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Sì del Tribunale al ricorso: ora le gemelline ucraine hanno il curatore speciale

Prima sentenza contro il ritorno degli orfani negli internat. Il giudice riconosce il conflitto d’interesse con la tutrice

Franca Antoci

26 Settembre 2023, 10:45

ucraini

Bimbi generico

Il Tribunale ha nominato il curatore speciale delle gemelline ucraine «affinché rappresenti le minori dinanzi alle autorità competenti (amministrative e giudiziarie) nella procedura di rientro in Ucraina, nei termini di cui in parte motiva, e per esprimere consensi o autorizzazioni a trattamenti o interventi necessari a tutela della loro salute. Si comunichi al curatore speciale, alle parti e al Consolato generale d’Ucraina in Napoli ex art. 50 della Convenzione consolare».

A casa di Giuseppe e Anna (i nomi sono di fantasia), genitori di un minore, a Catania, anzi di tre dal 27 maggio del 2022 quando arrivano due gemelline affidate dal Tribunale per i minorenni: vengono da un orfanotrofio ucraino e chiedono rifugio dalla guerra. In questi lunghi mesi le piccole hanno conosciuto il calore di una famiglia e gli odori di una casa, il conforto di una carezza e a mangiare con calma perché nessuno porterà via loro il cibo. Ma soprattutto hanno ricevuto, continuano e continueranno a ricevere le cure dei medici del Canizzaro di Catania e del Gaslini di Genova per le gravi patologie di cui soffrono entrambe. «Le abbiamo viste cambia re giorno dopo giorno - dicono Giuseppe e Anna - aprirsi al sorriso, acquisire sicurezza, accettare l'affetto che non chiede nulla in cambio e affidarsi alle nostre cure. Nonostante le patologie che le affliggono, sono serene».

Il 25 luglio scorso però la tutrice ucraina Yuliya Dynnichenko bussa a quella porta e comunica che deve riportare le bimbe in un orfanotrofio, forse in Transcarpazia, come governo chiede. «Noi non vogliamo trattenere le bimbe - affermano Giuseppe e Anna - ma ce le hanno affidate e noi le abbiamo curate. Con amore. Abbiamo solo chiesto di sapere perché e se dove andavano avrebbero ricevuto stesso amore e cure. E non abbiamo ricevuto risposte: ci è stato detto che non ne abbiamo diritto. Noi faremo comunque il possibile per tutelarle». Si affidano allora agli avvocati Ilaria Spoto Puleo e Luca Pedullà che si associano alla richiesta d’ufficio della Procura volta a ottenere la nomina di un curatore speciale. E ieri il giudice Viviana Di Gesu ha accolto il ricorso dimostrando di avere appurato, con approfondimenti documentali e motivazioni articolate, non solo la sussistenza di un conflitto di interessi tra tutore e minori, ma anche l’insussistenza delle ragioni della controparte: «Nel determinare se il ritorno in Ucraina di una bambina o di un bambino sia volontario e nel suo superiore interesse, possono esserci situazioni in cui le opinioni, i diritti e i desideri della/del minore, dei suoi genitori e/o del suo tutore legale divergono. Per esempio, il tutore legale della/del minore potrebbe desiderarne il rientro in Ucraina (e avere lei stessa o lui stesso intenzione di rimpatriare), mentre la/il minore potrebbe desiderare di rimanere nel Paese di asilo. In tali situazioni, la/il minore avrà diritto a una rappresentanza legale adeguata affinché il suo superiore interesse possa essere formalmente valutato per garantire che le sue opinioni, i suoi diritti e i suoi desideri siano rappresentati durante qualsiasi procedimento amministrativo o giudiziario, nell’ambito delle garanzie procedurali di cui sopra».

La tutrice Yuliya Dynnichenko sostiene che le gemelline «sono minori straniere trasferite in Italia non perché provenienti da zone guerra, ma per liberare l'orfanotrofio e dar posto ai minori del Donbass e delle zone evacuate ove insisteva l'attacco bellico». Spiegazione che rivoluzionerebbe il senso stesso della Risoluzione firmata da Italia e Ucraina. Più semplice sarebbe stato portare in Italia i piccoli del Donbass piuttosto che sradicare dai loro alloggi gli orfani. Il giudice non le crede. E nemmeno i mass media che seppur travolti da «una narrazione che colpisce il cuore, i sentimenti e l'animo di ogni essere umano» come scrive la signora Dynnichenko, talvolta fanno cronaca.