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Cronaca

Meteo, "spettro" Marche anche in Sicilia? No, ma l'isola resta "sorvegliata speciale"

Mappe e grafici alla mano, Gabriele Serafini dal suo studio di tecnico previsore “Ampro” del Centro Meteo Italiano rasserena i siciliani che sono stati già colpiti dal fenomeno delle alluvioni e delle esondazioni di fiumi e torrenti

Di Gerardo Marrone

«Già in queste ore avremo anche in Sicilia quella che si definisce rottura stagionale con il passaggio all’autunno e un sensibile calo di temperature massime tra 6 e 8 gradi. Il tempo, però, rimarrà abbastanza stabile. Nessun rischio che sull’Isola possano replicarsi, nell’immediato, fenomeni paragonabili a quanto s’è appena verificato nelle Marche». Mappe e grafici alla mano, Gabriele Serafini dal suo studio di tecnico previsore “Ampro” del Centro Meteo Italiano rasserena i siciliani. Che purtroppo in passato, neppure lontanissimo, hanno già conosciuto le bombe d’acqua e pianto le vittime del maltempo.

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La bella stagione sta finendo. Cosa dobbiamo aspettarci, adesso?
«L’autunno è iniziato dal punto di vista meteorologico il primo settembre, però sinora abbiamo avuto temperature abbastanza elevate. Sulle regioni adriatiche è in arrivo un fronte freddo, mentre l’Isola sta entrando  in una fase transitoria ma caratterizzata da eventi moderati: un fisiologico passaggio stagionale».

La Sicilia resta, comunque, “sorvegliata speciale”?
«È un territorio che, come altri, nel corso degli anni sta seguendo un processo di modificazione rispetto ai cambiamenti climatici. In particolare, si registrano lunghi periodi di assenza di piogge e questo fa sì che il quantitativo annuo si concentri in meno giornate con effetti a volte devastanti».

 

 

Siccità è stata una delle parole-chiave di questa estate. Nulla di buono, quindi, all’orizzonte?
«A differenza del centro-nord, che è stato colpito dalla siccità, questa estate la Sicilia e il Sud hanno avuto un surplus di piogge rispetto alle medie stagionali. Non è detto che non possano verificarsi fenomeni estremi tra ottobre e novembre, i mesi in cui è più alta la possibilità del verificarsi dei cicloni mediterranei, ma almeno ci si lascia alle spalle una stagione senza i disagi e i problemi provocati dalla mancanza di precipitazioni».

E il disastro nelle Marche?
«Si sono verificati, purtroppo, una serie di incastri abbastanza causali provocando quello che in meteorologia si definisce temporale v-shaped, autorigenerante. Un sistema che per diverse ore, addirittura fino a 7, ha stazionato sulle stesse zone pescando aria molto calda proveniente dal Nord Africa. Purtroppo è difficile stabilire dove questo tipo di fenomeni colpirà. Si può però individuare un’area di allerta più ampia».

Le zone colpite, però, avevano ricevuto soltanto allerta gialla.
«Sì, ma questo non costituisce un invito ad abbassare la guardia. È solo un primo livello, in cui ad esempio rientra la possibilità di frane e smottamenti. Siamo dinanzi a episodi difficilmente prevedibili, proprio a causa degli incastri di cui parlavo prima. Va, poi, fatto un discorso particolare su Senigallia che è il centro abitato più colpito anche se non è quello su cui s’è avuta più pioggia: il fiume che attraversa quel comune ha subito l’onda di piena ed è fuoriuscito, con tutte le conseguenze ormai tragicamente note. Sono gli effetti dell’urbanizzazione selvaggia, delle abitazioni abusive costruite lungo gli alvei dei fiumi, dell’accumulo non indifferente di detriti».

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