Notizie locali
Pubblicità

Cronaca

Trentuno anni fa l'omicidio di Libero Grassi: chi era l'imprenditore-eroe che per primo ebbe il coraggio di ribellarsi alla mafia

Si celebra oggi a Palermo, il ricordo del sacrificio di Grassi. Questa mattina, all'orario esatto dell'omicidio, i figli dell'uomo, Alice e Davide, hanno dipinto di rosso il marciapiede sul luogo del delitto 

Di Redazione

È cominciata 31 anni fa, a Palermo, la rivolta della popolazione contro la mafia del pizzo. Erano le 7.36 del 29 agosto 1991, in una torrida estate siciliana, quando Libero Grassi di 67 anni venne raggiunto alla nuca da tre colpi di pistola, calibro 38, sparati da uno dei membri più importanti di Cosa Nostra, Salvatore Madonia, mentre l'altro uomo, Marco Favaloro, lo attendeva nella sua auto per fuggire. 

Pubblicità

La mafia credeva in quel modo di lanciare un chiaro messaggio intimidatorio ma la lezione civile di Grassi aprì una nuova stagione e, fortunatamente, fece tanti proseliti. Le estorsioni non sarebbero finite ma i boss si trovarono di fronte una situazione del tutto nuova e inaspettata: a fianco delle vittime ora c'era anche lo Stato. Quel rifiuto era diventato per molti un modello di coerenza civile. 

Da quel 29 agosto Grassi è diventato un'icona della ribellione antimafia, soprattutto di quella contro il pizzo, la tassa "trasversale" delle cosche che accomuna tutte le vittime di Cosa Nostra: dal costruttore milionario, al commerciante che fa le capriole per tenere aperto il proprio negozio. 

Nomen omen. Libero Grassi porterà con sè fin dalla nascita quell'aggettivo che lo contraddistinguerà; la sua esistenza infatti è essa stessa testimonianza di una eroica disubbidienza verso le regole del malaffare. Da uomo probo e dalla schiena diritta lottava per i suoi ideali, sempre, senza mai abbassare la testa. Fu un martire laico nella lotta civile e imprenditoriale alle mafie. Nato a Catania nel '24 in una famiglia antifascista (il suo nome è esso stesso un tributo a Giacomo Matteotti), a 8 anni si trasferisce a Palermo. Studierà tra Palermo e Roma, sognerà di diventare diplomatico ma asseconderà il volere del padre commerciante. Si forma a Gallarate, nel profondo nord industriale; formazione che gli permetterà di tornare in Sicilia e aprire uno stabilimento tessile. Libero Grassi non era un semplice imprenditore tutto "fabbrica e lavoro", è stato un grande attivista civile, impegnato nella politica dapprima avvicinandosi ai Radicali poi al Partito Repubblicano. 

Ma il suo più grande impegno è nella lotta alla mafia da imprenditore, attraverso un gesto che a quel tempo appariva rivoluzionario: rifiutarsi di pagare il pizzo, obiettando con un secco no alle telefonate del fantomatico "geometra Anzalone". Il ''geometra'' era il nomignolo che si erano scelti i gemelli Antonio e Gaetano Avitabile che, per conto dei Madonia, chiedevano il pizzo in quel quadrilatero cittadino.

Fu uno dei primi e dei pochissimi a esporsi pubblicamente, con diverse interviste, per cercare di rompere il recinto di omertà che circondava il mondo delle estorsioni mafiose a Palermo.

"Volevo avvertire il nostro ignoto estorsore - scriveva l'imprenditore - di risparmiare le telefonate dal tono minaccioso e le spese per l'acquisto di micce, bombe e proiettili, in quanto non siamo disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della polizia. Ho costruito questa fabbrica con le mie mani, lavoro da una vita e non intendo chiudere... Se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al 'Geometra Anzalone' e diremo no a tutti quelli come lui". 

L'uomo si espose alla vendetta mafiosa in perfetta solitudine. Gli mancò anche il sostegno della Confindustria siciliana. Dopo le denunce, quando ogni giorno la sua fabbrica di abbigliamento intimo maschile ''Sigma'' era attorniata da giornalisti, fotografi, cameramen, i carabinieri misero una pattuglia di agenti lì davanti. Forse venne anche segretamente protetto, seguito da qualche poliziotto in borghese per un breve periodo. Credeva che circondandosi di notorietà e di solidarietà, rendendo pubblici i meccanismi dell'estorsione, e la tecnica che veniva usata, sarebbe stato protetto e i boss lo avrebbero lasciato in pace. Ma purtroppo non fu così.

Fu Favaloro, che si pentì dopo l'arresto, a spiegare i particolari dell'omicidio. La moglie, i figli, i familiari del collaboratore di giustizia fecero il giro delle redazioni per prendere le distanze dall'uomo che accusò Salvatore Madonia dell'omicidio. ''Un povero cristo, un pazzo'' lo definirono. Favaloro venne condannato a 10 anni per aver fatto da autista al sicario, che ebbe invece l'ergastolo. Le foto di Grassi a terra sul cemento di via Alfieri non vennero mai pubblicate. Il suo volto sfigurato era impressionante.   

Si celebra oggi a Palermo, il ricordo del sacrificio di Grassi. Questa mattina, all'orario esatto dell'omicidio, i figli dell'uomo, Alice e Davide, hanno dipinto di rosso il marciapiede sul luogo del delitto. Anche quest’anno in via Alfieri, è stato affisso il manifesto scritto a mano, - perché la famiglia non ha mai voluto una targa - con cui si ricorda il coraggioso imprenditore.

«Il 29 agosto 1991 è stato assassinato Libero Grassi, imprenditore, uomo coraggioso, ucciso dalla mafia, dall’omertà dell’associazione degli industriali, dall’indifferenza dei partiti, dall’assenza dello Stato», c'è scritto. Alla cerimonia erano presenti anche il sindaco Roberto Lagalla, il prefetto di Palermo Giuseppe Forlani, gli Assessori regionali Toto Cordaro e Gaetano Armao e i vertici di guardia di finanza carabinieri e della polizia, Tano Grasso, presidente onorario del Fai, la Federazione antiracket italiana.

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA