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Cronaca

Il Papa a Lesbo: «Il Mediterraneo è un cimitero senza lapidi»

Il sommo Pontefice in visita ai rifugiati del "Reception and Identification Centre", sull'isola greca, ha parlato del fenomeno dell'immigrazione

Di Redazione

La migrazione «è un problema del mondo, una crisi umanitaria che riguarda tutti», ha sottolineato papa Francesco durante la sua visita ai rifugiati del 'Reception and Identification Centrè, sull'isola greca di Lesbo. «La pandemia ci ha colpiti globalmente, ci ha fatti sentire tutti sulla stessa barca, ci ha fatto provare che cosa significa avere le stesse paure - ha proseguito il Pontefice -. Abbiamo capito che le grandi questioni vanno affrontate insieme, perché al mondo d’oggi le soluzioni frammentate sono inadeguate». «Ma mentre si stanno faticosamente portando avanti le vaccinazioni a livello planetario e qualcosa, pur tra molti ritardi e incertezze, sembra muoversi nella lotta ai cambiamenti climatici, tutto sembra latitare terribilmente per quanto riguarda le migrazioni», ha osservato. «Eppure ci sono in gioco persone, vite umane!», ha rilevato. «C'è in gioco il futuro di tutti, che sarà sereno solo se sarà integrato - ha aggiunto Francesco -. Solo se riconciliato con i più deboli l’avvenire sarà prospero. Perché quando i poveri vengono respinti si respinge la pace». 

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«Chiusure e nazionalismi - la storia lo insegna - portano a conseguenze disastrose». «È un’illusione - ha detto - pensare che basti salvaguardare se stessi, difendendosi dai più deboli che bussano alla porta. Il futuro ci metterà ancora più a contatto gli uni con gli altri. Per volgerlo al bene non servono azioni 
unilaterali, ma politiche di ampio respiro». La storia «lo insegna ma non lo abbiamo ancora imparato. Non si voltino le spalle alla realtà, finisca il continuo rimbalzo di responsabilità, non si deleghi sempre ad altri la questione migratoria, come se a nessuno importasse e fosse solo un inutile peso». 

«È triste sentir proporre, come soluzioni, l’impiego di fondi comuni per costruire muri, dei fili spinati. Siamo nell’epoca dei muri, dei fili spinati», ha detto il Papa. Certo, «si comprendono timori e insicurezze, difficoltà e pericoli. Si avvertono stanchezza e frustrazione, acuite dalle crisi economica e pandemica, ma non è alzando barriere che si risolvono i problemi e si migliora la convivenza». «È invece unendo le forze per prendersi cura degli altri secondo le reali possibilità di ciascuno e nel rispetto della legalità - ha aggiunto -, sempre mettendo al primo posto il valore insopprimibile della vita di ogni uomo».  «Non scappiamo via 
frettolosamente dalle crude immagini dei piccoli corpi di bambini stesi inerti sulle spiagge. Il Mediterraneo, che per millenni ha unito popoli diversi e terre distanti, sta diventando un freddo cimitero senza lapidi». «Questo grande bacino d’acqua, culla di tante civiltà, sembra ora uno specchio di morte - ha rilevato -. Non lasciamo che il 'mare nostrum' si tramuti in un desolante 'mare mortuum', che questo luogo di incontro diventi teatro di scontro! Non permettiamo che questo 'mare dei ricordì si trasformi nel 'mare della dimenticanzà. Vi prego, fermiamo questo naufragio di civiltà!». 

 «Disprezzando l’uomo creato a sua immagine, lasciandolo in balia delle onde, nello sciabordio dell’indifferenza, talvolta giustificata persino in nome di presunti valori cristiani, si offende Dio», ha continuato Francesco durante la sua visita al campo profughi di Lesbo. «La fede ci chiede invece compassione e misericordia. Esorta all’ospitalità, a quella 'filoxenià che ha permeato la cultura classica», ha proseguito: «non è ideologia religiosa, sono 'radici cristiane concretè. Gesù afferma solennemente di essere lì, nel forestiero, nel rifugiato, in chi è nudo e affamato. E il programma cristiano è trovarsi dove sta Gesù». 

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