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Cronaca

Giovanni Falcone, la sua eredità morale e gli italiani: per due terzi fu un eroe, per il 70% fu lasciato solo

Donato da Ipsos alla Fondazione dedicata al magistrato ucciso da Cosa nostra con Francesca Morvillo e gli uomini della scorta a trent'anni dalla strage di Capaci  

Di Redazione

Due terzi degli italiani ritengono Giovanni Falcone un eroe, un uomo che col suo impegno è andato ben oltre il suo dovere di giudice e servitore dello Stato. La maggioranza degli italiani (58 per cento) è anche convinta che il magistrato morto a Capaci fosse consapevole che Cosa nostra lo avrebbe ucciso, ma che scelse di proseguire comunque il suo lavoro. Per il 71 per cento degli intervistati, poi, il giudice siciliano fu costretto a combattere la mafia in solitudine.

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E' il quadro che emerge da un sondaggio che Ipsos ha donato alla Fondazione Falcone alla vigilia del 30esimo anniversario della strage di Capaci, costata la vita ai giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo e agli agenti di scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani.

Una ricerca ad ampio raggio che sonda il ricordo degli italiani della stagione stragista e di Giovanni Falcone e la percezione attuale del fenomeno mafioso.

Lasciato solo dalla politica per il 75 per cento (solo il 7 per cento ritiene che la politica lo abbia sostenuto, il 18 non sa rispondere), Falcone fu isolato dalla stessa magistratura per il 62 per cento degli intervistati (solo per il 17 per cento i colleghi lo sostennero, il 21 per cento non sa). Mentre per la maggioranza relativa del campione (il 47 per cento) il magistrato sarebbe stato appoggiato dalla società civile (contro il 33 per cento di parere opposto).

Solo una marginale minoranza degli intervistati (8 per cento) ritiene che sulle stragi di Capaci e via D’Amelio sia stata fatta piena giustizia. La maggioranza relativa (42 per cento) pensa che siano stati condannati esecutori materiali e mandanti mafiosi, ma non sia stata fatta luce sui presunti mandanti occulti e sulle coperture politiche. E un altro terzo ritiene che non siano stati condannati nemmeno i mandanti mafiosi o addirittura neanche i veri killer.

Lo Stato reagì alla stagione delle stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio cercando un "compromesso politico" con Cosa Nostra? Ne è convinto il 33 per cento degli intervistati. Per il 22 per cento invece la reazione delle istituzioni è stata "militare" e "giudiziaria" e si è manifestata con un potenziamento del controllo del territorio, con le indagini e con gli arresti.

Per il 21 per cento lo Stato ha reagito investendo sulla cultura della legalità. Solo 1 su 10 ritiene che non ci sia stata alcuna reazione. Quale che sia stata, la condotta delle istituzioni ha prodotto, secondo gli italiani, solo risultati parziali: per il 47 per cento è stata efficace a fermare la violenza stragista dell’epoca, per il 33 a ridurre la gravità del fenomeno mafioso e solo per il 27 è servita a sconfiggere definitivamente la mafia.

La rilevazione è stata effettuata tra il 30 marzo e il 4 aprile. L'eredità del lavoro svolto da Giovanni Falcone è considerata importante: pressoché unanime la conoscenza del maxiprocesso alla mafia, primo atto d’accusa a Cosa nostra istruito da Falcone (anche se per il 64 per cento resta una conoscenza sommaria). Secondo gli intervistati, ancora, Falcone ha inferto un duro colpo a Cosa Nostra, ma molto resta ancora da fare (per il 55 degli italiani). Solo 1 su 10 ritiene che il suo lavoro sia stato inutile. Il ricordo del 23 maggio 1992, giorno dell’attentato di Capaci, è netto anche tra i più giovani, informati dai genitori e dalla scuola su quanto accadde. Alla domanda su quale sia stato lo stato d’animo dopo la notizia della strage: per il 38 per cento della popolazione la risposta è stata di rabbia, incredulità per il 26 per cento, tristezza per il 21. Un italiano 1 su 10 ha provato paura.

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