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Cronaca

Il grido di dolore dell'agricoltore antimafia: «Così i piromani hanno mandato in fumo dieci anni della mia vita»

Parole amare di Emanuele Feltri dopo l’incendio che ha devastato la sua terra di contrada Sciddicuni, a ridosso dell’oasi di Ponte Barca, nella valle del Simeto

Di Mary Sottile

«Sciddicuni è tutta a fuoco. Non è rimasto niente. A stento sono riuscito a spegnere la casa che stava andando a fuoco, a spostare il trattore, un paio di mezzi, per il resto, nonostante ci fossero tre tagliafuoco di quattro metri, tutt’attorno alla collina e tutto era decespugliato, è andato tutto distrutto. Non sono riuscito a salvare i 150 ulivi di più di 300 anni, né quelli piantati quando è nata mia figlia. Ho perso tutto. Le galline bruciate, il cane ustionato. C’era almeno sette incendi in quattro contrade in contemporanea, chi appicca questi incendi? E non sono i pecorai che erano con me a spegnere il fuoco ed hanno avuto anche loro danni. È finito tutto, dieci anni della mia vita spazzati via».

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Parole amare quelle dell’agricoltore Emanuele Feltri dopo l’incendio che ha devastato la sua terra di contrada Sciddicuni, a ridosso dell’oasi di Ponte Barca, nella valle del Simeto, a Paternò.

Le fiamme hanno bruciato piante e animali e con loro sono andati in fumo sogni, speranze, lavoro, anni di fatica, di chi in quelle campagne ha dato l’anima; di chi, come Feltri, ha creduto e crede ancora nel lavoro della terra.

L’agricoltore fu vittima nel 2013 di intimidazioni mafiose, quando gli vennero uccise alcune pecore con colpi d’arma da fuoco mentre la testa di uno di quegli animali gli venne lasciata sulla soglia di casa, si sente in ginocchio. Lui che è stato il simbolo della rinascita di questo territorio che ha negli anni lottato anche contro l’inquinamento ambientale di questi territori, non può essere lasciato solo.

Nessun incidente, gli incendi, come quotidianamente accade, dal centro abitato alle aree più isolate sono volontariamente appiccati, probabilmente motivi diversi, ma il risultato è sempre lo stesso, la devastazione. 

E su Facebook sono tanti gli attestati di solidarietà a Feltri che in un messaggio scrive: «Era annata di “carica”. L’intera produzione di olive per olio è perduta! Bruciate le condotte primarie e secondarie degli impianti d’irrigazione. Nonostante gli sforzi dei miei cari amici agricoltori e della Protezione civile, gli ulivi secolari hanno bruciato tutta la notte! Li conoscevo uno ad uno. Erano l’anima di quella collina. Grazie a tutti per il sostegno ma adesso un vuoto immenso ha fagocitato dieci anni di sudore, sogni e prospettive. Il danno in termini economici è immenso, come devastante è l’impatto piscologico. Tanti altri agricoltori, hanno perso tutto. Sono rimasto per la prima volta senza parole. Ma qualcosa vorrei dirla. Chiedo a nome delle contrade Sciddicuni e Poira che venga aperta immediatamente un’indagine per capire cosa c’è dietro ad un atto di questa portata». E nello stesso post Emanuele Feltri chiede aiuto per sé e per gli altri agricoltori con interventi concreti dove a muoversi devono essere le istituzioni, il Comune e il Consorzio di bonifica. 

«Siamo vicini a Emanuele Feltri – dicono il segretario generale della Camera del lavoro di Catania, Carmelo De Caudo, e il segretario generale della Flai Cgil, Pino Mandrà -. Le sue battaglie sono le nostre battaglie di sindacato. Ci mettiamo a sua disposizione per qualunque cosa potremmo fare al fine di salvare il salvabile e recuperare quanto cancellato nelle scorse ore».  

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