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Cronaca

La Sea Eye 4, con 214 migranti a bordo, approderà domani a Pozzallo

Assegnato come «porto sicuro» dopo l’appello lanciato stamane. Sulla nave della Ong tedesca ci sono 29 donne, di cui 7 incinta e 8 bambini

Di Redazione

 Sbarcheranno domani mattina a Pozzallo i 214 migranti , a bordo della nave Sea Eye 4, della omonima Ong tedesca. Dopo sette giorni di attesa è stato infatti assegnato Pozzallo dal ministero dell’interno come «porto 
sicuro», come ha confermato il sindaco Roberto Ammatuna. Dalle nave, che in questo momento si trova al largo di Porto Empedocle, stamane era stato lanciato un appello all’assegnazione di una destinazione dopo il diniego da parte delle autorità maltesi. 

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 I migranti, di diverse nazionalità, sono stati salvati in cinque diverse operazioni tra il 16 e 17 dicembre. Tra loro 29 donne, di cui 7 incinta, e 8 bambini, trovati in condizioni disperate, dopo anche tre giorni di navigazione sotto la pioggia su natanti che imbarcavano acqua. Nove dei 223 migranti, in precarie condizioni di salute, sono riusciti a sbarcare negli ultimi giorni. Ma le condizioni a bordo, dove ci sono un dottore e due infermieri, si fanno ogni giorno più difficili. «Offriamo due pasti caldi al giorno e la colazione: riso e fagioli, oppure lenticchie e cous cous. Facciamo lezioni di italiano, abbiamo dato giocattoli ai bambini, fatto ginnastica con gli uomini e ballato con le donne. Per fortuna il mare non è mosso». Nel Mediterraneo ci sono anche la Geo Barents e l’Ocean Viking, con un totale di circa 600 persone a bordo. 


 «Nei giorni scorsi è sbarcata una donna incinta con gravi dolori, altri con problemi cardiaci, ieri abbiamo trasportato un uomo che aveva perso i sensi - spiega Cioffi -. Ci sono casi di sofferenza psicologica: non è solo l’attesa che li sfinisce, passare tre giorni in mare significa arrivare in condizioni penosa. Pesa anche il bagaglio che si portano dietro, dai luoghi dai quali provengono. Non con tutti si può parlare, perché parlano solo dialetti incomprensibili. Sono sfiniti fisicamente e psicologicamente, ma il fatto di arrivare vicino all’Italia comunque li ha tranquillizzati, avevano paura di andare in Libia». 

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