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Cronaca

Sparatoria a Librino, il pentito Scuderi: «Ecco cosa accadde quella sera»

Per i legali degli imputati sarebbero emerse delle differenze rispetto alle ricostruzione di Michael Sanfilippo (imputato), anche lui nel programma di protezione

Di Laura Distefano

«Ci sono i bambini per strada, sparano...». I nastri dei centralini del numero unico per le emergenze 112 registrò diversi messaggi del genere la sera dell’8 agosto 2020. E dalle finestre dei palazzi di via Del Maggiolino e del civico 18 del viale Grimaldi molti residenti fecero dei filmati con i cellulari mentre i Cursoti Milanesi e i Cappello si fecero la guerra. Lasciando morti e feriti. Per gli omicidi di Enzo Scalia e Luciano D’Alessandro i “milanesi” stanno affrontando il processo davanti alla Corte d’Assise. E il dibattimento è a una fase cruciale. Nelle varie udienze, il pm Alessandro Sorrentino e l’aggiunto Ignazio Fonzo hanno esaminato una serie di testimoni, tra cui molti collaboratori di giustizia. Alcuni già conosciuti dalle indagini, come Martino Sanfilippo, e altri invece che decisero di “saltare il fosso” in un momento successivo. Alcuni pentiti finirono per ingrossare il numero di prove che fecero scattare il blitz Centauri che portò nel 2021 alla sbarra le due fazioni della drammatica sparatoria di Librino.

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Un carosello di scooter furono visti arrivare - ancor prima che calasse il sole quel pomeriggio d’agosto di tre anni fa - dalle telecamere della casa di Sanfilippo che immediatamente diede l’allarme. Non ci misero molto gli uomini dei Di Stefano a riconoscere le facce dei cappelloti. E non ci pensarono due volte ad armarsi. La raffica di pallottole cominciò già dalle prime curve. Nelle carte dell’inchiesta, ed è finito anche nei faldoni del processo, una ricostruzione in 3D permise di ben delineare i momenti di follia omicida. I Cappello - con Salvuccio Lombardo jr e Massimiliano Cappello - furono condannati in abbreviato, mentre il gruppo di Carmelo Di Stefano, capo (all’epoca) dei Cursoti Milanesi, finì rinviato a giudizio.

 

  

Nell’udienza di ieri è stato controesaminato Davide Agatino Scuderi (in veste di pentito-imputato) che ha scelto di diventare collaboratore di giustizia - come scritto da La Sicilia - solo pochi mesi fa. I difensori hanno posto diverse domande su alcuni punti del racconto delle varie fasi del conflitto armato offerto alcune settimane fa rispondendo alle domande dei pm. Per i legali degli imputati sarebbero emerse delle differenze rispetto alle ricostruzione di Michael  Sanfilippo (imputato), anche lui nel programma di protezione. Ma il teste ha mantenuto ferma la sua posizione rispetto alle sue risposte.   

In video-collegamento, anche ieri, Carmelo Di Stefano e Roberto Campisi hanno chiesto al presidente della Corte d’Assise di poter fare delle dichiarazioni spontanee. E anche questa volta, ma senza insulti, i due imputati hanno attaccato il collaboratore di giustizia appena esaminato accusandolo di aver detto “falsità”. Per i due milanesi Scuderi assieme ai Sanfilippo si sarebbe “sistemato” le dichiarazioni con il “copia e incolla” per poter uscire “indenne” da questo processo. I due imputati hanno cercato di mettere in discussione le parole dei collaboratori le cui rivelazioni sono già state utilizzate in altre indagini e procedimenti penali.  
     Nella prossima udienza, fissata per il 30 gennaio, è programmata l’audizione di  Campisi. Vedremo se si sottoporrà all’esame o si avvarrà della facoltà di non rispondere.   

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