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Cronaca

Revocata confisca beni per 3mln ad un cugino del boss Bonafede

A Pietro Centonze ai suoi familiari sono stati restituiti sedici immobili, quattro beni mobili (auto e moto), quattro società (due bar, due rivendite di tabacchi e un’attività d’intrattenimento) e quattordici tra conti correnti e rapporti bancari e postali.

Di Redazione

La quinta sezione penale e per le misure di prevenzione della Corte d’appello di Palermo ha revocato la confisca dei beni disposta nel dicembre 2019 dal Tribunale di Trapani per Pietro Centonze, 54 anni, pregiudicato di Marsala, e per i suoi familiari. Un patrimonio valutato in circa tre milioni di euro. Pietro Centonze è cugino del capomafia ergastolano Natale Bonafede. 

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Al pregiudicato e ai suoi familiari sono stati restituiti sedici immobili (abitazioni e terreni agricoli), quattro beni mobili (auto e moto), quattro società (due bar, due rivendite di tabacchi e un’attività d’intrattenimento) e quattordici tra conti correnti e rapporti bancari e postali. A Centonze i giudici di secondo grado hanno revocato anche la «sorveglianza speciale». 

Arrestato all’alba del 22 gennaio 2002 nell’operazione di polizia e Dda «Progetto Peronospera» (seguirono, poi, Peronospera II e III, tutte coordinate dai pm Roberto Piscitello e Massimo Russo), Pietro Centonze fu condannato nel 2005, con sentenza definitiva della Corte d’appello di Palermo, a due anni e mezzo di carcere per favoreggiamento aggravato nei confronti di boss mafiosi, all’epoca latitanti, Giacomo e Tommaso Amato, adesso entrambi in carcere con condanna all’ergastolo. Nel processo «Peronospera II», invece, Centonze venne assolto dall’accusa di far parte della cellula marsalese di Cosa nostra. Infine, dopo una condanna a 20 anni in primo grado, è stato assolto in appello (con successiva conferma della Cassazione) per il duplice omicidio di due tunisini di 31 e 34 anni uccisi con due colpi di fucile la notte del 3 giugno 2015, in contrada Samperi, tra Marsala e Mazara del Vallo. 
 

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