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Cronaca

Voto di scambio, si sgonfia "maxiprocesso": prosciolti alcuni politici

Una nutrita e variopinta rappresentanza della politica siciliana di ieri e di oggi coinvolta nel fascicolo “Caputo Salvatore + 86” a Termini Imerese 

Di Mario Barresi

Dall’ex governatore Totò Cuffaro all’assessore regionale Toto Cordaro, passando per i deputati regionali Mario Caputo e Alessandro Aricò, fino ai leghisti Alessandro Pagano e all’ex sindaco Francesco Giunta. Si sgonfia il “maxiprocesso” su corruzione elettorale e voto di scambio che nel fascicolo “Caputo Salvatore + 86” a Termini Imerese vedeva coinvolta una nutrita e variopinta rappresentanza della politica siciliana di ieri e di oggi.   

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Erano talmente in tanti - fra presunti compratori di voti, intermediari e beneficiari di “aiutini” per  posti di lavoro, trasferimenti di ufficio, accesso ai corsi di laurea a numero chiuso, affidamenti di servizi, raccomandazioni agli esami di maturità - che lo scorso marzo il tribunale dovette affittare il cineteatro Eden, un locale con una splendida vista sul golfo termitano,  per celebrare l’udienza preliminare in un posto che potesse contenere una tale mole di imputati e annessi avvocati. Ma, da ieri in poi, il processo potrà proseguire senza più assembramenti politici. Solo 18 degli 87 indagati per voto di scambio dalla Procura sono stati rinviati a giudizio dal gup Valeria Gioeli. Il dispositivo della sentenza sarà notificato questa mattina, ma dal tam-tam dei diretti interessati il quadro sembra già delineato.

Il primo a esultare è l’assessore regionale al Territorio e ambiente.  «Il fatto non sussiste: un giudice lo ha sancito in una sentenza che afferma giustizia. Ringrazio - afferma Cordaro - il presidente Musumeci per non avermi mai fatto mancare la sua fiducia e gli avvocati Franco Inzerillo e Dario Vecchio per aver sostenuto in maniera magistrale le mie ragioni. Il senso di questa storia? L’abbraccio ideale che dedico a tutti coloro che mi hanno voluto bene e che mi vogliono bene». A stretto giro di comunicato arriva anche l’esultanza dei Caputo. «Abbiamo sempre avuto fiducia nella Giustizia e nella Magistratura - dichiarano Salvino e Mario Caputo - Dopo una lunga attesa adesso è arrivata la sentenza di proscioglimento che ha definitivamente messo fine a questa vicenda che ha suscitato molto clamore mediatico». Nei confronti dei fratelli Caputo è caduta l’accusa di attentato ai diritti politici dei cittadini. Non avrebbero ingannato gli elettori facendo credere che il candidato in lizza non fosse Mario, ma il più famoso Salvino, che è stato rinviato a giudizio per una ipotesi di turbativa d’asta. Escono dal processo anche un deputato e un ex deputato della Lega: Pagano e Attaguile. Quest’ultimo, difeso dall’avvocato Antonio Fiumefreddo, si dice «soddisfatto dall’esito del processo, che ritenevo scontato, ma amareggiato dalle pesanti conseguenze sulla mia immagine a causa di questa inchiesta».

Cuffaro  (difeso dagli avvocati Marcello Montalbano, Ninni Reina e Claudio Livecchi) è stato prosciolto dall’ipotesi di corruzione elettorale in concorso con Filippo Maria Tripoli per aver promesso a un elettore l’assunzione nel gruppo dei Popolari e Autonomisti. Cadono le accuse anche a carico del capogruppo di DiventeràBellissima all’Ars, Aricò, a cui veniva contestato di di avere promesso in cambio dei voti un’assunzione in un centro clinico come tirocinante con un compenso di 500 euro mensili. Cadono quasi tutte le accuse per  l’ex sindaco Giunta, rinviato a giudizio solo per un capo di imputazione. Il proscioglimento arriva anche per l’avvocato Vito Patanella e  la preside Maria Bellavia (assistiti dagli avvocati Mario e Fabrizio Bellavista). Nove imputati hanno invece chiesto il rito abbreviato, una ventina la “messa in prova”. Nel corso dell’udienza preliminare sono però cadute alcune intercettazioni telefoniche, che erano il cuore dell’accusa. «La Corte di Cassazione e la Cedu - dice l’avvocato Salvino Caputo - hanno stabilito che non possono essere utilizzate le intercettazioni disposte in un’altra inchiesta. In questo caso le intercettazioni erano state richieste per l’inchiesta sui furbetti del cartellino. Il giudice le ha dichiarate inutilizzabili».
 

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