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Processo Saguto, chiesta assoluzione per ex prefetto Cannizzo

Cronaca

Saguto, legale dell'ex prefetto Cannizzo: «Scimeca non era il "maggiordomo" del giudice»

L’ex prefetta di Palermo, precedentemente in servizio a Catania, venne condannata in primo grado a tre anni e la Procura generale ha chiesto la conferma della condanna

Di Redazione

"Silvana Saguto non ha mai costretto l’amministratore giudiziario Alessandro Scimeca ad assumere Richard Scammacca" nel bene sequestrato Abbazia Sant'Anastasia. "Scimeca non era il maggiordomo della dottoressa Saguto". A dirlo, in aula, nel corso dell’arringa difensiva al processo d’appello all’ex giudice Silvana Saguto e al suo "cerchio magico" è l’avvocato Giuseppe Dacquì, che difende l’ex Prefetta di Palermo Francesca Cannizzo, imputata per concussione morale. Secondo l’accusa, nel 2015 avrebbe chiesto alla Saguto, sua grande amica all’epoca, di dare un incarico a Richard Scammacca, nipote dell’ex Prefetto di Messina. Ci sono delle intercettazioni di quei giorni. "La Saguto dice: 'A me non me ne frega niente di Richard, è per lo zio - spiega il legale - cioè, il Prefetto Scammacca e lì muore la richiesta, non troverete nessun atto di intervento da parte di nessuno per sollecitare questa richiesta. Per capire meglio, il rapporto tra la Saguto e Alessandro Scimeca, noi vi abbiamo elencato in appello i brani delle varie intercettazioni telefoniche e ambientali per dire quale era il loro rapporto. Era così intenso che la Saguto chiamava Scimeca 'bellò. Si è permessa di chiamarlo amorevolmente "vigliacco", si è ricordato dell’onomastico". 

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L’ex prefetta di Palermo Cannizzo venne condannata in primo grado a tre anni e la Procura generale ha chiesto la conferma della condanna. Il suo legale ha poi ha ricordato: 'Il Tribunale che ha condannato Cannizzo ha mandato gli atti al tribunale per alcuni testi per falsa testimonianza e per Alessandro Scimeca non lo ha fatto, lo ha ritenuto attendibile. Lui non ha mai rappresentato al tribunale di essere stato minacciato, costretto, intimorito. Era preoccupato dall’atteggiamento della Saguto? Lo ha mai detto? Ha mai detto al tribunale di avere promesso, anche con la riserva mentale, l’assunzione di Richard Scammacca? Nemmeno in maniera ingannevole nei confronti della Saguto, ha detto 'Non si può farè e basta. Non ha mai rilasciato una promesso o fatto intendere, non siamo di fronte a una promessa solenne né implicita. Altrimenti non si può parlare di una promessa. 'Mai preso impegnì, ha detto Scimeca. E abbiamo la prova di Scimeca che smentisce l’assunto accusatorio. l’altra prova Scimeca ce la da con l'intercettazione dell’11 giugno 2015". 

Francesca Cannizzo, in primo grado, aveva reso dichiarazioni spontanee. Aveva raccontato ai giudici la genesi del rapporto con l’ex magistrato Saguto, oggi in aula. Da un’iniziale conoscenza, il rapporto diventò un’intensa frequentazione. “La dottoressa Saguto mi disse che bisognava dare quanti più incarichi possibili a persone di fiducia senza alcun collegamento con i preposti -aveva dichiarato - Io non conoscevo nessuno una sola persona mi venne in mente ed era Richard Scammacca”. Scammacca è il nipote dell’ex prefetto di Messina Stefano Scammacca, l’indicazione di questo nome fu l'inizio dei suoi guai giudiziari, argomento principale dell’accusa. Accusa dalla quale aveva provato a discolparsi. “Io non sono la madrina di Richard - aveva detto - l’ho conosciuto durante un mio soggiorno a Catania. Richard Scammacca non mi sta a cuore non ho mai avuto rapporti tali da provare affezione”. L’incarico, come è stato più volte ribadito oggi, non fu mai assegnato. L’ex Prefetta aveva preso le distanze anche dal commercialista Alessandro Scimeca al quale il giudice Saguto avrebbe chiesto di intervenire per trovare un posto a Scammacca. “Non ho mai avuto contatti con Scimeca - aveva detto - e non mi sono mai occupata dell’incarico”. "Chiediamoci in che termini si è posta la dottoressa Saguto nei confronti di Scimeca in relazione a questa richiesta di assunzione o di passaggio da un amministratore a un altro", prosegue l’avvocato Dacquì. "Lo ha costretto a compiere un atto non voluto? Gli ha detto: se non mi assumi Richard Scammacca io ti revoco tutte le amministrazioni? Vi è agli atti del processo una simile affermazione?". "Noi non l’abbiamo riscontrata".

"Noi abbiamo invece la prova del contrario, a parte di questo rapporto, ma nella intercettazione del 28 agosto 2015 Scimeca le dice: 'Silvana questa cosa è improponibile, non si può farè. Dacquì spiega: "Se non andiamo a guardare questi momenti relazionali intimi tra due persone amiche, Alessandro era fraterno amico della Saguto e viceversa, è evidente che sfugge il contesto in cui è maturata la frase "non avrà chance". Cosa vogliamo dire, signori della corte? Che la sentenza con nostra amara sorpresa è rimasta cieca a non accorgersi del reciproco rapporto, non solo oggettivo ma soggettivo tra Saguto e Scimeca. I giudici di appello sono più maturi rispetto al giudice di primo grado, allora vi chiediamo dall’alto della vostra esperienza, ma si può mai affermare in un contesto ambientale che Scimeca abbia per un solo millesimo di secondo la netta percezione che la sua amica Saguto lo potesse costringere minacciandolo di un male ingiusto? In un delitto come la concussione non pensate che occorra la coincidenza tra la condotta del pubblico ufficiale e il concusso?". E ribadisce: "Scimeca non è il Don Abbondio, non era il maggiordomo della Saguto, non era il suo attendente, è un esperto professionista, amministratore di tante società confiscate alla mafia. Un soggetto che certamente era in grado di potere confrontarsi con la presidente Saguto. E allora cosa è avvenuto in questo famigerato 12 giugno 2015 tra le mura amiche dell’abitazione di Silvana Saguto? Non vi è una intercettazione ambientale, sfortunatamente, ma noi abbiamo la viva voce di Scimeca, l’attendibilissima voce di Scimeca, genuina, coerente, mai messa in discussione dal tribunale". 

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