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Regione, si apre pure il fronte delle “promozioni facili” nei Consorzi di Bonifica

Agricoltura. In 15 diventano dirigenti «ma senza copertura finanziaria» La relazione degli “007” dimenticata. L’assessore Sammartino: «Revoca e recupero delle somme illegittime corrisposte». Ma gli enti “resistono”

Di Mario Barresi |

Nel tormentato passaggio di consegne (che, di fatto, non c’è stato mai) fra i governi regionali di centrodestra, non ci sono soltanto le perplessità sulle spese dell’assessorato al Turismo. Dai cassetti del recente passato spunta un nuovo fronte: le promozioni “allegre” del personale dei Consorzi di Bonifica. In tutto 15 dipendenti, con una media di 800-1.000 euro netti in più a testa al mese in busta paga. 

Ma questo, a Palazzo d’Orléans, non è certo un fulmine a ciel sereno. Anche perché risale a marzo 2021, dopo un esposto dell’Associazione dirigenti della Regione Siciliana, l’istituzione di un “collegio ispettivo” da parte dell’allora assessore all’Economia, Gaetano Armao, che coinvolge nella struttura anche il dipartimento Sviluppo rurale. L’oggetto del lavoro degli “007” regionali è inequivocabile: «Le promozioni in massa nei Consorzi di Bonifica di funzionari direttivi a dirigenti senza la relativa copertura finanziaria». Per tracciare il punto di partenza della procedura non ci vuole certo James Bond: le promozioni scaturiscono dalla «Cabina di Regia istituita presso l’Assessorato Agricoltura» nel 2019 e da una nota del dirigente del dipartimento Sviluppo rurale del 25 novembre dello stesso anno per «la risoluzione in via transattiva dei contenziosi con il personale».

La scoperta del collegio è che ci sono 19 delibere di quasi tutti i Consorzi siciliani (Trapani, Palermo, Agrigento, Gela, Enna, Caltagirone, Ragusa, Catania) in cui, con una specie di formula-fotocopia, «viene asserito che non vi è necessità del parere di regolarità tecnico-contabile». Peccato che gli ispettori della Regione non la pensino così. Punto primo: «Il costo delle promozioni dirigenziali è sicuramente non sostenibile e «sorgono notevoli perplessità sulla legittimità delle citate delibere». Punto secondo: «Le transazioni sono state avviate e definite in massima parte in previsione di liti, in assenza di specifici precedenti giudiziari sfavorevoli». Nota a margine: «Si ritiene che i fatti e le circostanze sopra riportate possano integrare estremi di danno erariale». Più chiaro di così non si può.

Il verbale conclusivo viene consegnato il 13 luglio scorso. A stretto giro di posta i vertici del governo regionale mettono nero su bianco le loro perplessità. Nello Musumeci evidenzia «le numerose irregolarità che ove accertate condurrebbero inevitabilmente a responsabilità dei soggetti agenti». L’assessore Armao sottolinea tre punti deboli. Il primo: le delibere «sono state assunte dagli enti in argomento nei mesi di novembre e dicembre 2020 in assenza del Collegio dei revisori perché ormai scaduti da tempo». Il secondo: le promozioni «potrebbero incidere notevolmente sui trasferimenti regionali in un momento in cui la situazione finanziaria della Regione Siciliana impone una riduzione della spesa corrente». Il terzo: non si può caricare sui bilanci dei Consorzi «l’incremento degli oneri invero illegittimi così generati in quanto gli agricoltori che usufruiscono dei servizi erogati hanno visto negli ultimi anni uno scadimento dei servizi».

La partita sembra chiusa. La relazione degli ispettori arriva a conoscenza del dipartimento Agricoltura (che dal 16 giungo ha assunto la vigilanza sugli enti) il 9 agosto. In piena estate. Ma soprattutto in piena campagna elettorale. E il caso delle raffica di promozioni nei Consorzi viene dimenticato. Renato Schifani vince le elezioni, la giunta – con la lentezza dovuta alla nuova legge – s’insedia il 15 novembre. Intanto, i “promossi” dei Consorzi restano al loro posto. Maturando quasi un anno di stipendio da dirigenti. Finché arriva l’input del nuovo assessore Luca Sammartino. Il 3 gennaio scorso il dipartimento Agricoltura scrive agli enti vigilati e precisa che «sono tenuti» alla «revoca delle delibere di promozione illegittime con effetti ex tunc» con «il recupero delle somme illegittimamente corrisposte».

Ma non finisce qui. Perché la burocrazia è un mostro che non si arrende mai. I vertici dei Consorzi si ribellano allo stop dell’assessore. Una «imposizione» che «suscita non poche perplessità, non soltanto in relazione alla legittimità e all’attuabilità di tale richiesta», ma anche per «le gravissime implicazioni» sull’attività e sui bilancio, scrivono Francesco Nicodemo e Giuseppe Barbagallo, rispettivamente commissario e direttore generale del Consorzio della Sicilia Orientale. Mentre Antonio Garofalo (Sicilia Occidentale) invoca «una precisa disposizione assessoriale» per arrendersi alla volontà di Sammartino. Che,. nel frattempo, s’è avvalso dello spoils system, nominando i due nuovi commissari: Baldo Giarraputo (nell’ente in Sicilia Occidentale) e Giuseppe Spartà (Sicilia Orientale). Potrebbe essere il finale di questa storia. Ma non è ancora detto che lo sia. Twitter: @MarioBarresiCOPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA