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Cronaca

La sentenza della Cassazione che mette a rischio decine di processi

Secondo la Suprema Corte non si possono utilizzare le intercettazioni acquisite per un altro procedimento

Di Redazione

Gli effetti ci sono e hanno un peso. Assoluzioni e proscioglimenti per inutilizzabilità delle intercettazioni. Solo in Sicilia, ieri, due casi. E’ la conseguenza della "sentenza Cavallo" con cui la Cassazione a sezioni unite ha vietato l’uso dei risultati di intercettazioni di conversazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali le intercettazioni stesse siano state autorizzate. 
 «L'autorevole interpretazione della Cassazione, assai rispettosa dei principi garantisti, rischia di non consentirci però una adeguata protezione delle vittime di reati particolarmente odiosi come quelli in danno di soggetti deboli. Si tutelano correttamente gli indagati ma si indebolisce la difesa delle vittime», ha detto ad esempio il procuratore di Messina Maurizio de Lucia. 
Per chiarire meglio: se in un procedimento si intercettano dei mafiosi e nel corso delle intercettazioni si scopre un giro di mazzette le conversazioni registrate non potranno essere utilizzate per provare la corruzione. E la pronuncia dei giudici romani ha effetto anche nei processi in corso. 
 «Davanti all’obbligo costituzionale di esercitare l’azione penale e in presenza di una autorizzazione legittima del gip appare problematico rinunciare all’uso di questi elementi di prova», aggiunge il magistrato. 

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Solo ieri la sentenza delle sezioni unite ha determinato 16 assoluzioni nel processo d’appello celebrato a Messina e nato dall’inchiesta sul voto di scambio costata in primo grado la condanna del deputato messinese Francatonio Genovese. Secondo la Procura i voti venivano comprati con pacchi di pasta, scatole di riso, biglietti da cinquanta euro, buoni-benzina, assunzioni trimestrali in cliniche private convenzionate con la Regione. Accuse cadute proprio per l’inutilizzabilità delle intercettazioni. 
Situazione analoga a Termini Imerese dove solo 18 degli 87 indagati per voto di scambio sono stati rinviati a giudizio. Usciti dal procedimento denominato «Caputo Salvatore + 86» Mario Caputo, fratello di Salvino Caputo, attuale parlamentare di Forza Italia, l’assessore regionale al Territorio Toto Cordaro e il deputato nazionale della Lega Alessandro Pagano, oltre all’ex presidente della Regione Totò Cuffaro. Erano tutti accusati di avere cercato di condizionare il voto comunale nel paese del palermitano e le elezioni regionali del 2017. Le accuse di voto di scambio sono cadute.

«La Corte di Cassazione e la Cedu - ha commentato Salvino Caputo - hanno stabilito che non possono essere utilizzate le intercettazioni disposte in un’altra inchiesta. In questo caso le intercettazioni erano state richieste per l’inchiesta sui furbetti del cartellino. Il giudice le ha dichiarate inutilizzabili». 

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