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Cronaca

Matteo Messina Denaro: il mistero dei viaggi all'estero e l'ipotesi dei cunicoli segreti sotto il covo

Gli investigatori stanno seguendo molte piste: ci sono tracce di viaggi in Sudamerica, Inghilterra e Grecia 

Di Mario Barresi

Una serie di “trasferte” - alcune all’estero: nel Regno Unito, in Sudamerica e forse anche in Grecia - fatte negli ultimi mesi da Andrea Bonafede (non è dato sapere se quello vero o il super boss a cui ha ceduto l’identità) come proverebbero alcuni biglietti aerei e ricevute di hotel.

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E poi, pista dell’ultim’ora, l’ipotesi che ci possano dei cunicoli scavati sotto il terzo covo, quello trovato disabitato a Campobello di Mazara. Ci sono due nuovi elementi, ancora senza conferme ufficiali, al netto del “bollettino” quotidiano delle notizie ufficiali diffuse per saziare la curiosità, talvolta anche morbosa, circa le indagini sulla rete dei fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro, arrestato lunedì a Palermo.

Il capitolo viaggi. La scoperta arriva fra le carte trovate in vicolo San Vito, il primo covo scoperto, rifugio del boss da giugno scorso: biglietti e altre prove sugli spostamenti di Bonafede anche fuori dall’Italia. Con il suo passaporto. Li ha utilizzati l’ex latitante? Non emerge una granitica certezza dal fronte investigativo: potrebbe essere stato anche il “vero Bonafede”, talvolta insieme con l’ormai ex compagna, a partire.

 

 

Ma, anche se fosse, il mistero resta: poteva un 59enne pseudo- disoccupato, ex addetto di un parco acquatico e netturbino, permettersi quei viaggi? E, se fosse confermato che una delle destinazioni era il Venezuela, lo scenario si fa ancora più intricato. Perché fra quel Paese e Messina Denaro c’è un legame consolidato: territorio conquistato dai Cuntrera e dai Caruana, famiglie mafiose legatissime al padre del boss, don Ciccio Messina Denaro, a cui un esponente del clan agrigentino fece da testimone di nozze. Ma non è soltanto una questione di ereditarie affinità elettive.

Un pentito quasi dimenticato, Franco Safina, raccontò che il capomafia di Castelvetrano aveva investito «cinque milioni di dollari» in un’azienda di pollame in Venezuela, come ricostruito da Millennium. Un business magari fiorente, ma meno di quello della cocaina, che i Caruana-Cuntera, ritenuti a un certo punto fra i più potenti narcotrafficanti del mondo, gestivano a Caracas. «Se vuoi, per un certo periodo te ne vai in Venezuela e stai tranquillo», disse inoltre lo stesso Messina Denaro a Salvatore Grigoli, killer di don Pino Puglisi, rimasto ferito in un agguato ad Alcamo.
L’altra potenziale novità, che se fosse confermata sarebbe davvero significativa, riguarda dei tunnel sotterranei a cui potrebbero essere arrivati i georadar messi in campo dallo Sco della polizia, che ha scoperto il cosiddetto “terzo covo”.

 

 

Ovvero: la casa di via San Giovanni, a Campobello, in cui si ritiene che Messina Denaro abbia vissuto fino all’ultimo trasloco di giugno scorso. Se le indiscrezioni di queste ore fossero riscontrate, sarebbe la prova che quello è stato davvero il quartier generale del boss. Oltre che una miniera di nuove informazioni.

Di certo, invece, c’è il ritrovamento dell’auto del capomafia: non un’Alfa 164, come filtrato negli scorsi giorni, ma una Giulietta nera. Che era in un garage del figlio di Giovanni Luppino, catturato assieme al latitante, che il produttore di olive (incensurato) in clinica lunedì scorso.

«Sapevo solo che si chiamava Francesco ed era il cognato di Bonafede: mi ha chiesto di accompagnarlo». Una versione asfaltata da decine di prove. E non solo dal racconto di un «abbraccio» fra i due poco prima dell’arresto. Fra le carte sequestrate a Luppino c’è anche un foglio con l’appunto «guarnizione di sportello lato guida di Giulietta 1.6 ultima serie». La stessa del boss.

 

 

La Giulietta è stata perquisita dalla polizia su disposizione del procuratore aggiunto Paolo Guido. Dentro né documenti di rilievo né gps; si scava sugli spostamenti dell’auto col software che incrocia la targa alle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Ma un elemento interessante c’è: il mezzo è intestato a Giuseppa Cicio, 87 anni, madre dell’onnipresente Bonefede, alter ego di Messina Denaro, indagato a piede libero per associazione mafiosa.

Per gli investigatori, però, la Giulietta è stata acquistata un anno fa, a gennaio 2022, in una concessionaria di Palermo dal capomafia in persona: 10mila euro in contanti e una Fiat 500 in permuta. E forse con in più l’abbattimento dell’Iva, dal 22 al 4%, riservato ai disabili. 

Adesso comincia a esserci una giungla di piste. Persone (fiancheggiatori e medici), case (compresa quella dell’ex avvocato massone Antonio Messina), cellulari (soprattutto i due del boss e i due di Luppino, tenuti in “modalità aereo” la mattina del blitz) e montagne di carte (pizzini, appunti, numeri di telefono e contabilità con spese “voluttuarie” fino a 7mila euro al mese): le più grandi verità si nascondono anche in dettagli in apparenza irrilevanti. Con la sensazione, sempre più diffusa, che la prossima settimana siano in arrivo «importanti novità».
Twitter: @MarioBarresi
 

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