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Cronaca

Montante torna in aula e smentisce Venturi: «Non gli ho mai chiesto soldi per evitare controlli»

Ripreso dopo una lunga pausa il dibattimento di secondo grado che vede imputato l'ex presidente degli industriali

Di Redazione

«Non ho mai chiesto soldi a Venturi da dare al maggiore Orfanello della Guardia di Finanza, dopo il controllo nella sua azienda da parte delle Fiamme gialle. E’ fuori da ogni logica». Lo ha detto Antonello Montante, l’ex presidente di Confindustria Sicilia rispondendo nel controesame all’avvocato Giuseppe Dacquì che difende il maggiore Orfanello della Gdf. 

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Oggi Montante, condannato in primo grado a quattordici anni di carcere per corruzione, è tornato in aula nel processo d'appello dopo una lunghissima pausa, dovuta ai suoi problemi di salute. Montante, interpellato dai giornalisti , non ha voluto rilasciare dichiarazioni. Si è limitato e dire: «Sto un po' meglio, ma non sto ancora bene di salute». L’ultima udienza si era tenuta lo scorso 14 luglio, poi a causa dei problemi di salute dell’imputato, sono sempre state rinviate. 

Nei giorni scorsi l’ex assessore regionale Marco Venturi, uno dei più grandi accusatori di Montante, nel processo di primo grado ordinario sul "Sistema Montante" aveva detto: «Nella mia azienda fu fatta una verifica ispettiva della Guardia di Finanza coordinata proprio dal maggiore Orfanello. La verifica si chiuse regolarmente, visto che non era stata riscontrata alcuna irregolarità. Qualche mese dopo passeggiavo in centro a Caltanissetta con Antonello Montante, e lui mi disse che anche l’imprenditore di Gela, Carmelo Turco, aveva subito una verifica ispettiva della Guardia di Finanza, e aveva versato somme di denaro all’Orfanello affinché lui "chiudesse un occhio" su alcune irregolarità che erano state riscontrate nel corso dell’ispezione. A quel punto Montante mi fece presente che avrei dovuto pagare la somma di 2.500 euro al maggiore Orfanello, lasciandomi intendere che anche nel mio caso era stato chiuso un occhio grazie ai suoi rapporti con Orfanello, ma mi rifiutai, anche perché durante l’ispezione non era stata riscontrata alcuna anomalia in relazione alla mia azienda. Tutto ciò provocò un forte disappunto di Montante che aveva poi lasciato cadere il discorso».

Ma oggi Montante ha smentito questo episodio dicendo che era "fuori da ogni logica". 

L'ex presidente degli industriali siciliani ha anche smentito aletre circostanze: «Il colonnello Ardizzone della Guardia di Finanza non mi ha mai chiesto l’assunzione della figlia al Cofidi, lo appresi solo dopo che fu assunta», ha detto Montante rispondendo, nel corso del controesame, all’avvocato Giuseppe Dacquì che difende l'ex comandante provinciale della Guardia di Finanza di Caltanissetta, il colonnello Gianfranco Ardizzone, imputato nel processo d’appello sul "Sistema Montante". Nei giorni scorsi, sempre l’ex assessore regionale Marco Venturi, ex amico e oggi uno dei più grandi accusatori di Montante, deponendo nel troncone principale del processo ordinario, aveva dichiarato: «Mi chiese se potevo assumere la figlia che si era trasferita da poco a Caltanissetta. Dissi che non potevo. Chiamai Massimo Romano (un imprenditore, ndr) e gli chiesi se aveva disponibilità, poi so che l’assunse al consorzio Cofidi di Caltanissetta».

Nel processo di primo grado, il colonnello Ardizzone, parlando dell’assunzione della figlia al Cofidi aveva detto che la congiunta «fu assunta al Cofidi per capacità personali». Il colonnello aveva poi sostenuto «l'assoluta buonafede» nei suoi rapporti con Antonello Montante, Marco Venturi e Massimo Romano: «Per me erano dei galantuomini». Ardizzone spiegò poi come Montante fosse considerato «una persona per bene» anche dai sui superiori. Bisognava stare vicino a «questi imprenditori» e «favorire questo clima di legalità». 

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