Processo "12 Apostoli", la difesa chiede l'assoluzione del "santone"
Gli abusi si sarebbero consumati all’interno dell’Associazione Acca di Aci Bonaccorsi che era presieduta da Pietro Capuana
L’ultimo round prima del verdetto. Di primo grado, naturalmente. Ieri è stato il giorno delle arringhe difensive degli avvocati Mario Brancato e Giuseppe Grasso, rispettivamente difensori di Pietro Capuana e Rosaria Giuffrida, accusati di violenza sessuale nei confronti di minorenni.
Gli abusi si sarebbero consumati - come emerso dall’inchiesta “12 apostoli” - all’interno dell’Associazione Acca di Aci Bonaccorsi. L’udienza si è aperta con le dichiarazioni spontanee delle imputate, che hanno ribadito la loro innocenza. I difensori, chiedendo al Tribunale una sentenza di assoluzione per entrambi, hanno sollevato «l’inutilizzabilità di almeno sette dichiarazioni di ragazze che durante l’incidente probatorio erano state accusate o si erano autoaccusate di aver commesso un reato e questo avrebbe generato generato l’ipotesi di una compartecipazione con gli altri coimputati. Per i legali quindi gli interrogatori andavano interrotti e dovevano essere emessi degli avvisi. Questo quadro, per la difesa, renderebbe le dichiarazioni inutilizzabili. Grasso, per Giuffrida, ha eccepito la non configurabilità del reato, in quanto già la Cassazione aveva annullato l’ordinanza dicendo che non si può contestare la violenza sessuale per il terzo non presente sui luoghi dei fatti. Brancato poi ha parlato di inattendibilità delle dichiaranti (vittime) per il contrasto con altri testi.