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Cronaca

Revocato il carcere duro al boss catanese Aldo Ercolano. Fava: «Un assist a Cosa Nostra»

Il nipote ed "alter ego" dello storico capomafia Benedetto Santapaola può tornare al regine detentivo normale

Di Redazione

E' stato rievocato il 41 bis al boss Aldo Ercolano, 66 anni, nipote ed "alter ego" dello storico capomafia Benedetto Santapaola e ritenuto la "mente pensante" e la "mano economica" di Cosa nostra a Catania. Ercolano può quindi lasciare il regime del cosiddetto carcere duro e tornare al circuito detentivo normale dove può anche ricevere visite e avere quindi contatti con l'esterno.

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«Ancora una volta al capomafia Aldo Ercolano - ha detto Claudio Fava, presidente della Commissione regionale antimafia dell’Assemblea Regionale Siciliana.  -  è stato revocato il regime di massima sicurezza del 41 bis. Ancora una volta le ricorrenti preoccupazioni espresse in questi anni dalle Procure siciliane e dalla Direzione investigativa antimafia, che ritengono intatti ruolo e statura criminali di Ercolano dentro Cosa Nostra, sono state considerate irrilevanti. Ancora una volta, nell'attività di contrasto alle mafie, si applicano criteri, valutazioni e determinazioni in forte contraddizione tra loro. Mi auguro che il Ministro della Giustizia intervenga con gli strumenti che gli sono propri, perché restituire un capomafia del rango di Ercolano al carcere normale, ignorando le indicazioni contrarie espresse dalle DDA e sala DIA, rappresenta nei fatti un assist agli interessi di Cosa nostra».

 Aldo Ercolano è stato condannato all'ergastolo insieme con Nitto Santapaola per l'omicidio di Pippo Fava: furono loro secondo i processi a ordinare di mettere a tacere  il giornalista catanese. 

Aldo Ercolano, figura storica della mafia catanese, fu arrestato nel marzo del 1994 a Desenzano del Garda (Brescia) assieme a tre fiancheggiatori. Rientrava in Italia, sospettarono i carabinieri che lo catturarono, da un summit di Cosa nostra all'estero per stabilire le nuove strategie dopo le catture dei boss Benedetto Santapola e Giuseppe Pulvirenti. E' definito da "pentiti" come spietato e determinato sia nelle azioni criminali che nelle operazioni economiche.

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