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UniCt: 300 tra docenti, ricercatori e ricercatrici firmano una lettera aperta per Gaza. «L'ateneo prenda una posizione»

La missiva è indirizzata al rettore eletto, al senato accademico e al consiglio di amministrazione. Si chiede una condanna del genocidio del popolo gazawi

07 Settembre 2025, 18:27

università

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Oltre 300 tra docenti, ricercatori, ricercatrici e personale tecnico-amministrativo dell’Università di Catania hanno sottoscritto in pochi giorni la lettera aperta indirizzata al Rettore eletto Enrico Foti, al Senato accademico e al Consiglio di amministrazione, chiedendo all’Ateneo di prendere una posizione chiara e risoluta di sostegno del popolo palestinese e di condanna del genocidio in corso a Gaza.

Il documento denuncia le violazioni sistematiche dei diritti umani e del diritto internazionale, l’intenzionale distruzione dei beni culturali e  delle infrastrutture civili,  compresi gli edifici scolastici e gli ospedali, l’uso della fame come arma di guerra, l’uccisione di giornalisti e giornaliste e il perseguimento consapevole della strategia di “scolasticidio”  pianificata dal governo israeliano. La lettera non vuole essere un atto meramente simbolico, ma produrre un effetto concreto nelle politiche universitarie di Unict, «perché il silenzio e l’inazione non sono più opzioni percorribili davanti alla morte di oltre 60mila palestinesi, di cui più di 20mila bambine e bambini, alla carestia indotta, allo sgombero coatto della popolazione, alla devastazione totale del territorio  da parte dell’esercito israeliano».

I firmatari e le firmatarie si rivolgono alla comunità universitaria, al Senato e al Consiglio di Amministrazione affinché rompano gli indugi e uniscano la loro voce a quelle dei molti altri atenei italiani che si sono già espressi con fermezza sulla questione, approvando una mozione in cui si esprima una condanna netta e inequivocabile delle azioni del governo e dell’esercito israeliano; si stabilisca l’interruzione di accordi presenti o futuri con università e aziende israeliane coinvolte nei territori occupati e nella macchina bellica israeliana; si decreti la sospensione degli accordi con le aziende italiane ed estere che producono dichiaratamente tecnologie belliche o comunque suscettibili di dual use, e che rendono così possibile il massacro dei gazawi; si decida il sostegno e l’ampliamento delle borse di studio per studenti e studentesse palestinesi; e infine si istituiscano forme collettive di ricordo delle vittime civili, per rendere giustizia alla memoria dei morti e restituirgli la dignità del lutto.

«Il momento di agire è questo. Se tacciamo, se non interveniamo, se lasciamo che questioni di opportunità politica abbiano la meglio sul senso di giustizia, ne dovremo rispondere davanti alle nostre coscienze e alle generazioni future», affermano i promotori del Diga, Osservatorio permanente per le diseguaglianze, informazione, guerra e ambiente dell’Università di Catania. «L’Università è un’istituzione vocata alla ricerca del sapere e soprattutto alla formazione delle giovani generazioni, e come tale non può  restare in silenzio senza vedere snaturarsi la sua ragion stessa di esistere come universitas».

La lettera resta aperta a nuove sottoscrizioni ed è disponibile cliccando su questo link.