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Cronaca

Hotspot di Lampedusa di nuovo al collasso, sindaco: «E' un bollettino di guerra»

Gli sbarchi non si fermano nell'isola dove ci sono 1.500 ospiti a fronte di una capienza della struttura di accoglienza, di 300 persone

Di Redazione

Navi umanitarie in pausa ma decise a ritornare in mare. Mentre non si arresta il flusso migratorio e l'hotspot di Lampedusa è nuovamente al collasso, con 1.500 ospiti per una capienza di 300 posti. Gli arrivi di quest’anno hanno superato quota 90mila, il 64% in più rispetto allo scorso anno. Nel mese di novembre sono già 5mila. «Il nostro sistema di accoglienza è in gravissima difficoltà», ha lamentato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Sono 103mila gli ospiti del sistema: in maggioranza (69mila) nei centri di accoglienza, il resto (32mila) nelle strutture Sai (Sistema di accoglienza ed integrazione) gestiti dai Comuni. Più una quota residuale negli hotspot. E proprio la struttura di via Imbriacola a Lampedusa a presentare le maggiori criticità, messa sotto pressione dall’ondata di sbarchi delle ultime settimane e che non accenna a fermarsi. Anche oggi, sono arrivati con varie operazioni 262 migranti. Tra di loro anche una donna in pieno travaglio che è stata subito soccorsa e poi portata con elisoccorso all’ospedale di Agrigento. Il sindaco, Filippo Mannino, ha chiesto un incontro al ministro Piantedosi e l'appuntamento è stato programmato per il prossimo 28 novembre. Mannino parla di «un bollettino di guerra» che sta «diventando una quotidianità, nell’indifferenza dell’Europa. È duro lavorare in queste condizioni». 

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Arrivi si sono registrati anche in Calabria. In 65, in prevalenza pachistani, sono sbarcati nel porto di Roccella Ionica (Rc) dopo essere stati soccorsi in mare dalla Guardia costiera. Erano a bordo di una barca di legno con i motori in avaria ad oltre 50 miglia di distanza dalla costa calabrese. Quanto alle navi ong, in circolazione al momento c'è solo il veliero Nadir di ResQship, intervenuto nelle ultime ore per assistere imbarcazioni in difficoltà i cui passeggeri sono stati poi portati a Lampedusa da motovedette italiane. La Geo Barents è ferma al porto di Licata, ma pronta a ripartire. «Dopo i necessari rifornimenti e cambio equipaggio - informa Medici senza frontiere - tornerà nel Mediterraneo centrale per la sua ventesima rotazione. Continueremo a testimoniare l’emergenza nel Mediterraneo centrale». 

Anche la Ocean Viking, che ha dovuto riparare a Tolone dopo il rifiuto dell’Italia di concederle un porto di sbarco, ha promesso di tornare in zona ricerca e soccorso, ma ciò non avverrà a breve termine. «Contiamo di tornare in mare entro poche settimane. Niente ci farà rinunciare all’imperativo del soccorso in mare. È criminale lasciare questo spazio marittimo senza risorse significative dedicate alla ricerca e al salvataggio», ha detto Sophie Beau, co-fondatrice and direttore esecutivo di Sos Mediterranee. Tuttavia, ha aggiunto, «stiamo affrontando grandi difficoltà finanziarie, a causa di un importante aumento del costo delle nostre operazioni a seguito della guerra in Ucraina. Chiediamo oggi il sostegno finanziario di coloro che condividono i nostri valori e desiderano contribuire a salvare vite umane: cittadini, organizzazioni, istituzioni, enti locali, per sostenerci, fate una donazione. Allo stato attuale delle nostre finanze, non possiamo garantire la sostenibilità delle nostre missioni oltre pochi mesi». 
 

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