personaggi sono state mostrate alla vedova Mattarella, la quale ha escluso che costoro potessero essere stati coinvolti nell’omicidio". 

"Nell’agosto 1980, subito dopo l’omicidio del procuratore della Repubblica di Palermo Gaetano Costa, si reca a Londra Bruno Contrada, su incarico del Questore di Palermo del tempo, Nicolugia - raccontava ancora Falcone - Contrada mostra alla vedova Mattarella la fotografia di Salvatore Inzerillo indicandolo come l’esecutore dell’omicidio. Anche allora, come successivamente a me, la vedova Mattarella escluse categoricamente che Salvatore Inzerillo (che era coinvolto e che adesso è stato rinviato a giudizio per l’omicidio di Costa) potesse essere uno degli esecutori materiali dell’omicidio. Sul punto vi sono dichiarazioni assolutamente concordi sia di Contrada, sia dell’onorevole Sergio Mattarella, sia della vedova di Piersanti Mattarella". 
 

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