Notizie locali
Pubblicità
Nel riquadro Aldo Ercolano e Francesco Santapaola

Cronaca

Mafia a Catania, 10 ergastoli (e 16 altre condanne) per venti omicidi: carcere a vita anche per il figlio e il nipote di Nitto Santapaola

Si è conclusa davanti al gup di Catania la prima tranche del procedimento scaturito dalla mixa operazione del febbraio del 2020

Di Redazione

Dieci ergastoli e sedici condanne per oltre 270 anni di reclusione, con pene comprese tra tre e 30 anni. E’ la sentenza del Gup di Catania, Maria Ivana Cardillo, a conclusione del processo Thor, celebrato col rito abbreviato, su oltre venti omicidi di mafia commessi da Cosa nostra in un ventennio: tra la fine degli anni '80 e il 2007.

Pubblicità

 

Per approfondire:

Catania, luce su ventitré omicidi di mafia: 23 arresti

 

Il massimo della pena, tra gli altri, è stata comminata a Vincenzo Salvatore Santapaola, 53 anni, figlio dello storico capomafia Benedetto, ritenuto il mandante dell’uccisione del cugino Angelo Santapaola, ma assolto da quello di Nicola Sedici, che sarebbe stato un duplice omicidio di "pulizia interna" al clan commesso nel settembre del 2007. Ergastoli anche, tra gli altri, ad Aldo Ercolano, nipote di "Nitto" e suo "alter ego", e al boss Aurelio Quattroluni.

 

Per approfondire:

Omicidi e lupara bianca, 23 arresti a Catania

 

Al centro del processo Thor, nato dalle indagini di carabinieri del Ros culminate con un’ordinanza cautelare eseguita il 25 febbraio del 2020, gli anni bui della sanguinosa violenza da oltre 100 omicidi l’anno a Catania e provincia, quando si moriva, ricorda la Dda della Procura, «per un saluto mancato, per una rapina dove non andava fatta, perché un commerciante non faceva il dovuto sconto, per un sospetto, per pulizia "interna" o perché rivali».

 

Per approfondire:

Omicidi e lupara bianca, 23 arresti a Catania

 

Ma anche delle infiltrazioni della mafia nelle Istituzioni, comprese le forze dell’ordine e anche all’interno delle carceri, con Bicocca «in mano a Cosa nostra». Ma in quegli anni si moriva anche per dare un forte "segnale" all’esterno di una Cosa nostra intoccabile e spietata: Francesco Lo Monaco è assassinato nel 1994 perché ritenuto l’autore di un assalto a un distributore di carburanti di proprietà del boss Marcello D’Agata, e Antonio Furnò è vittima di "lupara bianca" nel 1992 per avere rapinato un supermercato del capomafia Aldo Ercolano.

 

 

Tra le vittime anche persone estranee alla mafia come Salvatore Motta, tra i deceduti di un triplice omicidio commesso il 10 aprile del 1991 a Lentini, nel Siracusano. Tra gli obiettivi dei sicari, che agirono su richiesta del clan Nardo, c'era Salvatore Sambasile. Motta era al posto sbagliato al momento sbagliato. Innocente era anche Giuseppe Torre, ventenne sequestrato e torturato nel febbraio del 1992, perché si pensava avesse informazioni utili a Cosa nostra per catturare un esponente del clan rivale dei "Tuppi". Il corpo, per non lasciare tracce e farlo "sciogliere", fu messo dentro dei copertoni impilati, cosperso di benzina e poi gli fu dato fuoco.

 

Per approfondire:

Catania, la mattanza di mafia: 23 arresti: ecco chi sono le vittime e chi i killer

 

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA
Di più su questi argomenti: