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Cronaca

Sempre più reati contro i giornalisti: dalle minacce agli omicidi (e il 93% resta impunito)

A Siracusa il convengo oragizzato dall’associazione «Ossigeno per l’Informazione» su mandato dell’Unesco

Di Redazione

Nove assassini su dieci di giornalisti non vengono perseguiti. Un livello di impunità dell’87 per cento. Il dato è emerso stamane a Siracusa dove si è aperto l’incontro «Come fermare i reati contro i giornalisti» organizzato dall’associazione «Ossigeno per l’Informazione» su mandato dell’Unesco nell’aula magna del Siracusa international institute for criminal justice and human rights. E’ stato Tawfik Jelassi, assistente del direttore generale dell’Unesco a fornire alcuni numeri. «Ci sono stati 400 assassini di giornalisti negli ultimi due anni - ha detto Jelassi - e negli ultimi due giorni sono morti 3 giornalisti in Messico e nelle Filippine. I 139 professionisti uccisi in America Latina tra il 2011 e il 2020 avevano ricevuto minacce. Abbiamo bisogno di un’azione giudiziaria per mettere fine all’impunità, rischiamo di arrivare tardi. Bisogna garantire libertà espressione e diritto all’informazione».

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Il rappresentante Unesco ha annunciato che il prossimo anno ci sarà a Siracusa un corso di formazione per pubblici ministeri per dare strumenti per esaminare la problematica relativa ai reati contro i giornalisti.

 «I numeri forniti dall’Unesco sono allarmanti e scioccanti. Ed è ancora più grave non aver trovato i colpevoli. Proteggere il giornalismo significa proteggere la nostra società. E’ importante che i giornalisti lavorino in un ambiente sicuro per avere una società libera e sicura», ha detto il sindaco di Siracusa, Francesco Italia, ai lavori dell’incontro internazionale «Come fermare i reati contro i giornalisti» organizzato dall’associazione «Ossigeno per l’Informazione» su mandato dell’Unesco nell’aula magna del Siracusa international institute for criminal justice and human rights.

«L'impunità in Italia oscilla intorno al 93 per cento. Quali possono essere le contromisure da mettere in campo? Come possiamo passare dalla retorica della denuncia al linguaggio dei fatti? Ricordiamoci che non difendiamo solo i giornalisti, ma valori più alti» ha affermato  Alberto Spampinato, presidente dell’associazione Ossigeno per l'informazione, aggiungendo che «mettendo in campo le buone pratiche e le raccomandazioni si possono trovare le ricette con cui intervenire». 

L’obiettivo è passare dalla fase della protesta per le intimidazioni ai giornalisti e per l’impunità degli aggressori alla fase più matura della proposta, della discussione e dell’attuazione concreta delle possibili contromisure a livello legislativo, giudiziario, giornalistico ed editoriale. 

«Il percorso dell’Italia a tutela dell’informazione non è completo. Siamo in cerca di equilibrio per una garanzia della libertà morale del giornalista. Ma è certo che la minaccia di sanzioni civili e penali non può influire sulla libertà morale», ha detto dal canto suo  il procuratore generale della Corte di Cassazione, Giovanni Salvi, nel suo saluto ai lavori della tavola rotonda sui reati contro i giornalisti organizzata dall’associazione Ossigeno per l'informazione. 

Jean-François Thony, presidente del Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Right, che ospita i lavori, ha ricordato che «l'incontro ha avuto il conferimento della medaglia del presidente della Repubblica». 

«I giornalisti sono ossigeno per la democrazia - ha detto Guilherme Canela, capo della sezione per la libertà di espressione e la sicurezza dei giornalisti dell’Unesco a Parigi -. Senza il giornalista non possiamo proteggere la libertà d’espressione. E un riscontro arriva dai regimi autoritari che censurano sulla stampa e limitano il potere giudiziario. Dobbiamo porre fine a queste impunità. Dobbiamo pensare a come perseguire i reati contro i giornalisti e come proteggere il loro valore per uno stato di diritto»

Han Moral, segretario generale dello Iap (associazione Internazionale dei procuratori), collegato online, ha preannunciato la nascita di una piattaforma internazionale dove i magistrati potranno collaborare seguendo le linee guida elaborate per i pubblici ministeri nei procedimenti per i reati elaborate dall’Unesco. 

Secondo Sabin Ouellet, direttore generale S2G Management Groupe Conseil, «ci troviamo di fronte alla tragedia di uomini e donne che sono morti per difendere la ricerca delle verità». «I pm - osserva - devono avere una formazione specialistica, ma molti di noi non hanno una preparazione di questo genere. E' necessaria far partire un’analisi di contesto tra il crimine e l'attività della vittima per guidare meglio l’indagine. Di queste linee guida si parlerà nell’ambito di un corso di formazione pratico che avremo a Siracusa». 

«I giornalisti negli ultimi anni si sono trovati totalmente soli, esposti alle ritorsioni. La loro protezione deve avvenire su un duplice aspetto: la tutela fisica e il risarcimento del danno sul campo civilistico», ha detto invece Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. «Il giornalista a volte - ha spiegato il procuratore - non è tutelato dalla testata giornalistica. I temi come corruzioni e mafie forse non sono ritenuti significativi da alcuni editori che hanno evidentemente interessi diversi. E non voglio mettere in discussione la capacità etica degli editori, ma purtroppo alcuni temi non vengono trattati da tutti. Dobbiamo garantire i giornalisti - ha sottolineato de Raho - dalle azioni temerarie. I giornalisti sono chiamati in tante cause civili con risarcimenti dei danni stratosferici. E il giornalista così non può svolgere serenamente il proprio lavoro». 

Il procuratore nazionale ha avanzato anche alcune proposte: «Quali possono essere i modelli di garanzia? Quando viene chiesto il risarcimento - ha affermato - se la querela è temeraria, il soggetto che ha citato in giudizio il giornalista se ha torto dovrebbe essere condannato al doppio del risarcimento del danno richiesto. L’informazione oggi è il cardine della democrazia. E il giornalista deve poter svolgere in piena serenità i compiti che la democrazia gli affida. La stampa deve potere svolgere il proprio lavoro come pilastro della nostra democrazia». 
 

 

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