Processi a politici e imprenditori, ma anche a boss e killer: ecco chi andrà alla sbarra a Catania nel 2023

Di Laura Distefano / 03 Gennaio 2023

Si respira aria di quiete tra i corridoi del Palazzo di piazza Verga. Nelle aule ci sono le “rituali” udienze di convalida e le direttissime, ma per il resto i ritmi sembrano lenti rispetto alla normale andatura. In realtà è tutta apparenza, perché chiusi nei propri uffici tra il primo e il secondo piano sostituti procuratori e aggiunti stanno approfittando della piccola pausa natalizia per chiudere inchieste e firmare richieste di rinvio a giudizio. 

Saranno dodici mesi caldissimi dal punto di vista giudiziario. Se sarà confermata la nomina di Nicolò Marino come aggiunto a Caltanissetta, alle falde dell’Etna arriverà anche il processo a carico dell’ex paladino antimafia Antonello Montante.  Ma anche senza questo procedimento ci sarà molto da raccontare.  In programma  diverse sentenze: tra primo grado, appello e definitive. 

Uno degli appuntamenti più attesi di questo 2023 (giudiziario) si terrà fuori dai confini siciliani. A Roma il 7 marzo ci sarà l’udienza alla Corte di Cassazione del processo per concorso esterno alla mafia a carico dell’ex governatore siciliano e leader autonomista Raffaele Lombardo. È la seconda volta che questo caso giudiziario approda a piazza Cavour. Un anno fa – esattamente il 7 gennaio 2022 – la Corte d’Appello etnea ha assolto l’ex presidente della Regione da tutte le accuse (anche per corruzione elettorale). Lombardo, qualcuno dice per scaramanzia, non era presente alla lettura del verdetto. La notizia l’ha appresa da un messaggino inviatogli al cellulare mentre assisteva al funerale di un caro amico. Quella sentenza la procura generale l’ha impugnata con un articolato ricorso firmato dalle magistrate Agata Santonocito e Sabrina Gambino. L’udienza della Cassazione potrebbe essere l’ultima tappa giudiziaria di una vicenda scoppiata con un articolo de La Repubblica del 2010. Ma potrebbe anche esserci un annullamento con rinvio che riporterebbe i faldoni al secondo piano del tribunale etneo per un appello ter. Non resta che aspettare. 

Restando in tema di concorso esterno prima dell’estate è attesa la sentenza – questa volta però è di primo grado – del processo a carico dell’editore Mario Ciancio Sanfilippo che si celebra davanti alla prima sezione penale, presieduta dal giudice Roberto Passalacqua.  Poco prima di Natale si è svolta l’udienza che ha chiuso la fase istruttoria durata diversi anni con la sfilata di decine e decine di testi che hanno raccontato – al di là del dibattimento – un pezzo  della storia della città. I pm Antonio Fanara – da poco insediatosi alla procura nazionale antimafia ma applicato in questo procedimento –  e Agata Santonocito hanno chiesto due udienze (fissate per fine febbraio e inizio marzo) per la requisitoria. A quel punto – dopo le discussioni dei legali della famiglia Montana e dell’Ordine dei giornalisti costituiti parte civile – sarà il turno del collegio difensivo (avvocati Carmelo Peluso e Francesco Colotti) dell’imputato per le arringhe. E facendo un po’ i conti, i giudici potrebbero entrare in camera di consiglio per arrivare a una decisione la prossima primavera.

Altri due processi  che hanno i fari puntati sono quelli a carico dell’attuale vice presidente della Regione Siciliana Luca Sammartino. Il leghista catanese è accusato di corruzione elettorale. Entrambi i procedimenti – uno frutto dell’inchiesta della Digos e un altro figlio di un filone investigativo dell’operazione Report  della Guardia di Finanza – sono, a causa di vari rinvii  e difetti di notifica, appena cominciati. Sicuramente non è questo l’anno in cui si potrà arrivare a una conclusione del primo grado. E per uno dei due procedimenti  si paventa anche il rischio prescrizione.

Non è solo un rischio la prescrizione per molti dei capi d’imputazione nel processo sul caso giudiziario  – ormai quasi dimenticato – riguardante l’appalto milionario del Cara di Mineo. Tra gli imputati “eccellenti”  il  deputato nazionale ed ex sottosegretario delle Politiche Agricole Giuseppe Castiglione.

Restando in tema di politici catanesi dobbiamo spostarci a Palermo: è attesa tra qualche mese la sentenza d’appello sulle spese pazze all’Ars che vede coinvolto anche  l’ex sindaco di Catania (e neo eletto senatore di Fratelli d’Italia) Salvo Pogliese. La pg ha chiesto la conferma della  condanna in primo grado, che ha portato all’applicazione della legge Severino con effetto la sospensione dalla  poltrona di primo cittadino.  

Torniamo a piazza Verga a Catania.  Anzi a Bicocca. È qui infatti che si sta svolgendo – vista la mole di imputati – il processo Università Bandita. Dal 9 gennaio partirà il dibattimento sui presunti bandi cuciti su misura da parte degli ex vertici dell’Ateneo catanese. Tra gli imputati gli ex rettori Francesco Basile  e Giacomo Pignataro, ma anche l’ex procuratore Vincenzo D’Agata e il già sindaco Enzo Bianco. L’ex senatore, che già ha annunciato l’intenzione di scendere in campo per le prossime comunali, sta affrontando (assieme agli assessori della sua giunta) anche la fase istruttoria del procedimento sul default a Palazzo degli Elefanti. Su questo filone c’è parallelamente un procedimento davanti alla sezione d’appello della Corte dei Conti. 

Chiude la sfilza di politici l’ex deputato regionale Marco Forzese, che dovrebbe ascoltare la lettura del dispositivo del processo di primo grado scaturito dall’inchiesta Black Job sulla corruzione all’Ispettorato del Lavoro (imputato anche il direttore Tito Amich)  entro i prossimi dodici mesi. 

E potrebbe arrivare tra qualche udienza il giro di boa – con la requisitoria del pm Marco Bisogni – il processo Mazzetta Sicula sulla gestione dei rifiuti nelle discariche e negli impianti della famiglia Leonardi. Nel corso dell’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza, gli investigatori grazie alle intercettazioni hanno trovato sepolti e messi in dei bidoni neri soldi in contanti per quasi un milione di euro. Antonello Leonardi, il patron della discarica più grande del Mezzogiorno e imputato, durante l’esame in aula ha raccontato che quel denaro sarebbe stato una sorta di “riserva” in caso di anni difficili, come “una guerra”.

Ma non  sono solo i “colletti bianchi” i protagonisti di questo “anno giudiziario” (da non confondere con la cerimonia d’apertura che si svolge sempre l’ultimo sabato di gennaio).

Sono tanti i processi ai boss  della mafia catanese: impossibili citarli tutti. In Cassazione è attesa la fissazione di due importanti procedimenti contro le  famiglie catanesi di Cosa nostra. Partiamo dall’inchiesta Chaos che nel 2017 portò dietro le sbarre i vertici dei Santapaola-Ercolano e dei Mazzei. E poi c’è l’operazione Ippocampo che riguarda nello specifico i “carcagnusi”. Se la Suprema Corte dovesse confermare il verdetto della Corte d’Appello significherebbe apertura delle porte del carcere per diversi boss oggi a piede libero. Ci sarebbe un effetto non indifferente negli assetti dell’attuale geografia mafiosa.

A tal proposito, mentre i Santapaola stanno ancora cercando di trovare il nuovo rappresentante provinciale, il rampollo dei Ferrera, Ciccio Napoli, arrestato nel blitz Sangue Blu lo scorso settembre, ha già affrontato l’udienza preliminare. Sarà invece a metà gennaio quella inerente gli imputati coinvolti nell’indagine dei Ros Agorà che oltre a disarcionare  il coordinamento catanese della cosca, ha colpito i pezzi da novanta del clan Nardo di Lentini e della famiglia La Rocca di Caltagirone.

Ma ci sono anche i processi contro i Cappello in calendario. L’inchiesta Camaleonte del 2020 sulle tre anime del clan  è già arrivata in appello, mentre si attendono le motivazioni della sentenza di primo grado Minecraft che riguarda i gruppi di Massimiliano Cappello, fratello del capomafia Turi (imputato nel dibattimento Penelope), e di Salvuccio Lombardo jr, figlio del boss ‘u ciuraru.  La giovane leva criminale è stata anche condannata recentemente (assieme ad altri esponenti dei Cappello) al termine dell’udienza preliminare scaturita dall’inchiesta dei carabinieri Centauri, che ha permesso di individuare i partecipanti alla sparatoria dell’8 agosto 2020 a Librino in cui morirono Luciano D’Alessandro e Vincenzo Scalia. L’altro schieramento armato era composto dai Cursoti Milanesi, guidati da Carmelo Di Stefano (ultimamente finito nel blitz Zeus), che stanno affrontando il processo ordinario davanti alla Corte d’Assise. 

Procedono a ritmo serratissimo le udienze sull’omicidio di Enzo Timonieri, ammazzato nel 2021 per una sorta di “epurazione interna” al gruppo santapaoliano dei Nizza. Un caso di lupara bianca come non se ne vedeva da tempo. 

Ma la Corte d’Assise di Catania è anche impegnata in processi che riguardano diversi femminicidi, alcuni anche datati nel tempo. Tra qualche mese arriverà il verdetto sul caso di Simona Floridia, scomparsa da Caltagirone oltre 30 anni fa.  Ed è un processo senza cadavere anche quello del giallo di Acireale riguardante la giovane invalida Agata Scuto, di cui si sono perse le tracce nel 2012. L’ex compagno della madre della vittima è accusato di omicidio. Sono state già affrontate le questioni preliminari del procedimento del delitto di Ada Rotini, ammazzata dall’ex marito a Bronte due anni fa. 
È solo questione di tempo l’apertura del processo a carico di Martina Patti, la mamma rea confessa che ha ucciso e poi seppellito inscenando un rapimento la figlia Elena Del Pozzo. Già a febbraio potrebbe arrivare il giudizio immediato per la donna, che dalla scorsa estate è detenuta. Si attende solo  il deposito di un accertamento irripetibile. Questo sarà il processo che sicuramente porterà Catania al centro del racconto giudiziario. 

Pubblicato da:
Alfredo Zermo
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