Notizie locali
Pubblicità

Cronaca

Processo Saguto, la difesa gioca le sue carte in appello e chiede un nuovo dibattimento

La richiesta degli avvocati dei dodici imputati condannati in primo grado. La Corte deciderà il 2 dicembre

Di Redazione

E’ iniziato con la lettura della relazione introduttiva del Presidente della Corte d’appello di Caltanissetta Marco Sabella, il processo d’appello a Silvana Saguto, l'ex giudice Presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo, condannata a otto anni e mezzo di reclusione per la gestione dei beni confiscati, insieme con il suo “cerchio magico”.

Pubblicità

 

Saguto, assistita dagli avvocati Antonino e Giuseppe Reina, ha preferito disertare la prima udienza. Assente anche il marito Lorenzo Caramma, anche lui imputato nel processo.

L’accusa è rappresentata in aula dal Procuratore generale Lia Sava, dai sostituti Lucia Brescia e Antonino Patti e il pm Claudia Pasciuti, applicata al processo. Caduto il reato di associazione per delinquere, Saguto è accusata, tra gli altri capi di accusa, di corruzione e abuso d’ufficio. Per i giudici, che nell’ottobre di un anno fa hanno condannato l’ex giudice, nel frattempo radiata dall’ordine giudiziario, Silvana Saguto, avrebbe gestito i beni sequestrati e confiscati alla mafia “con interessi familistici" per "favorire amici e parenti", come dice la Procura.

 

 

Un sistema perverso e tentacolare", lo avevano definito i pubblici ministeri Maurizio Bonaccorso e Claudia Pasciuti nel corso della requisitoria. Assolti invece Vittorio Saguto, padre dell’ex magistrato, Aulo Gigante e Lorenzo Chiaramonte, ex giudice della sezione Misure di prevenzione. Questi gli altri condannati dal Tribunale di Caltanissetta: all’ingegner Lorenzo Caramma, marito di Silvana Saguto sei anni e due mesi di carcere; a Roberto Nicola Santangelo, amministratore giudiziario, sei anni e due mesi; all’avvocato ed ex amministratore giudiziario Walter Virga, un anno e 10 mesi; Emanuele Caramma, figlio di Saguto, che era presente in aula, sei mesi; Roberto Di Maria, preside della facoltà di Giurisprudenza di Enna, due anni e otto mesi; Maria Ingrao, moglie di Provenzano, quattro anni e due mesi; Calogera Manta, cognata di Provenzano, quattro anni e due mesi; il colonnello della Dia Rosolino Nasca, quattro anni.

Per l’ufficiale della Dia la Procura aveva chiesto la condanna a 8 anni e mezzo. Assolto il giudice Lorenzo Chiaramonte, per il quale la Procura aveva chiesto 2 anni e 6 mesi di reclusione.

 

L’ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo è stata condannata anche a risarcire 500mila euro alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, costituitasi parte civile nel processo. Un risarcimento compreso tra 50mila e 400mila euro in favore della Presidenza del Consiglio dovrà essere versato anche da altri 6 imputati: tra questi il marito della Saguto, Lorenzo Caramma, e l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara.

A sette anni e 6 mesi è stato condannato l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, il "re" degli amministratori giudiziari per il quale la Procura aveva chiesto la condanna a 12 anni e tre mesi. Cappellano Seminara, difeso dagli avvocati Vincenzo Maiello e Sergio Monaco. Sei anni e 10 mesi per l’ex professore della Kore Carmelo Provenzano. Tre anni per l’ex prefetto di Palermo Francesca Cannizzo.

 

La difesa degli imputati, al termine della lettura della relazione introduttiva della Corte d’appello, ha chiesto la rinnovazione dibattimentale del processo. Il Presidente della Corte, Marco Sabella, e i due giudici a latere, Gabriella Natale e Sebastiano Di Giacomo Barbagallo, si sono ritirati in Camera di consiglio per decidere. In particolare, la difesa del colonnello Rosolino Nasca, imputato, ha chiesto di ascoltare quattro uomini della Dia. Si tratta, in particolare di Antonio Pulizzotto, di Gaspare Messina, Gaetano Armetta e Pierpaolo Patteri. Mentre le difese hanno rinunciato ad ascoltare il giornalista Riccardo Lo Verso, come era stato chiesto all’inizio.

Le parti civili del processo hanno lamentato di non avere ricevuto via Pec gli ulteriori motivi di appello delle difese. Poi, in sede di richieste di riapertura dibattimentale, la difesa del professor Carmelo Provenzano, rappresentata dall’avvocato Lillo Fiorello, ha chiesto che si rinnovasse il dibattimento, disponendo la perizia delle trascrizioni delle conversazioni "per stabilire se vi era stata una subornazione dei testimoni".

L’avvocato Giuseppe Dacqui, che difende l’ex Prefetto di Palermo Francesca Cannizzo, ha chiesto la parziale riapertura del dibattimento con l’acquisizione di una produzione di alcuni atti. E, ancora, gli avvocati Antonio Sottosanti e Giuseppe Reina, che rappresentano Silvana Saguto e il marito Lorenzo Caramma, hanno chiesto l’acquisizione di alcuni articoli di quotidiani. La Procura generale, attraverso l’intervento del Procuratore generale Lia Sava, ha annunciato in aula che "non c'è opposizione sulle richieste testimoniali, anche perché si è rinunciato all’unico teste a cui ci saremmo opposti, cioè il giornalista. Quindi, non ci sono opposizioni". "Per le prove documentali, anche alla luce di alcune richieste, chiederemo un termine per potere controdedurre in maniera puntuale alla prossima udienza". La Corte d’appello di Caltanissetta al termine della Camera di consiglio, ha poi disposto il rinvio dell’udienza al prossimo 2 dicembre per decidere sulla richiesta di rinnovazione dell’istruzione dibattimentale. Il rinvio, come dice lo stesso Presidente Sabella, è stato deciso per “consentire alle parti civili di prendere cognizione in cancelleria dei nuovi motivi depositati dagli imputati”.

La Procura generale invece non ha chiesto la rinnovazione dibattimentale.

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA