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Open Arms, quella richiesta di pena per Salvini che fa discutere. Lui: «Io non mollo mai»

Il giorno dopo, alla fine di una requisitoria di 7 ore, della richiesta dei Pm di Palermo di condannare l'ex ministro dell'Interno per il blocco dello sbarco di 147 migranti a Lampedusa

Redazione La Sicilia

15 Settembre 2024, 13:00

Open Arms, Matteo Salvini e i migranti soccorsi in mare

Open Arms, Matteo Salvini e i migranti soccorsi in mare

La richiesta di pena a sei anni di reclusione per il vicepremier Matteo Salvini da parte del pm.......nel processo Open Arms, fa discutere nel mondo della politica e in quello giudiziario. Il diretto interessato accusato di aver impedito, cinque anni fa, lo sbarco a Lampedusa di 147 migranti che si trovavano a bordo della nave spagnola, non manca di replicare. «Grazie a tutti per il sostegno. Arrendermi? Mai. Io non mollo».

Salvini ha "incassato" subito il sostegno di molti esponenti del suo partito, la Lega, e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, oltre che dall’altro vicepremier Antonio Tajani e del presidente del Senato Ignazio La Russa.

Dalla sponda opposta si fa sentire Nicola Fratoianni dell’Alleanza Verdi Sinistra che afferma: «Né festeggio per le richieste di condanna né urlo al processo politico perché sono abituato all’idea che ci si difenda nel processo e non dal processo. C'è una cosa però che mi pare importante: assodato che quella di Salvini contro la nave di Open Arms sia stata una scelta politica, non è che la politica può fare qualsiasi cosa, non è che un politico può impunemente violare le leggi. È questo il punto».

Sulla stessa riga il portavoce di Europa verde e deputato di Avs Angelo Bonelli: «È gravissima l’intromissione della Premier Meloni nel processo che vede imputato Salvini, il quale afferma di aver difeso i confini nazionali. Tuttavia, ciò che ha bloccato non era una nave militare straniera, ma un’imbarcazione con 147 persone a bordo, la maggior parte donne e bambini, che stavano naufragando. Lo ha fatto per calcolo elettorale».

Dal mondo giudiziario si registra la nota, a sostegno dei colleghi impegnati nel processo, dell'Associazione nazionale magistrati di Palermo: «Sono state rivolte nei confronti di rappresentanti dello Stato nella pubblica accusa insinuazioni di uso politico della giustizia e reazioni scomposte, anche da parte di esponenti politici e di governo. Sono dichiarazioni gravi, non consone alle funzioni esercitate, in aperta violazione del principio di separazione dei poteri, indifferenti alle regole che disciplinano il processo, che minano la fiducia nelle istituzioni democratiche e che costituiscono indebite forme di pressione sui magistrati giudicanti».

Il sostituto procuratore Geri Ferrara, assieme alla collega Giorgia Righi, ieri aveva affermato che non si tratta di «un processo politico» perché «è pacifico che qui di atto politico non c'è nulla": sono stati valutati «atti amministrativi come il ritardo o la negazione» del porto assegnato per sbarcare. «L'elemento chiave», per l’accusa, «è stato quando Salvini ha assunto il ruolo di ministro» e «ha spostato le decisioni sulla gestione degli sbarchi e del rilascio dei pos dal Dipartimento libertà civili e immigrazione al suo ufficio di gabinetto».