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Cronaca

Sicilia orientale, ecco perché l'emergenza maltempo non è ancora finita: come si muove il ciclone mediterraneo

Il meteorologo: «In 48 ore la metà delle precipitazioni di un anno. Dopo una breve tregua il vortice tornerà nella zona ionica» 

Di Gerardo Marrone

«In appena 48 ore abbiamo avuto nel nostro versante la metà delle precipitazioni di un anno. E purtroppo l’emergenza non sembra affatto terminata». Franco Colombo, tenente colonnello del Servizio meteorologico dell’Aereonautica militare, fotografa così l’immagine di questa settimana da “profondo rosso” sulle cartine regionali della Protezione civile. 

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Mezza Sicilia letteralmente nell’occhio del ciclone. Anzi, di un “uragano mediterraneo”. Cosa succede?

«Dal pomeriggio di domenica, lo Stretto di Sicilia è stato interessato da una vasta depressione mediterranea il cui centro d’azione si è spostato da Pantelleria a Malta, fino a stazionare proprio in queste ore a sud-est di Malta. Non si tratta di un vero e proprio Medicane, ovvero di un Mediterranean Hurricane, ma di un ciclone mediterraneo differente sia per estensione geografica che per fenomenologia associata». 

Quindi?

«La forte componente di venti sud-orientali prima, e decisamente orientali in queste ore, ha favorito il trasporto di ingenti quantità di vapore acqueo prelevato dallo Stretto di Sicilia e dallo Jonio, che si è trasformato in precipitazioni soprattutto lungo la fascia costiera orientale tra Catania e Messina, dove sia il massiccio dell’Etna che la catena peloritana fanno da blocco ai flussi orientali».

Facciamo parlare i dati.

«I dati fin qui registrati mostrano in tutta la loro drammaticità, l’eccezionalità dell’evento. Oltre 230 millimetri di pioggia nelle 24 ore sono stati registrati dalla stazione di Paternò del Sias e, se consideriamo le ultime 48 ore, i valori arrivano a 444 millimetri per la stazione di Linguaglossa e si fermano a 320 a Lentini. Tanto per capire meglio, la stazione di Lentini ha un accumulo annuo di circa 650 millimetri di pioggia».

Cosa dobbiamo aspettarci ancora? 

«Il vortice, che in queste ore staziona a sud-est di Malta, potrebbe da domani (oggi, ndr) assumere un moto retrogrado e muovere nuovamente verso le coste siciliane. Dopo una breve tregua attesa proprio per le prossime ore, da giovedì nuove precipitazioni interesseranno sempre la fascia costiera orientale e il Ragusano fino ad estendersi al centro Sicilia. Per avere nuovamente il bel tempo, dunque, dovremmo attendere almeno fino al weekend di Ognissanti».

Altre precipitazioni. Ma quanto intense?

«Saranno piogge con le stesse caratteristiche dei giorni appena passati e determineranno criticità lungo tutta la costa ionica. Su tutto il fenomeno pesa e peserà ancora l’elevata temperatura della superficie marina, i cui valori si aggirano attorno ai 19 gradi. Le precipitazioni sono prodotte dal contrasto tra i valori termici del mare e quelli dell’aria più fresca che gli scorre sopra».

Si parla sempre più spesso di “bombe d’acqua”. Ma cosa sono davvero?

«Altro non sono che nubifragi. Naturalmente il termine bomba esprime forse meglio il carattere di esplosività che questi fenomeni stanno assumendo nel corso di questi ultimi anni. Il fenomeno prodotto è la cosiddetta alluvione-lampo».

Un’estate bollente, adesso i nubifragi. Eventi collegati?

«Qui entriamo nel cuore del problema. Le temperature marine sono, infatti, il vero motore di questi fenomeni così violenti. I valori della superficie del mare, dovute anche all’estate torrida appena passata, e quelli medi dell’aria, anch’essi più alti a causa del riscaldamento globale in atto, sono gli ingredienti principali di questa intensa fase di maltempo. Questi eventi, peraltro, diventeranno sempre più frequenti negli anni a venire».

Bisogna prepararsi al peggio?

«Sì. Se non si arresterà l’attuale trend al riscaldamento, nel breve futuro potremmo assistere alla formazione di veri e propri uragani tropicali anche nel Mediterraneo».
 

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