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Maxi confisca della Dia di Catania agli eredi di Vincenzo Guglielmino, «volto imprenditoriale» del clan Cappello

Secondo le indagini l'uomo era riuscito a costruire un impero economico grazie all'appoggio della famiglia mafiosa

Redazione La Sicilia

16 Giugno 2023, 08:13

confisca Vincenzo Guglielmino

Vincenzo Guglielmino (nel riquadro nella foto in alto), titolare di due imprese operanti nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani, deceduto nel dicembre 2018, era ritenuto dagli inquirenti il volto imprenditoriale del clan Cappello, col cui appoggio era riuscito a costruire il suo impero economico.

Dopo il suo decesso, dell’attività imprenditoriale si sono occupati i suoi eredi. E ieri la Direzione investigativa antimafia di Catania ha eseguito un decreto di confisca di beni per 18 milioni di euro. Le due aziende confiscate (la E.F. Servizi Ecologici srl e la G.V. Servizi Ambientali srl), adesso sono amministrate dal Tribunale, tramite un amministratore giudiziario appositamente nominato. Passano allo Stato anche unità immobiliari, un autoveicolo e rapporti bancari e finanziari.

I blitz

L’imprenditore, nel 2017 era stato arrestato nell’ambito dell’operazione di polizia denominata «Piazza Pulita», coordinata dalla Dda di Catania perché ritenuto responsabile dei reati di tentata estorsione aggravata e danneggiamento aggravati dal metodo e dalle modalità mafiose (clan Trigila), commessi nei confronti di una società che gestiva il servizio di raccolta rifiuti a Noto (Siracusa).

Nel 2018 è stato arrestato dalla Dia di Catania in esecuzione di un provvedimento applicativo di misura cautelare nell’ambito dell’operazione «Gorgoni», anch’essa coordinata dalla Dda etnea, poiché ritenuto responsabile di aver preso parte all’associazione mafiosa, per concorso in corruzione e in turbativa d’asta ed intestazione fittizia di beni, reati tutti aggravati per averli commessi con il metodo e le modalità mafiose (clan Cappello).

L'impero economico

Il Gip lo aveva definito «il volto imprenditoriale» del clan Cappello, dando conferma sulle capacità della mafia di servirsi di affidabili e insospettabili imprenditori per il raggiungimento dei propri illeciti obiettivi. L’imprenditore catanese era riuscito a costruire e sviluppare il suo impero economico convivendo attivamente proprio con il clan con il quale era nato un rapporto di reciproco vantaggio.

Da una parte l'imprenditore riceveva «protezione» riuscendo, altresì, ad ottenere l’affidamento di importanti appalti pubblici, dall’altra la consorteria criminale veniva sostenuta economicamente. Per l’autorità giudiziaria emergeva che l'imprenditore «fosse progressivamente assurto al rango di esponente di spicco del clan «Cappello» proprio per il suo ruolo e nell’esercizio della sua attività di imprenditore attivo nel settore della raccolta e gestione dei rifiuti».

Le indagini patrimoniali

Il provvedimento trae origine da indagini patrimoniali condotte dal Centro operativo Dia di Catania finalizzate alla localizzazione di capitali illeciti, che hanno permesso di accertare la sproporzione tra i redditi dichiarati e l’imponente patrimonio nella disponibilità del Guglielmino, fittiziamente trasferito ai suoi familiari molto prima del suo decesso, proprio per eludere la possibilità di applicazione delle misure di prevenzione a suo carico.