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Cronaca

Truffa, soldi per lavorare in una falsa base militare nell'Agrigentino

Ingannati 160 disoccupati. Un'imprenditrice investe per inesistente bar e fallisce. I tre indagati hanno intascato 500mila euro

Di Redazione

Sono state concentrate fra Canicattì, Racalmuto, Palma di Montechiaro e San Cataldo, ma anche a Caltanissetta e Palermo, le truffe realizzate da tre indagati che, millantando il patrocinio con i vertici dello Stato su una imminente realizzazione di una grande base militare in località Punta Bianca di Agrigento, hanno promesso degli inesistenti posti di lavoro al ministero della Difesa in cambio di denaro. L’inchiesta Multilevel - coordinata dal procuratore capo Luigi Patronaggio - ha permesso d’accertare che i raggirati per la maggior parte erano disoccupati e che i tre indagati, con base a Canicattì, convincevano le vittime a pagare somme, a partire da 2.500 euro, per 'saltare' l’esame di assunzione nella base militare.

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È stata ritenuta significativa la storia di un’imprenditrice di Racalmuto (Ag), imbrogliata con la proposta di aprire un bar nella inesistente base militare: la donna, convinta di dover far fronte alle esigenze delle centinaia di soldati che avrebbero popolato Punta Bianca, ha pagato 5.000 euro per partecipare al progetto, ha costituito una nuova società, ha fatto ricorso al credito per ingrandire il proprio laboratorio ed infine, schiacciata tra la pandemia ed i debiti contratti, ha cessato ogni attività. I carabinieri di Canicattì, durante la perquisizione effettuata il 7 settembre dello scorso anno, hanno sequestrato le mappe della base mostrate alle vittime durante il reclutamento e i contratti, sottoscritti con la contestuale consegna dei tesserini recanti effigi false e la dicitura comando generale d’oneri, ma anche il libro mastro dei truffati con le quote corrisposte da ognuno di loro. 

I tre indagati per associazione a delinquere finalizzata alla truffa su inesistenti assunzioni in una falsa base militare da realizzare nell’Agrigentino sarebbero riusciti ad intascare, complessivamente, dalle vittime circa 500mila euro. E’ la stima dei carabinieri che hanno indagato sul caso, coordinati dal procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio e dal sostituto Giulia Sbocchia. Secondo la ricostruzione dell’accusa, per risultare convincenti i tre hanno indicato alle vittime il nome di un alto ufficiale militare di origini agrigentine, totalmente all’oscuro di tutto ed estraneo alla vicenda, come futuro comandante della fantomatica base di Punta Bianca.

L’inchiesta è stata avviata nel febbraio 2020 dopo le denunce di alcune delle vittime. Militari dell’Arma, anche con l’ascolto di l’intercettazioni degli indagati, hanno documentato come i tre «abbiano operato con un assetto organizzativo e logistico: avevano - secondo l'accusa - progetti edilizi, contratti, documenti e timbri falsi». I carabinieri hanno accertato anche che, nonostante si fosse diffusa la notizia sull'inchiesta, molti truffati abbiano voluto, ed ancora vogliono, continuare a credere al miraggio del posto di lavoro a tempo indeterminato nella inesistente costruenda base militare di Punta Bianca.
 


 

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