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Cronaca

Il pizzo, il blitz di Palermo e l'amarezza del prefetto Messina: «Le vittime non denunciano, anzi collaborano coi boss»

Il direttore centrale anticrimine illustra l'operazione che ha portato all'arresto di 31 persone

Di Redazione

Non solo non hanno denunciato le richieste di pizzo, ma in molti casi si sono schierati dalla parte dei boss. E’ la realtà drammatica che emerge dal maxi blitz antimafia eseguito dall’alba dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei carabinieri che ha colpito nuovamente il mandamento di Brancaccio con l’arresto di 31 persone.

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"Con l’operazione di oggi abbiamo avuto la conferma di un’attiva estorsiva massiva", spiega il prefetto Francesco Messina,  direttore centrale anticrimine, ricordando le 50 estorsioni documentate nel corso delle indagini. "Gli estorti - ha sottolineato - non hanno collaborato con le forze dell’ordine, anzi è emersa una 'collaborazione' con chi li sottoponeva a estorsione" per evitare l'azione repressiva dello Stato. 

 

 

Un dato, quello della reticenza delle vittime a denunciare gli esattori del racket già emerso nelle precedenti operazioni antimafia. "Evidentemente il controllo del territorio e il 'servizio di protezione' che fornisce Cosa Nostra in quell'ambito è ancora prevalente. Dobbiamo incidere soprattutto con la repressione per venire a capo di questa situazione", ha detto ancora il prefetto Messina.

 

 

Il capo dell'Anticrimine ha comunque spiegato come le indagini abbiano permesso di «disarticolare un aggressivo consesso mafioso» e come il blitz «appare oggi ancora più denso di significato per l’imminenza delle celebrazioni a ricordo del sacrificio che 30 anni fa sopportarono i Giudici Falcone e Morvillo, e gli uomini della Polizia di Stato in servizio per la loro tutela".

 

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