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Cronaca

I confetti rossi e i sassolini di Mirello: ecco i primi 13 medici laureati nella "sua" facoltà

L'ex senatore Crisafulli ha fondato il Proserpina, il fondo che è l’interfaccia italiana dell’Università romena Dunarea de Jos di Galati che il 27 settembre è pronta a laureare i primi 13 dottori in Medicina

Di Tiziana Tavella

Che l’ex senatore democratico Mirello Crisafulli, oggi amministratore unico del Fondo Proserpina Srl l’interfaccia italiana dell’Università romena Dunarea de Jos di Galati, pronta a laureare il prossimo 27 settembre i primi 13 dottori in Medicina, sia uomo dalle inesauribili risorse e dai modi di fare diretti è risaputo, ma che abbia anche capacità “profetiche” meno.

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Sul finire del 2015, quando nessuno in Italia avrebbe scommesso sulla longevità del percorso di medicina in lingua romena nel centro Sicilia, tra scontri diretti con il Miur e rettori e associazioni studentesche che gridavano allo scandalo ed erano anche state avviate anche indagini penali sull’approdo dell’ateneo romeno proprio su impulso ministeriale, Crisafulli invitava «tutti i gufi alla prima festa di laurea». Non solo, il patron del Fondo Proserpina, si spingeva anche oltre dicendo «questa vicenda si concluderà con un danno per il Miur. Noi abbiamo tutte le carte in regola per andare avanti e gli studenti hanno una ferma fiducia in noi e nel loro futuro universitario oggi e professionale domani. Troppe volte sono stato accusato di illegittimità che alla fine si sono dimostrate infondate». 

Carte alla mano, il Miur ha rinunciato alla Cassazione dopo due no consecutivi dal tribunale civile nisseno cui si era rivolto per via urgente per lo stop alle attività dell’ateneo romeno e non solo 13 “pionieri” sono pronti per la laurea in medicina, ma già due anni fa si sono laureati i primi sei infermieri, seguiti poi da altri, e per loro il ministero della Salute italiano ha emesso decreto di riconoscimento del titolo conseguito in Romania e lavorano già negli ospedali siciliani. 

Ma alla fine i “gufi” li ha invitati davvero alle prime lauree?
«Sì certo, ho invitato tutti, sta a loro scegliere cosa fare, magari tra loro c’è qualcuno che dovrebbe essere anche riconoscente ad Enna per questioni di collegio elettorale».

Ha mai pensato di mollare? 
«Neanche per un momento. Ero certo di essere nel giusto e di non fare niente di illecito o anche lontanamente fuori dalle regole e di stare subendo un abuso. Non potevo sopportare che si impedisse di studiare liberamente in Europa e non si allargasse la mente in questa direzione. Non si può essere europeisti a giorni alterni».

Improvvisamente da “zar” della politica era diventato nemico numero 1 da isolare a tutti i costi...
«Erano prese di posizione di una parte del mio partito che aveva idee diverse dalle mie, l’università romena era ed è in piena regola per approdare ed operare in Italia. Quelli dicevano di essere preoccupati per la salute degli italiani, mentre l’esperienza della Dunarea de Jos dimostra di contribuire attivamente al problema della carenza dei medici in Italia. Nei prossimi cinque anni contiamo di laureare oltre 360 medici con tutte le carte in regola per lavorare, se lo vorranno in Italia, o in Europa. Altri non so se hanno la forza di esistere e di resistere».

È successo anche che 7 anni dopo il Pd è ancora il suo partito mentre chi le dava contro ne ha creato un altro...
«Il pensiero politico si evolve, abbiamo visioni diverse della politica, di quello che è interesse di tutti e di quello che lo è di uno soltanto».
 

C’è qualcosa che non rifarebbe? 
«Assolutamente no, perché ero nel giusto ed i fatti lo hanno dimostrato».

 Lei ha un rapporto particolare con gli studenti, tanto da averli portati in pizzeria in un giorno particolare, quello in cui vennero sequestrati dalla Procura di Enna i locali dell’ospedale Umberto I in cui aveva avviato i corsi di lingua romena.
«Verissimo, coincideva con San Martino. Non potevo lasciare soli i ragazzi che avevano creduto in me. A loro, alle loro famiglie va il mio grazie per avere continuato su questa strada consentendone la crescita».
 

Ha pensato ai nemici in quel momento?
«Non li conto mai, non mi interessano. Questa esperienza ha il suo seguito sempre crescente, quello che mi ero prefisso è arrivato in porto».

Non è mai rimasto solo? 
«No. L’attuale rettore della Dunarea era ministro dell’Istruzione in fase di avvio di questa esperienza, ed era qui all’apertura del primo anno accademico. Accanto a me c’erano le persone giuste, compresi i miei figli, e nonostante le preoccupazioni che vedevo per le decisioni dei tribunali, si è andati avanti».

Tre anni fa le cose cambiano e ad inaugurare l’anno accademico c’erano anche l’assessore Lagalla, il presidente dell’ Ars Miccichè...
«Sì, fu un momento importante e l’anno dopo abbiamo avuto ospite l’assessore Razza».

Nato per resistere quindi?
«Non mi sono mai fermato. Le azioni le misuro sul campo».

Il momento più bello di questa esperienza? 
«È bellissima nel suo intero. Certo vedere i ragazzi laureati in infermieristica lavorare e distinguersi in un momento difficile come quello attuale è una grande soddisfazione, lo sforzo fatto non è andato perso».
Il più brutto?
«A fine agosto abbiamo saputo che una nostra studentessa di 21 anni, Claudia Cassiba, era morta in un incidente stradale sulla 117 bis. Le intitoleremo un’ aula e la ricorderemo durante la cerimonia del 27 settembre». 

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