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Cronaca

Errore nel decreto di confisca e schiaffo a Peppino Impastato: Casa Felicia torna ai Badalamenti

Sgomento a Cinisi per una vicenda che ha dell'incredibile: l'immobile che era stato sottratto a Tano deve essere restituito al figlio Leonardo. Era gestita dalla famiglia del ragazzo ucciso dai clan 

Di Redazione

Per un errore nel decreto di confisca commesso tanti anni fa, l’Agenzia nazionale per i beni confiscati deve restituire “Casa Felicia” al figlio del capomafia di Cinisi, Gaetano Badalamenti, condannato per essere il mandante dell’omicidio di Peppino Impastato. L’agenzia per i beni confiscati ha ordinato che il prossimo 26 aprile l’immobile dev'essere restituito a Leonardo Badalamenti - scrive Repubblica Palermo- e Giovanni Impastato, fratello di Peppino, cui è stato affidato il casolare dal comune di Cinisi, parla di «situazione ridicola».

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Il figlio del boss aveva ottenuto dai giudici della Corte di Assise la restituzione del bene, finito per errore nel decreto di confisca. Ne era nata una querelle col sindaco di Cinisi Giangiacomo Palazzolo che aveva fatto restaurare il casolare che oggi si chiama “Casa Felicia” come la madre di Impastato. Badalamenti e il sindaco si erano reciprocamente denunciati e il figlio del mafioso aveva perfino rotto i catenacci dell’immobile per prenderne possesso.

«Sarebbe una grande sconfitta per Cinisi, per le giovani generazioni e per chi ha sacrificato la vita nella lotta alla mafia. Casa Felicia è stata confiscata a Gaetano Badalamenti, boss di Cosa nostra mandante dell’omicidio di Peppino Impastato, e assegnata nel 2010 al Comune di Cinisi dall’Agenzia nazionale per i beni confiscati. Da rudere, fu ristrutturata con quasi 400mila euro di fondi europei. Adesso, dopo più di dieci anni, la confisca è stata revocata» hanno denunciato l’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato, il Centro Impastato - No mafia memorial, l’associazione Peppino Impastato.

«Se c'è stato un “errore” vogliamo capire chi ne ha la responsabilità, anche perché - aggiunge la nota - questo ha determinato la spesa di molti soldi pubblici. Leonardo Badalamenti nell’agosto del 2020, con la scusa di rivendicare un suo diritto, aveva rotto le serrature di questo immobile - spiegano le associazioni - per appropriarsene con la forza. Pochi giorni dopo fu arrestato dalla Dia su un mandato di cattura internazionale emesso nel 2017 dall’autorità giudiziaria di Barra Funda (Brasile) per traffico di stupefacenti e falsità ideologica. Nel maggio 2021 gli fu negata l’estradizione in Brasile, seguì la scarcerazione. A gennaio 2021 il Comune ha dato a Casa Memoria Impastato la gestione del bene, che da allora è stato visitato da centinaia di giovani. Poi l'improvvisa notizia arrivata al Comune di Cinisi con sole 24 ore di anticipo: l’Agenzia nazionale dei beni sequestrati alla criminalità organizzata aveva notificato la revoca della confisca e le operazioni di immissione in possesso erano fissate per il 25 febbraio, appuntamento rinviato al 29 aprile».

 

Il Comune, con una delibera, ha dichiarato la volontà di mantenere la proprietà e il possesso del bene e di avvalersi della facoltà della restituzione per equivalente. «Per quanto ci riguarda, dichiariamo l’intenzione di porre in atto la nostra resistenza - concludono le associazioni - affinché questo bene non ritorni a Leonardo Badalamenti».

 

«Il procedimento di revoca della confisca è antecedente all’accordo di collaborazione tra il comune di Cinisi e l’associazione Casa Memoria Felicia avvenuta il 28 gennaio 2021. La concessione quindi è avvenuta dopo il provvedimento giudiziario di restituzione dell’immobile» ha precisato l’avvocato Christian Alessi che difende Leonardo Badalamenti. Il legale precisa che dopo la pubblicazione della sentenza della Corte nel luglio 2020 ha avviato il procedimento di rilascio dell’immobile perché la Corte aveva ordinato «la restituzione del suddetto cespite immobiliare agli aventi diritto». La Cgil ha espresso «incredulità e sconcerto». «Restituire il bene confiscato ai Badalamenti – hanno detto il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo e il responsabile del dipartimento legalità della Cgil Palermo Dino Paternostro - sarebbe un’assurdità, una sconfitta per chi si batte tutti i giorni per affermare legalità e giustizi. Ed per questo che la Cgil è al fianco di Giovanni Impastato, di Casa Felicia e del Comune di Cinisi, impegnati con i loro legali per evitare che ciò avvenga».

«Sarebbe una grave sconfitta per tutti. Sarebbe uno schiaffo alla memoria di Peppino e a tutte le battaglie di legalità e di antimafia sociale portate avanti da Casa Felicia», sostengono i parlamentari M5S della commissione nazionale Antimafia. «Sarebbe un segnale grave e una vittoria simbolica delle mafie se si togliesse alla collettività un bene per restituirlo alla famiglia del boss», aggiunge il senatore Franco Mirabelli, capogruppo Pd in Antimafia.

«Non possiamo permetterci di cedere ad un errore formale concedendo un regalo inaspettato alle mafie», ricorda Libera.

Parla di «una vergogna intollerabile». Mariella Maggio, segretaria palermitana di ArticoloUno. «Non ci si può rassegnare - prosegue - a questa “vittorià giudiziaria” del degno figlio di Tano Badalamenti, Leonardo, ed è dovere delle istituzioni siciliane e nazionali trovare una soluzione che impedisca questo insulto alla memoria a 30 anni dalle stragi di Capaci e di Via D’Amelio e alla vigilia del 44° anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato».

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