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Cronaca

La polemica sui termovalorizzatori, Pd all'attacco di Musumeci ma la Cisl si "smarca": «Non si può sempre dire di no»

Accuse incrociate tra il governatore e i dem: tutto è nato dalla volontà del sindaco di Roma di realizzare un impianto per liberare la Capitale dai rifiuti

Di Redazione

Una polemica che nasce sostanzialmente dal nulla ma che col passare delle ore cresce coinvolgendo la politica, le associazioni ambientaliste e i sindacati. L’argomento è i termovalorizzatori e la polemica nasce da un annuncio di Nello Musumeci: «Ieri ha completato il suo lavoro e ha verbalizzato l’idoneità di due progetti per termovalorizzatori, uno per la Sicilia occidentale (647 milioni a Gela) e uno per la Sicilia orientale (poco meno di 400 milioni nel Catanese)». Che la Regione voglia farli è noto sin dall'inizio della legislatura e ancora c’è però ancora nemmeno il bando. Però Musumeci ha “provocato” il Pd siciliano in un video sui social: “Perché a Roma il sindaco del Pd fa il termovalorizzatore e il pd siciliano tace, e se lo vogliamo fare noi si fanno le barricate». Schermaglie preelettorali si dirà. 

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Al che si è susseguita una ridda di prese di posizioni. Legambiente che ha confermato il no («La scelta del presidente Musumeci di costruire gli inceneritori è scellerata e insostenibile, per l'ambiente e per le tasche dei siciliani. Come per quelli di Cuffaro, alla faccia della rottura con il passato, faremo di tutto per fermarli» ha minacciato Gianfranco Zanna, presidente dell’associazione).

 

 

Poi è arrivata la volta del Pd siciliano chiamato in causa: «Al vetero fascista Musumeci, riguardo ai termovalorizzatori in Sicilia, dico che il sindaco di Roma Gualtieri definito post comunista, ha utilizzato, a differenza sua, uno strumento democratico a lui sconosciuto: la concertazione. Il Pd non ha nessun pregiudizio sui termovalorizzatori. Ma più volte abbiamo illustrato gli errori di fondo di una scelta che arriva, ormai fuori tempo massimo e senza alcun confronto. Mentre il governo del nulla si è arrovellato per tutta la legislatura su un piano rifiuti vuoto e inutile» ha detto il segretario regionale del PD Sicilia, Anthony Barbagallo. «Al Governo, anche con una interrogazione a mia firma e senza alcuna risposta – ha spiegato Barbagallo -, abbiamo fatto presente che vi sono elementi di incompatibilità ambientale per il sito di Pantano d’Arci, nel Catanese, in cui si intende realizzare un impianto di compostaggio. Desta inoltre perplessità anche l’area di Gela. A proposito di concertazione e di improponibili paragoni con Gualtieri, avanzate da Musumeci: il confronto su un tema delicato come questo avrebbe dovuto suggerire a Musumeci cautela e dialogo. E non – ha concluso - l’ennesimo annuncio a pochi mesi dalle elezioni regionali».

 

Ma c’è chi si smarca, come la Cisl: «Non si può dire sempre no: siamo d’accordo sui termovalorizzatori, ma va ridiscussa tutta la filiera del ciclo dei rifiuti, dalla raccolta al compostaggio e al riutilizzo delle materie prime» ha detto Maurizio Attanasio, segretario della Cisl di Catania, l’annuncio del presidente Musumeci sull'idoneità di due progetti di impianto, uno per la Sicilia occidentale uno per quella Orientale. «Le continue emergenze in cui versano le discariche, compresa l'attuale, e l’allarme sanitario che ne scaturisce - aggiunge - sono anche figlie di anni di “no”, spesso pregiudiziali, alla realizzazione di qualsiasi impianto. Ora è il momento di dire “sì”, anche perché ci sono soluzioni innovative già in funzione sia in altre grandi regioni italiane sia in alcune capitali europee. Certo, quella dei termovalorizzatori resta comunque una soluzione parziale della questione rifiuti, ma c'è bisogno di confrontarsi sulla loro gestione, dalla raccolta allo scarto di materie riutilizzabili, fino alla produzione di bio-energia, per definire ciò che andrà davvero a finire dentro l’impianto. Ma - conclude il segretario della Cisl catanese - occorre superare la stagione delle discariche che oltre a rappresentare un danno ambientale e un 'business' non sempre chiaro, non consentono un riutilizzo adeguato dei rifiuti conferiti e sepolti dalla terra».

 

 

Una polemica che nasce sostanzialmente dal nulla ma che col passare delle ore cresce coinvolgendo la politica, le associazioni ambientaliste e i sindacati. L’argomento è i termovalorizzatori e la polemica nasce dall’annuncio di Nello Musumeci: «ieri ha completato il suo lavoro e ha verbalizzato l’idoneità di due progetti per termovalorizzatori, uno per la Sicilia occidentale (647 milioni) e uno per la Sicilia orientale (poco meno di 400 milioni)». Non c’è ancora nemmeno il bando ma il presidente ha “provocato” il Pd siciliano in un video sui social: “Perché a Roma il sindaco del Pd fa il termovalorizzatore e il pd siciliano tace, e se lo vogliamo fare noi si fanno le barricate».

Al che si è susseguita una ridda di prese di posizioni. Legambiente che ha confermato il no («La scelta del presidente Musumeci di costruire gli inceneritori è scellerata e insostenibile, per l'ambiente e per le tasche dei siciliani. Come per quelli di Cuffaro, alla faccia della rottura con il passato, faremo di tutto per fermarli» ha minacciato Gianfranco Zanna, presidente dell’associazione).

 

Poi è arrivata la volta del Pd siciliano chiamato in causa: «Al vetero fascista Musumeci, riguardo ai termovalorizzatori in Sicilia, dico che il sindaco di Roma Gualtieri definito post comunista, ha utilizzato, a differenza sua, uno strumento democratico a lui sconosciuto: la concertazione. Il Pd non ha nessun pregiudizio sui termovalorizzatori. Ma più volte abbiamo illustrato gli errori di fondo di una scelta che arriva, ormai fuori tempo massimo e senza alcun confronto. Mentre il governo del nulla si è arrovellato per tutta la legislatura su un piano rifiuti vuoto e inutile» ha detto il segretario regionale del PD Sicilia, Anthony Barbagallo. «Al Governo, anche con una interrogazione a mia firma e senza alcuna risposta – ha spiegato Barbagallo -, abbiamo fatto presente che vi sono elementi di incompatibilità ambientale per il sito di Pantano d’Arci, nel Catanese, in cui si intende realizzare un impianto di compostaggio. Desta inoltre perplessità anche l’area di Gela. A proposito di concertazione e di improponibili paragoni con Gualtieri, avanzate da Musumeci: il confronto su un tema delicato come questo avrebbe dovuto suggerire a Musumeci cautela e dialogo. E non – ha concluso - l’ennesimo annuncio a pochi mesi dalle elezioni regionali».

 

Ma c’è chi si smarca, come la Cisl: «Non si può dire sempre no: siamo d’accordo sui termovalorizzatori, ma va ridiscussa tutta la filiera del ciclo dei rifiuti, dalla raccolta al compostaggio e al riutilizzo delle materie prime» ha detto Maurizio Attanasio, segretario della Cisl di Catania, l’annuncio del presidente Musumeci sull'idoneità di due progetti di impianto, uno per la Sicilia occidentale uno per quella Orientale. «Le continue emergenze in cui versano le discariche, compresa l'attuale, e l’allarme sanitario che ne scaturisce - aggiunge - sono anche figlie di anni di “no”, spesso pregiudiziali, alla realizzazione di qualsiasi impianto. Ora è il momento di dire “sì”, anche perché ci sono soluzioni innovative già in funzione sia in altre grandi regioni italiane sia in alcune capitali europee. Certo, quella dei termovalorizzatori resta comunque una soluzione parziale della questione rifiuti, ma c'è bisogno di confrontarsi sulla loro gestione, dalla raccolta allo scarto di materie riutilizzabili, fino alla produzione di bio-energia, per definire ciò che andrà davvero a finire dentro l’impianto. Ma - conclude il segretario della Cisl catanese - occorre superare la stagione delle discariche che oltre a rappresentare un danno ambientale e un 'business' non sempre chiaro, non consentono un riutilizzo adeguato dei rifiuti conferiti e sepolti dalla terra».

 

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