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Cronaca

Scuola, sciopero domani venerdì 6 maggio

Le sigle Anief, Cobas, Cub, Usb si mobilitano "contro le norme del dl 36" sul reclutamento dei docenti. Tagli per 12mila posti

Di Redazione

 «Il mondo della scuola si mobilitano contro le norme inaccettabili e umilianti contenute nel decreto legge 36 e sembra ormai inevitabile, dopo il tentativo di conciliazione per il quale i sindacati sono già stati convocati, la proclamazione a breve dello sciopero da parte di tutte le sigle più rappresentative», spiega la nota unitaria Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsal e Gilda Uam, che aggiungono: «Le norme su formazione e reclutamento dei docenti, contenute nel decreto, mortificano la scuola che subisce nuovamente tagli di spesa. Ancora una volta si decidono questioni di grande rilievo per il sistema scolastico attraverso atti unilaterali». 

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 I sindacati annunciano che venerdì 6 maggio alle 15 si terrà un’assemblea sindacale unitaria delle Rsu, trasmessa su canali social e siti delle varie sigle: «L'apertura immediata delle trattative è solo uno degli obiettivi della mobilitazione che prende avvio con questa iniziativa». All’assemblea parteciperanno i segretari generali di Flc Cgil, Francesco Sinopoli, Cisl Scuola, Ivana Barbacci, Uil Scuola Rua, Pino Turi, Snals Confsal, Elvira Serafini, e il coordinatore nazionale della Gilda-Unams, Rino Di Meglio. 

Marcello Pacifico, presidente dell’Anief conferma lo sciopero generale per venerdì prossimo 6 maggio con manifestazioni di piazza. "In democrazia - ricorda Pacifico - ci sono tre strade per orientare la scelta del legislatore: la piazza, il ricorso e il voto. Venerdì scioperiamo e cerchiamo di portare avanti la prima. Noi riteniamo - dichiara  - che quella presa dal Governo sia una scelta sbagliata, insieme anche alla decisione di tagliare 12mila posti a seguito della decrescita del numero delle iscrizioni: a causa della denatalità è infatti previsto un crollo di studenti negli anni prossimi. Solo che piuttosto che cancellare le classi, bisognava andare a investire e sdoppiare quelle numerose" a partire dalle classi-pollaio di cui tutti si indignano ma rimangono sempre al loro posto.

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