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Voto di scambio a Palermo, candidato Fi, costruttore e collaboratore davanti al Gip

I tre furono intercettati il 10 maggio scorso, durante un incontro al comitato elettorale di Pietro Polizzi, grazie ad un Trojan piazzato nel cellulare di Sansone, mentre discutevano del sostegno della famiglia Sansone, storica alleata del boss Totò Rina, alla candidatura di Polizzi

Di Redazione |

Sono in corso, davanti al gip di Palermo, gli interrogatori di garanzia del costruttore mafioso Agostino Sansone, del suo collaboratore Manlio Porretti e dell’aspirante candidato al consiglio comunale di Palermo per Forza Italia Pietro Polizzi, arrestati ieri con l’accusa di scambio elettorale politico mafioso. 

Intercettati il 10 maggio scorso, durante un incontro al comitato elettorale di Polizzi, grazie ad un Trojan piazzato nel cellulare di Sansone, i tre discutevano del sostegno della famiglia Sansone, storica alleata del boss Totò Rina, alla candidatura di Polizzi. «Se sono potente io, siete potenti anche voi», diceva, non sapendo di essere registrato, l’aspirante consigliere, già eletto nel 2012 alla provincia nelle liste dell’Udc. Una frase che, secondo gli inquirenti, non lascerebbe spazio a dubbi, seguita dall’impegno di Sansone al sostegno della candidatura.

I tre hanno risposto al Gip; nessuno di loro dunque, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Secondo la Procura di Palermo, che ha chiesto e ottenuto la misura cautelare in meno di un mese, i tre avrebbero pattuito l'appoggio elettorale della famiglia Sansone, storici alleati del boss Totò Rina, in favore di Polizzi, in vista delle elezioni di domenica prossima. Il candidato, in cambio, avrebbe assicurato di essere a disposizione.

I tre hanno negato l’esistenza del patto elettorale illecito e hanno sostenuto che la trascrizione dell’intercettazione che li ha fatti finire in carcere non sia del tutto fedele al contenuto della conversazione; hanno detto di conoscersi da anni ribadendo che quel «se sono potente io, siete potenti anche voi» era solo un modo per millantare potere. Si sono difesi così i tre arrestati. Sansone ha a lungo parlato dei problemi di salute che lo affliggono e entrambi hanno detto di conoscersi e frequentarsi da molto tempo. Davanti alla contestazione della frase «"se sono potente io, siete potenti anche voi», pronunciata da Polizzi, e ritenuta dai pm, coordinati da Paolo Guido, l’elemento chiave del patto politico-mafioso stretto col costruttore storico alleato del boss Totò Riina, l’indagato ha detto: «è il mio modo di parlare», facendo intendere che dietro l’espressione c'era il tentativo di farsi bello con Sansone. Di diverso avviso procura e gip che l’hanno ritenuta fondamentale per la contestazione del reato di scambio elettorale tanto da intervenire tempestivamente con la misura cautelare prima delle elezioni di domenica prossima nel timore che «il diritto-dovere di voto fosse trasfigurato in merce di scambio assoggettata al condizionamento e all’intimidazione del potere mafioso». (ANSA).   COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA


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