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Cronaca

Le 11 coltellate, la lenta agonia di Elena e i punti oscuri tra i troppi “non ricordo” di Martina

Ieri sopralluogo dei carabinieri del Ris nella casa della mamma: tra i punti ancora da chiarire il luogo del delitto

Di Simone Russo

Undici coltellate. Martina Patti ha ucciso sua figlia Elena con undici coltellate. «Dalle anticipazioni dell'esame  autoptico si può dire sin d'ora che i colpi sono stati inferti con un’arma compatibile con un coltello da cucina, non ancora trovato, e sono undici. Uno solo è stato letale perché ha reciso i vasi arteriosi dell’arteria succlavia ma la morte non è stata immediata». 

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Sono le prime risultanze dell’autopsia eseguita ieri nell’ospedale "Cannizzaro" sul corpo della bimba. «Il decesso - inoltre - è intervenuto dopo più di un’ora dal pasto che la bimba aveva consumato a scuola intorno alle 13».  

Quanto è emerso dall’autopsia è un qualcosa che sconvolge ulteriormente questa triste storia che arriva da Mascalucia, in provincia di Catania. «La morte non è stata immediata», è un dato che fa registrare come la madre 23enne, mentre colpiva la figlia, la vedeva anche soffrire e spegnersi lentamente. Una morte lenta e dolorosa per la piccola bambina di quattro anni. 


Ieri è arrivata anche la conferma che la donna resta in carcere. La giovane mamma rimane all’interno del carcere di Piazza Lanza, dove è sorvegliata a vista. Lo ha deciso il giudice delle indagini preliminari Daniela Monaco Crea che ha convalidato il fermo disposto dalla Procura ed emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere, ipotizzando i reati di omicidio premeditato e pluriaggravato e occultamento del cadavere. 

«Sono stati accolti la nostra ricostruzione e i nostri dubbi sulle parti ancora oscure, dovuti per noi ai tanti "non ricordo" e alla tendenza a mentire dell’indagata": così la Procura di Catania sulla decisione del Gip. 

Ancora una volta, Martina ha risposto alle domande del Gip ammettendo di essere stata lei a compiere il delitto e di averlo fatto da sola. Nonostante siano già trascorsi sei giorni, però, rimangono ancora molte zone d’ombra intorno a questa vicenda. Martina continua a spiegare che molte cose non le ricorda. 

Il suo legale, Gabriele Celesti, ha più volte riferito che la sua assistita si è definita una «madre spinta da forza sovrannaturale» nel compiere l’omicidio. Il legale nei giorni scorsi ha anticipato che chiederà una perizia psichiatrica per la sua assistita. 

 

 

Ieri pomeriggio a Mascalucia, nella casa di Martina Patti, al secondo piano di una casa di campagna sono arrivati i carabinieri del Ris che dovendo fare delle perizie tecnico-scientifiche definite “irripetibili” hanno avuto bisogno della notifica degli atti a tutte le parti che dovranno poi avere un ruolo nel processo. Al momento non è ancora stato ufficializzato il risultato della perizia.  

 

 

Sulla vicenda rimane ancora da chiarire il movente. Potrebbe essere la gelosia nei confronti della relazione che l’ex compagno di Martina Patti, Alessandro Del Pozzo, ha intrapreso con un’altra donna. Relazione che, a quanto si apprende anche dai familiari, rendeva felice la piccola Elena. Sembrerebbe che Martina non fosse felice di questo rapporto. Non esisteva una “matrigna cattiva”, ma una donna che voleva ugualmente bene alla sua piccola bambina. 

 

 

Ancora da chiarire il luogo in cui è avvenuto il delitto e se Martina Patti abbia agito da sola. Sia all’interno dell’auto della donna che all’interno dell’abitazione non sarebbero presenti tracce di sangue. La 23enne non ricorda neanche dove abbia gettato il coltello con cui ha ucciso la bambina. Al momento non è ancora stato ritrovato. Al vaglio degli inquirenti anche quelle ore “buca” tra la morte della bambina e il finto sequestro con tre uomini armati che aveva inscenato la donna, lungo le strade di Tremestieri Etneo.

Mercoledì pomeriggio verrà iintanto dato l’ultimo saluto alla piccola Elena. Alle ore 17, il funerale si svolgerà all’interno della Cattedrale di Catania, in piazza Duomo, celebrato dall’arcivescovo Luigi Renna.  

 

 

La morte della bimba di quattro anni è un fatto di cronaca nera che ha scosso l’anima e la sensibilità di tutti. Intere comunità hanno scelto di riunirsi nella preghiera, in maniera spontanea le persone hanno scelto di riunirsi all’interno delle chiese per celebrare una veglia eucaristica per l’anima di Elena

 

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