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Cronaca

Le accuse al prete arrestato per pedofilia: prestazioni sessuali pagate con le offerte dei fedeli

Il parroco finito in carcere è originario di Caltavuturo ed era «solito contattare ragazzi minorenni di sesso maschile originari di Termini Imerese e delle zone limitrofe

Di Redazione

Per pagare le prestazioni sessuali con i minorenni, via chat, il sacerdote arrestato per prostituzione minorile aggravata avrebbe utilizzato anche i soldi delle offerte dei fedeli. E' quanto emerge dall’ordinanza di custodia cautelare a carico del religioso e della madre di uno dei ragazzini dove si enunciano tutte le condotte criminali contestate al prelato, il cui nome ormai è stato già diffuso da diversi media. Si tratta di don Vincenzo Esposito, parroco di San Feliciano in Magione, un piccolo borgo in provincia di Perugia. don Vincenzo però è originario proprio della sicilia, è nato infatti a Caltavuturo, nel Palermitano, non lontano da quella Termini Imerese dove viveva invece il ragazzino costretto a prostituirsi online e la madre del minorenne che era consenziente e che è stata arrestata anche lei.

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Dalle intercettazioni telefoniche e telematiche è risultato che il sacerdote di Perugia (arrestato per prostituzione minorile aggravata e ora rinchiuso nel carcere di Spoleto) era «solito contattare ragazzi minorenni di sesso maschile originari di Termini Imerese e delle zone limitrofe con i quali effettua delle videochiamate a sfondo sessuale mediante le applicazioni whatsapp o messenger, chiamate durante le quali i minori compiono atti di autoerotismo dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che poi vengono caricate dall’indagato su carte post pay in uso ai minori».  

 

Sarebbero quattro i ragazzi ai quali il prete avrebbe chiesto video e foto hard in cambio di soldi e regali. Le indagini sono cominciate tra maggio, giugno e luglio del 2020. La donna, difesa dall’avvocato Giuseppe Minà di Termini Imerese, avrebbe saputo di quanto accadeva in chat tra il sacerdote e il figlio e non avrebbe fatto nulla per mettere fine alla prostituzione del ragazzo. La donna avrebbe anche saputo dei soldi che il sacerdote, difeso dall’avvocato Renato Vazzana, elargiva al ragazzino. 

 

 «Il mio assistito è turbato per quanto successo - dice l'avvocato Vazzana - ma è sereno e domani, nel giorno dell’interrogatorio, risponderà al giudice. Il mio assistito respinge tutte le contestazioni». Al prete è contestata anche la detenzione di materiale pedopornografico. 

 

Sebbene le indagini non hanno finora dimostrato contatti reali tra il parroco e il minorenne, l'ordinanza di carcerazione è un atto d'accusa pesantissimo per don Vincenzo, «solito intrattenere rapporti telematici di natura esclusivamente sessuale con soggetti di minore età - scrive il gip di Palermo Fabio Pilato - inducendoli a compiere atti di autoerotismo, talvolta in presenza fra di loro, dietro la promessa e corresponsione di somme di denaro che vengono caricate sulle carte post pay in uso ai minori stessi».

 

 

 E a volte queste somme di denaro pare arrivassero anche dalle offerte dei fedeli. Riportando una conversazione tra il prete e un minore, il Gip scrive: «Nonostante il minore non si senta bene e prospetti il bisogno di avere dei medicinali, il parroco dimostra noncuranza dello stato psico-fisico del minore, e lo induce ad effettuare ugualmente la videochiamata. Significativo il riferimento ai soldi da parte del parroco: '"nche a tuo cognato ieri glieli avrei voluti mandare ma non ho potuto non che non ho voluto.. non ce li avevo e non ce li ho.. se arriva qualche cosa magari vedo cosa posso fare ma sinceramente non ce l’ho...". L'espressione "se arriva qualche cosa", cioè al di fuori dello stipendio ordinario da lui percepito, lascia intendere che per fronteggiare i continui esborsi per le prestazioni sessuali online, il parroco potesse prelevare anche il danaro lasciato dai fedeli per le offerte», spiega il giudice per le indagini preliminari. 

 

«Il linguaggio esplicito e monotematico utilizzato dimostra come le relazioni intrattenute dal parroco con i suoi giovani interlocutori quasi con cadenza giornaliera non trovino fondamento nel ministero del sacerdozio o in ragioni di assistenza sociale, ed obbediscano esclusivamente alle irrefrenabili esigenze di soddisfacimento di insani impulsi sessuali - dice - Non sussiste infatti nessuna conversazione che lasci solo ipotizzare che le dazioni di danaro fossero ispirate a ragioni di solidarietà, di aiuto o di beneficenza da parte del prete nei confronti di soggetti poco abbienti». 

 

Il sacerdote «ha saputo impostare - per il Gip - un gioco psicologico di dipendenza, ed anche di affetto», «inducendo in tentazione i ragazzini con le ricompense economiche, e così approfittando delle umili origini e della situazione di bisogno». 

 

Secondo il Gip, il sacerdote era «privo di poteri di autocontrollo» ed «in preda ai suoi impulsi» e «ha dimostrato di non saper anteporre alcun freno inibitore ai desideri compulsivi nutriti».

 

Ecco alcuni stralci di intercettazioni: «Cosa fareste tu e D. insieme a me?», chiede il parroco a un ragazzino. E lui: «Tu lo sai cosa faremmo». «Dimmelo, a me piacerebbe fare l’amore con te e con lui insieme... che non l’ho fatto mai in tre...».  E ancora: «Tu da che parte vuoi stare?». Seguono altre frasi piene di volgarità. «Potreste fare cambio». «Una volta l'uno!», dice il ragazzino. «Va bene».

 

L'Archidiocesi di Perugia-Città della Pieve ha diffuso un comunciato in cui ha espresso stupore e dolore per la  notizia dell'arresto del sacerdote e ha assicurato la più completa disponibilità alla collaborazione con l'autorità giudiziaria per il raggiungimento della verità dei fatti. 

 

L’Arcidiocesi  ha precisato che «mai alcuna segnalazione è giunta all’autorità ecclesiastica relativa ai fatti oggetto dell’indagine. Rimane comunque prioritario l’impegno ad approfondire con diligenza i fatti, applicando le indicazioni dettate dalla normativa canonica e seguire le eventuali indicazioni offerte dalla Santa Sede». 

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